BORSE/ Spread da record e Grecia spingono l’Italia nel baratro

- Paolo Annoni

L’apertura dei mercati finanziari è stata oggi da incubo per l’Italia, con un nuovo record per lo spread tra Btp e Bund e Piazza Affari al -4%. Il commento di PAOLO ANNONI

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Foto Ansa

Ieri si era capito piuttosto chiaramente che sull’Italia tirava una brutta aria, oggi l’apertura dei mercati ci ha consegnato una situazione ancora più grave e veramente paurosa; lo spread Btp-Bund ha raggiunto il massimo dall’introduzione dell’euro a 436 punti, l’euro è precipitato a 1,37 da 1,40 nel cambio col dollaro, i titoli di stato decennali italiani sono arrivati a rendere il 6,18% e il mercato italiano perdeva più del 4% dopo nemmeno mezz’ora dall’apertura (inutile specificare che le banche italiane sono state sospese per eccesso di ribasso e che in questi minuti segnano ribassi consistenti). Questi sono dati, in particolare lo spread e il rendimento del decennale, che delineano una situazione che non può durare molto senza che si arrivi al punto di rottura dove nessun intervento potrebbe più evitare le conseguenze peggiori. Il mercato sa benissimo che questa non è una situazione sostenibile né nel medio periodo, né nel breve periodo.

L’ipotesi del referendum in Grecia con cui il governo chiederà agli elettori di esprimersi sul nuovo piano di aiuti dell’Europa non aiuta; il rischio è che i greci respingano il piano e si apra una fase di incertezza ancor più grave con l’aumento del rischio contagio. Oggi come ieri, però, è l’Italia che rimane al centro dei timori e l’assenza di qualsiasi tipo di notizia o evento che possa far ritenere possibile un’inversione di tendenza pesa terribilmente sull’Italia, il suo debito, le sue banche e più in generale la sua economia. Ieri i banchieri italiani hanno raccontato con toni drammatici le conseguenze che questa situazione può avere su di loro e a cascata su famiglie e imprese; specifichiamo che le banche italiane finora hanno ricevuto aiuti statali in misura infinitamente minore delle loro colleghe tedesche o francesi e che si sono segnalate come uno degli elementi di stabilità e dei punti di forza del sistema.

L’Europa si è espressa settimana scorsa e i risultati si sono “visti”, il G-20 deve ancora proporre la propria soluzione, ma è molto difficile che possa arrivare dove i diretti interessati, i leader europei, non hanno potuto. L’unico altro soggetto in grado di poter decidere qualcosa sarebbe l’Italia stessa; il governo è, lo raccontano in modo evidente le ultime vicende parlamentari, molto fragile in una fase in cui molti, opposizione inclusa, sembrano troppo interessati alle prossime elezioni. L’impressione è che qualsiasi cosa oggi l’Italia riesca a fare per tranquillizzare i mercati e gli investitori esteri debba essere considerata molto molto attentamente.

“Primum vivere, deinde philosophari” potrebbe essere un buon motto nella situazione attuale, anche perchè nessuno si illuda che gli aiuti che riceveremo saranno gratis in termine di costo e di perdita di sovranità economica. Meglio essere nella posizione di doverne ricevere, e pagare, il meno possibile e poi cercare di salvare il salvabile. L’alternativa è che insieme alle decisioni sul prossimo sistema elettorale si decida già direttamente con che valuta si pagheranno gli scrutatori: euro o lire e se la paga, per chi la chiede in contanti, dovrà essere consegnata in una busta o in una valigia.

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