FCA/ L’articolo del Corriere che “(ri)apre le porte” a Volkswagen

- Paolo Annoni

Ieri Il Corriere della Sera, quotidiano partecipato da Fca, ha dedicato un articolo all’azienda di Marchionne e allo spin-off di Ferrari. Il commento di PAOLO ANNONI

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In un mese e mezzo, dopo l’annuncio dello spin-off di Ferrari e nonostante una trimestrale non particolarmente esaltante, il titolo Fca ha messo a segno un rialzo di quasi il 30%; non male considerata la fase di mercato e un business, quello dell’auto, che in teoria non dovrebbe essere particolarmente effervescente. Sul mercato era stato chiaro fin dall’inizio quale fosse l’impatto finanziario dell’ultima mossa di Marchionne che toglieva da un gruppo grande, variegato e soprattutto “mass market” il brand del lusso italiano per eccellenza per metterlo direttamente nelle mani di azionisti grandi e piccoli. Quello che invece era meno chiaro era se lo spin-off facesse anche parte di una strategia industriale o di lungo periodo e non fosse invece funzionale a esigenze più contingenti come, per esempio, l’emissione del convertendo. Su queste pagine si era contribuito alla riflessione mettendo sul tavolo alcuni spunti e legando la vicenda alle dichiarazioni di Elkann di apertura a un’ulteriore fase di “consolidamento” per il gruppo.

Ieri su Il Corriere della sera ci si è interrogati sulla vicenda e in particolare la si è messa in relazione alle mire di Volkswagen sul gruppo Fiat Chrysler Automobiles come da qualche mese si chiama la vecchia “Fiat”. Il Corriere ci spiega che i brand del gruppo fanno gola a molti e in particolare a Volkswagen, che tra l’altro vuole proseguire nella strada di crescita per “conservare la posizione di più grande costruttore del mondo”, ci spiega anche che i marchi di Fca sono utili per aprire le porte degli Usa (dove guarda caso persino Volkswagen fatica) e “allargare spazi in Sudamerica, in Asia e consolidare le posizioni europee”. Sempre per il Corriere poi “la separazione di Ferrari da Fca potrebbe anche blindare contro qualsiasi volontà di conquista il patrimonio di Fca aumentandone però la forza contrattuale”. È questa ultima parte dell’analisi che solleva qualche spunto.

Non ci eravamo accorti che il controllo di Fca avesse bisogno di essere blindato da mire esterne, ma soprattutto ci sfugge quale sia il senso “dell’aumento della forza contrattuale” se non in uno scenario di controparti sedute a un tavolo per negoziare un prezzo e infine pochi avevano scritto (i lettori del sussidiario.net lo avevano però già letto) che lo spin-off di Ferrari fosse in qualche modo da mettere in relazione a delle mire su Fiat. È sempre utile ricordare che Il Corriere della sera non è un quotidiano qualsiasi per Fiat, dato che il principale azionista di Rcs è con una quota del 16,7% proprio Fiat Chrysler Automobiles; la società “americana” Fca che negli ultimi anni ha vissuto una serie incredibile di trasformazioni e che continua a fare macchine è rimasta con la partecipazione diretta in Rcs, mentre venivano “spinoffate” sia Cnh che Ferrari e mentre si procedeva a una fusione con Chrysler. Ma non è questo il punto, anche se ricordare certi dettagli non fa mai male.

Il punto, come dicevamo, è un altro e riguarda la “liceità” di certe ipotesi e in particolare di quelle che riguardano un futuro in cui Fca sarà all’interno di un oggetto molto più grande. A questo proposito è stato lo stesso Jaki Elkann, qualche mese fa, a dichiarare che la quota di famiglia potrebbe essere diluita “se ci sarà la possibilità di rendere la società più forte”. Sappiamo anche che Volkswagen ha manifestato l’interesse per Alfa Romeo per bocca dello stesso Piech. Lo spin-off di Ferrari sarebbe certamente funzionale a una strategia di “cessione” dell’auto o di conferimento in un gruppo più grande, dato che l’oggetto più prezioso resterebbe in mano agli Agnelli; la stessa cosa si può dire del primo spin-off di casa Fiat, quello di Cnh. In ogni caso qualsiasi operazione che abbia Volkswagen da una parte e Fca dall’altra disegnerebbe uno scenario in cui sono i primi a inglobare i secondi e in cui in Italia rimarrebbero probabilmente gli stabilimenti, ma poco o nulla dell’ingegneria e dei progetti.

Non si dovrebbe trattare di processi che verranno chiusi tra qualche settimana o mese; il prossimo “appuntamento” industriale di Fiat, dopo lo spin-off di Ferrari, è il rilancio di Alfa con l’uscita dei primi modelli prevista per metà 2015. Il successo di Maserati a questo riguardo fa ben sperare, anche se Alfa si colloca su una fascia di mercato differente; se l’ipotesi di cui sopra fosse realistica, il successo del rilancio del marchio del biscione farebbe strappare un prezzo più alto, mentre in caso di fallimento ci sarebbe già la via di uscita. In ogni caso Fca ha dimostrato di poter stare in piedi da sola e di poter essere un polo aggregante; il gruppo ha il destino nelle proprie mani e qualsiasi decisione a questo punto sarebbe frutto di una scelta precisa e deliberata di investimento o disinvestimento.

Qualche settimana fa ci preoccupavano che certe ipotesi di cessione potessero essere incluse nell’ampia letteratura della fanta-finanza; dopo l’articolo di ieri siamo meno preoccupati. 

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