SPREAD/ Ritorno alla lira, ultimo scudo per l’Italia

- Paolo Annoni

Per l’Italia uno spread così alto significa la distruzione del sistema economico e la svendita delle sue parti più sane e pregiate. Urge un rimedio shock. L’analisi di PAOLO ANNONI

Euro_Italia_Affonda_BandieraR439
Infophoto

Dopo la giornata di ieri, quella per la cronaca in cui il mercato italiano è sceso praticamente sotto i minimini di sempre, in cui lo spread Btp-Bund è salito a 530, in cui il decennale spagnolo è arrivato a livelli, letteralmente, da tragedia greca e quella infine in cui funzionari dell’Unione europea hanno dichiarato che alla Grecia occorre un’altra ristrutturazione del debito, si può solo concludere che la strategia europea per fronteggiare la crisi è stata un colossale fallimento e che l’Italia, rispettando le indicazioni “europee”, si sta scavando la fossa con le proprie mani, subendo anche la beffa di essere equiparata, nell’opinione pubblica globale, alle vicende ben peggiori della Spagna.

La situazione si può definire persino grottesca se si leggono le dichiarazioni del ministro delle finanze della Germania di fronte al downgrade di Moody’s, che, tra l’altro, arriva dopo un inquietante e inedito netto peggioramento del Bund negli ultimi due giorni: “La Germania, attraverso una solida politica economica e finanziaria, difenderà il suo status di porto sicuro e continuerà a mantenere responsabilmente il suo ruolo di ancora nell’eurozona”. In pratica la Germania continuerà a fare quello che ha fatto finora e che le ha permesso di avere tassi sul debito ridicoli (lo status di porto sicuro) e valuta debole.

Posto che ci si sta velocemente avviando verso territori economici e finanziari inesplorati, in cui le teorie economiche studiate sui libri trovano difficile applicazione si può almeno tentare di raggiungere l’obiettivo minimo di chiarirsi un po’ di più le idee sui problemi in atto. Non c’è attualmente niente che possa mettere al riparo dalla speculazione/mercati il debito sovrano italiano che è per dimensione, per estrema debolezza politica e per contrazione del Pil facilissimo da colpire. L’unica efficace barriera potrebbe messa essere in atto dalla Bce se le venisse permesso di comportarsi come la Fed, ma se le premesse sono quelle di cui sopra con la Germania decisa a difendere il suo status di porto sicuro allora ci si può mettere il cuore in pace.

Per chi, al di là o al di qua delle Alpi o dall’altra parte dell’Oceano, sperava in una “reazione” di Monti è bastata la dichiarazione concessa durante la visita a Mosca quando il mercato italiano si sfracellava a colpi di spread: “I mercati? Conta l’economia reale. Qui veniamo a firmare contratti”. Qualcuno spieghi a Monti che con lo spread a 530 dell’economia reale non rimane pietra su pietra. Per cui in questo momento il debito italiano costituisce una facilissima opportunità di guadagno e per questo accadono le giornate di ieri.

È abbastanza difficile prevedere nei dettagli cosa ci sia alla fine di questo percorso: un’eurozona monca in una o più parti, la dissoluzione totale della moneta unica o perfino la sopravvivenza dell’euro. Una cosa però è certa per l’Italia alla fine di questo percorso c’è solo la distruzione del sistema economico e la spoliazione a prezzi d’affezione delle sue parti più sane e pregiate (Unicredit, Avio, Ansaldo Energia, telecomunicazioni, assicurazioni, immobili, ecc.). È vero che il Bund negli ultimi giorni è peggiorato, ma si parte da livelli per cui per la Germania un incremento dei tassi è un costo del tutto sostenibile soprattutto se si accoppia con una svalutazione dell’euro.

Qual è la strategia dell’Italia in questa fase? Aggredire efficacemente due trilioni di euro di debito pubblico nel breve con la vendita del patrimonio immobiliare in una fase in cui ogni compratore con un minimo di buon senso sa che aspettare è la tattica migliore a meno di svendite colossali? Cedere gli asset pubblici da “venditore obbligato” sapendo che le uniche società italiane su cui un compratore estero può avere interesse sono quelle veramente buone che purtroppo coincidono con quelle che un governo che voglia fare un minimo di politica industriale non dovrebbe mai vendere? O infine, ma siamo all’accanimento terapeutico, aumentare Iva e tasse per raggiungere il pareggio e far diminuire lo spread? Nemmeno ovviamente si può prendere in considerazione l’ipotesi che il problema per i mercati sia l’incertezza politica del dopo-Monti e i timori che venga abbandonata la politica del rigore che tanto bene ha fatto all’economia italiana.

Posto che uscire dall’euro è un male la situazione attuale fa seriamente pensare se non sia per caso il male minore. Se alla fine della strategia tedesca per l’Europa c’è il collasso finanziario e industriale dell’Italia, che pure ha le sue colpe con uno Stato costoso e inefficiente, allora tanto vale provare un’altra strategia osando di più sia in termini di “minacce” ormai credibili, sia in termini di disobbedienza alle richieste di rigore che vengono dall’Europa. Gli scudi anti-spread non esistono e i partner europei si sono messi in proprio per uscire dai guai o per sfruttare la situazione.

Stampare euro e immettere liquidità sarebbe l’unica soluzione vera per evitare il peggio, se non è possibile, allora in alternativa si valuti davvero di stampare lire abbandonando l’Europa. Ne deriveranno tempi duri, ma almeno si può provare a salvare il sistema industriale e con esso la possibilità di evitare di uscire per sempre dal “primo” mondo, magari perfino guadagnado una qualche libertà di scegliere il proprio destino. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori