QUOTE MIGRANTI/ Un conto salato da far pagare a Parigi e Londra

- Augusto Lodolini

Sta crescendo l’opposizione alla proposta della Commissione europea di distribuzione di una parte dei richiedenti asilo politico per quota tra i vari Stati membri. AUGUSTO LODOLINI

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Immagine di archivio

Credo che la maggior parte degli italiani non abbia condiviso l’entusiasmo di Matteo Renzi per la “vittoria” sulla ripartizione tra gli Stati dell’UE di una parte, ritenuta piuttosto esigua, di immigrati e abbia ritenuti quanto meno prematuri gli inni alla ritrovata solidarietà europea. I fatti sembrerebbero dar ragione a questo scetticismo.

La proposta della Commissione europea ha già ricevuto una serie notevole di risposte negative, per esempio da Gran Bretagna, Irlanda, Paesi dell’ Europa dell’Est, cui si sono ultimamente aggiunte Francia e Spagna, che chiedono di ridiscutere le modalità con cui sono stabilite le quote e la loro obbligatorietà. La Commissione UE e il nostro governo tendono a parlare di messe a punto che non minano la sostanza dell’accordo, ma il tono delle dichiarazioni dei vari capi di governo non lasciano spazio a molto ottimismo.

Occorre precisare che la proposta della Commissione non riguarda tutti i migranti, ma solo i richiedenti asilo politico e qui si apre il primo grave problema: con che grado di certezza si possano identificare costoro nella massa di disperati che approda sulle nostre coste. Un aspetto questo che preoccupa molti Stati, a partire dalla Germania, non senza ragione a giudicare dai dati Eurostat.

Le domande di asilo politico nei 28 Paesi UE nel 2014 sono state quasi 627mila, tre volte quelle del 2008, e un terzo hanno interessato la Germania, con Italia e Francia alla pari sopra le 64mila, superate dalla Svezia con 81mila, mentre il Regno Unito si è fermato a 32mila. Le più piccole Ungheria, Austria e Olanda sono rispettivamente a 43mila, 26mila e 25mila. Tenendo conto della popolazione, Italia e Francia sono state meno coinvolte della grande Germania o della piccola Ungheria.

Questi dati mostrano come le migrazioni attraverso il Mediterraneo siano le più connotate da eventi tragici, ma siano ben lungi dall’esaurire il flusso di migranti, e profughi, verso l’Europa. Senza togliere nulla agli egoismi nazionali, senza dubbio presenti, da questi dati emergono problemi reali.

Alcuni dei Paesi recalcitranti hanno una presenza di immigrati molto forte, maggiore della nostra, e temono che una parte dei migranti cosiddetti “economici” possa camuffarsi da rifugiati. In particolare la Francia comincia ad avere seri problemi con la rilevante presenza straniera, perfino con quella non di prima generazione, ed è diventata molto severa nella concessione del diritto d’asilo, concesso al 22% delle richieste contro la già non molto alta media europea del 45%.

L’impressione è che la proposta della Commissione sia scaturita sotto l’emozione della tragedia che lo scorso mese ha portato a centinaia di migranti morti e dalle conseguenti pressioni italiane, senza tener ben conto delle probabili reazioni degli Stati. Una ulteriore prova dell’incapacità di Bruxelles di operare in base a strategie e non come reazione alle emergenze e dell’altrettanto grave incapacità di affrontare i problemi reali, non quelli elaborati nei propri artefatti pensatoi.

Di fronte alle catastrofi che stanno avvenendo in vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, l’UE manca di qualsiasi unità di intenti e di intervento, lasciando i suoi membri, in particolare quelli di frontiera, a gestirsi da soli i problemi. Per la verità, un intervento comune c’è stato, quello di Francia e Regno Unito, sostenuti da Obama, per abbattere Gheddafi e instaurare l’attuale caos in Libia.

Visto che Bruxelles non lo fa, dovrebbe essere il nostro governo a presentare il conto a Londra e Parigi (e Washington). Ma è solo un pio desiderio.

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