DIARIO USA/ Caso Ferguson, dopo i neri Obama mette nei “guai” gli ispanici?

- Augusto Lodolini

Una nuova sparatoria a Ferguson, Missouri, dove l’agosto scorso un poliziotto bianco uccise un nero disarmato. Questa volta, però, sono rimasti feriti due poliziotti. AUGUSTO LODOLINI

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Usa, proteste a Ferguson (Infophoto)

Ancora sparatorie a Ferguson, Missouri, ma questa volta le vittime sono due poliziotti, per fortuna solo feriti. Ieri, mentre era in corso una manifestazione davanti alla centrale della polizia, da fuori della folla dei manifestanti sono stati esplosi colpi, apparentemente di pistola, che hanno ferito in modo serio due poliziotti del servizio d’ordine.

Come detto, i colpi non sembra siano venuti dai manifestanti, ma ciò non rende meno confusa la grave situazione creata dall’uccisione, lo scorso agosto, di un diciottenne nero disarmato, Michael Brown, da parte di un poliziotto bianco, Darren Wilson. Da allora si sono ripetute manifestazioni di protesta, soprattutto della comunità nera, a volte sfociate in veri disordini.

Purtroppo, uccisioni di afroamericani disarmati si sono ripetute in altre città e ciò ha rimesso al centro della discussione il problema del razzismo negli Stati Uniti. Non vi è dubbio che la comunità nera sia generalmente in condizioni peggiori, economiche, sociali e culturali, rispetto al resto della popolazione, anche se forse occorrerebbe fare il confronto con la situazione di un’altra minoranza, anch’essa cospicua, che sono gli ispanoamericani.

Comunque, sono innegabili le difficoltà in cui si dibatte la maggioranza dei neri, che porta a una sostanziale discriminazione ed emarginazione, da stabilire se per effetto di una specifica politica, e ciò colpisce particolarmente dopo sei anni di presidenza di un afroamericano. A tal proposito, ricordo una intervista subito dopo la prima elezione di Obama, credo del Financial Times, in cui un residente di un quartiere a maggioranza afroamericana di Washington diceva di sperare in qualche miglioramento, ma non conosceva Obama e gli pareva comunque “uno di loro”. Afroamericano, certo, ma dell’establishment.

Particolare indignazione nella comunità afroamericana ha provocato la decisione di non rinviare a giudizio Wilson, il poliziotto che ha ucciso Brown. Obama ha difeso l’operato del dipartimento di Giustizia, facendo presente come le circostanze dell’uccisione fossero tutt’altro che chiare e che non sia stato possibile raccogliere sufficienti prove per accusare Wilson di omicidio.

Il dipartimento di Giustizia ha però rilasciato un rapporto sulla gestione dell’ordine e l’amministrazione della giustizia a Ferguson che ha praticamente distrutto la polizia e le corti municipali, mettendo in gravi difficoltà anche il sindaco, di cui i manifestanti chiedono infatti le dimissioni. Per intanto, si è dimesso il capo della polizia, aggiungendosi ad altri cinque funzionari già dimessi.

Il rapporto del dipartimento, datato 4 marzo 2015, contiene accuse molto gravi, a partire dalla premessa che a Ferguson la gestione dell’ordine pubblico e l’amministrazione della giustizia comunale avevano lo scopo prevalente di portare proventi al comune, mediante multe e sanzioni varie. Il comportamento delle forze di polizia locale viene giudicato poco professionale e poco rispettoso della legge, citando violazioni del Quarto emendamento, con arresti immotivati, sistematici abusi di potere, e del Primo sulla libertà di espressione, visto che in molti casi il motivo dell’arresto era di aver risposto in modo “poco corretto” alla polizia.

Nel rapporto, inoltre, viene esplicitamente denunciato un atteggiamento discriminatorio verso gli afroamericani, dando quindi ragione a chi, al di là delle dinamiche dei singoli fatti, parla di razzismo. Tragici fatti come quelli di Ferguson, peraltro, mi pare pongano in luce altri problemi della società americana, accanto al già menzionato razzismo, e cioè un uso improprio delle forze di polizia, che il rapporto del dipartimento di Giustizia mette chiaramente in luce.

Le citate violazioni alle disposizioni costituzionali a protezione del cittadino segnalano che una parte, si suppone minoritaria, della polizia americana ha un pessimo rapporto con la cittadinanza che deve difendere. I danni maggiori di questo errato atteggiamento vengono subiti senz’altro dalle minoranze, come quella afroamericana, ma è un problema che riguarda tutti i cittadini.

Da questi eventi traspare una preoccupante violenza sottostante alla società americana, che non si può non collegare anche a quell’altro grave problema rappresentato dalla facilità con cui possono armarsi i cittadini, anche pesantemente, con la conseguenza di incidenti in famiglia, o assalti a scuole e luoghi pubblici, di cui la cronaca è costantemente piena.

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