FINMECCANICA/ Dagli Usa un “grattacapo” per Moretti e Renzi

- Augusto Lodolini

La presenza di Finmeccanica in Usa è data in gran parte da Drs Technologies, di cui si era ventilata la vendita. Ma potrebbe significare l’uscita dal quel mercato. Di AUGUSTO LODOLINI

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Mauro Moretti (Infophoto)

Qualche giorno fa, l’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti, ha illustrato alla commissione Industria del Senato lo stato attuale e i programmi del gruppo dopo la cessione di Ansaldo Breda e della quota in Ansaldo Sts. Moretti ha di fatto ribadito quanto già emerso nel piano industriale, indicando nel gravoso debito (attorno ai 4 miliardi di euro) il più grave ostacolo allo sviluppo di Finmeccanica.

La strategia individuata è la dismissione delle attività ritenute non centrali o che, pur interessanti, richiederebbero notevoli investimenti, come nel caso delle due Ansaldo, che verrebbero distolti dalle attività principali L’altro punto cardine della filosofia di Moretti è trasformare Finmeccanica da holding finanziaria “compratutto” a gruppo industriale integrato.

Un punto interessante dell’audizione è stato quello riguardante Drs Technologies, società americana leader nella fornitura di prodotti, servizi e assistenza integrati alle forze militari e alle agenzie di intelligence, particolarmente forte nella cybersecurity. Drs Technologies è stata comprata nel 2008, gestione Pierfrancesco Guarguaglini, per 5,2 miliardi di dollari, ma da allora la società ha perso circa il 40% del suo valore, complici la crisi generale e i tagli al budget difesa degli Usa.

L’anno scorso, subito dopo l’avvento di Moretti alla guida di Finmeccanica, si era diffusa la sensazione di una propensione alla vendita di Drs, valutata allora circa 1,5 miliardi e, data la provenienza di Moretti, di un mantenimento della presenza nel settore ferroviario. Come visto, invece, il nuovo Ad ha mantenuto le decisioni della precedente gestione, con la vendita di Ansaldo alla giapponese Hitachi, e per Drs sembra avere accantonato l’ipotesi della vendita, almeno a breve, limitandosi a confermare la cessione di alcune sue attività, stimate attorno ai 200 milioni.

In effetti, la società sembra avviata a un’inversione nella discesa del fatturato e negli ultimi mesi ha comunicato la firma di contratti con la Marina della Nuova Zelanda, con il Giappone per sensori su satelliti meteorologici di ultima generazione, oltre che altri contratti sul mercato “interno” statunitense. La società ha sempre sostenuto di non aver diminuito, pur a fronte del minor fatturato, i propri investimenti in ricerca, il che sembrerebbe confermato dall’assegnazione, lo scorso febbraio, del Defense Security Service Award for Excellence in Counterintelligence per il 2014, conferito a due sole società del settore su una platea di 10.000 che hanno contratti con la Difesa Usa. Drs era stata premiata anche nel 2012.

Malgrado i tagli di budget, il mercato statunitense rimane fondamentale, tanto più che la maggioranza al Congresso è ora Repubblicana e il riadeguamento del budget della difesa è attualmente all’ordine del giorno, dati i continui venti di guerra che stanno spirando, purtroppo, in sempre più vaste aree del mondo.

Tuttavia, tenendo conto del settore particolare in cui opera Drs, sarebbe molto difficile penetrare il mercato statunitense senza una forte base locale, e Drs lo è anche per le caratteristiche del suo top management, a partire dal Ceo William Lynn, già collaboratore di Ted Kennedy e vicesegretario alla Difesa dal 1997 al 2001, con Bill Clinton, e dal 2009 al 2011 con Barack Obama.

Un aspetto problematico di questo “innervamento” nella politica americana è l’autonomia operativa, e “nazionalista”, che sembrerebbe contraddistinguere Drs, un possibile ostacolo alla strategia di accentramento portata avanti da Moretti. Le caratteristiche particolari della società e del mercato in cui opera giustificano, peraltro, un diverso trattamento, ma diventa essenziale stabilire le caratteristiche del partner di cui Moretti ha parlato, come alternativa apparentemente preferita, alla vendita. È circolata la voce di un possibile interessamento da parte di fondi, si è citato Carlyle, ma la propensione dei fondi a uscire dall’azienda una volta raggiunti i propri obiettivi di remunerazione dell’investimento potrebbe rappresentare un problema.

Accanto alla scelta di un partner strategico, si presenta fondamentale un adeguato e concreto impegno da parte del nostro governo, che non si presenta facile in una situazione fluida, diciamo così, sia da parte italiana che statunitense. Tra due anni si terranno elezioni presidenziali molto incerte e anche la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti potrebbe cambiare. Per non parlare del nostro di governo.

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