SCUOLA/ L’istruzione nel Mezzogiorno e l’autonomia scolastica

- Fabrizio Foschi

La situazione della scuola al Sud è sottoposta da qualche tempo a questa parte ad analisi e rilevazioni. Esse sono utili se messe a confronto tra di loro, poiché il singolo dato preso separatamente ed estrapolato dal contesto può destare false aspettative. Il commento di FABRIZIO FOSCHI

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Ripartire da bene comune ed educazione (Foto Ansa)

La situazione della scuola al Sud è sottoposta da qualche tempo a questa parte ad analisi e rilevazioni. Esse sono utili se messe a confronto tra di loro, poiché il singolo dato preso separatamente ed estrapolato dal contesto può destare false aspettative. Eccone alcuni esempi, cui seguiranno alcune considerazioni che evidenziano l’importanza del lavoro formativo e culturale proprio di ogni singola istituzione scolastica. Il Rapporto scuola 2010 della Fondazione Agnelli presenta diversi dati interessanti sulla situazione della scuola al Sud.

La prova delle tre E

Alla prova delle tre E (efficacia, efficienza, equità), le regioni del Sud risultano mediamente poco efficaci, variamente efficienti (la Puglia molto efficiente; la Campania nella zona intermedia della classifica; Sicilia, Basilicata e Sardegna molto in basso) ed eque in modo talvolta soddisfacente (Puglia e Campania molto eque), talvolta no (è il caso della Sicilia e della Sardegna). Posto che “efficienza” indica il costo in euro di 1 punto nella graduatoria Pisa (Programme for International Student Assessment) e che “equità” indica la varianza dei risultati tra scuole della stessa regione, la ricerca della Fondazione fa capire che robuste dosi di efficienza e di equità nella gestione dell’istruzione non sempre danno analoghi risultati sul fronte degli apprendimenti. In effetti, il rapporto costi/benefici è allarmante.

Le regioni del Sud sono quelle in Italia, dove è più alta l’incidenza della spesa pubblica per la scuola sul Pil regionale: a fronte di una Lombardia che incide “solo” per il 2,2 per cento (media nazionale 3,4 per cento) la Puglia incide per il 5,4 per cento, la Campania per il 6,2 per cento, la Calabria addirittura per il 6,8 per cento. Le medesime regioni non offrono tuttavia i risultati sperati sul fronte dell’assimilazione, da parte degli alunni, delle conoscenze e competenze fondamentali.

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Le rilevazioni invalsi

 

Questo quadro è confermato dalle più recenti rilevazioni effettuate dall’Invalsi. Il 26 e il 28 maggio del 2009 ha avuto luogo in 5.303 scuole primarie italiane la rilevazione degli apprendimenti in Italiano e Matematica dei ragazzi nelle classi seconde e quinte mediante una prova esterna standardizzata. I dati presentati nel Rapporto Invalsi 2009 sulla rilevazione degli apprendimenti – Scuola primaria sono basati sugli esiti della rilevazione nelle 1.069 scuole campione; esse sono frequentate da circa 90.000 alunni, il 16,4 per cento degli studenti delle classi seconda e quinta; tra questi 46.000 circa sono stati campionati ed hanno effettivamente sostenute le prove.Nelle scuole campione la somministrazione è avvenuta alla presenza di un osservatore esterno il cui compito principale è stato quello di garantire il rispetto del protocollo di somministrazione.

Da notare, tra l’altro, che nell’anno scolastico in corso, 2009-10, si stanno per aggiungere le seguenti prove: 6 maggio 2010: prova di italiano nella seconda e quinta primaria; 11 maggio 2010: prova di matematica nella seconda e quinta primaria; 13 maggio 2010: prova di italiano e matematica nella prima classe della scuola secondaria di primo grado. Per la terza classe della secondaria di primo grado si terrà conto della valutazione degli apprendimenti cui sono sottoposti gli studenti in occasione della Prova nazionale dell’esame di Stato al termine del primo ciclo (17 giugno 2010). Nell’anno scolastico 2010-11, con il coinvolgimento nella rilevazione anche delle classi seconda e quinta della scuola secondaria di secondo grado, il sistema entrerà a regime.

 

Per tornare alla relazione, in essa si sottolinea, ed è una buona notizia, che per nessuna delle prove sottoposte a controllo emergono significative evidenze di comportamenti anomali o opportunistici (leggi: insegnanti che suggeriscono le soluzioni), tanto da non rendere necessaria l’applicazione di alcuna metodologia di correzione dei dati.Le sorprese non finiscono qui. Mettiamo a fuoco l’Italiano. La suddivisione per livelli degli alunni di II primaria vede al livello 1 (corrispondente a "molto basso") il 7,4 per cento degli alunni del Nord a fronte dell’11,2 per cento di alunni del Sud. Al livello 6 ("molto alto") troviamo l’8,7 per cento di alunni del Sud a fronte del 12,4 per cento del Nord.  E adesso la Matematica. La quota delle eccellenze tra i bambini meridionali è più elevata che nel resto del Paese: se al livello 1 ("molto basso") troviamo l’8,8 per cento di alunni del Nord e l’11,6 per cento di alunni del Sud, al livello 6 ("molto alto") è situato il 10,6 per cento di alunni del Sud contro il 7,5 per cento dei coetanei del Nord.

 

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Matematica bestia nera

 

La Matematica, tuttavia, resta la bestia nera della scuola italiana. Il Rapporto evidenzia infatti, dopo avere mostrato i dati disaggregati e le aree di preparazione con più errori, che "già al termine della seconda classe della scuola primaria esiste un divario preoccupante tra i livelli di apprendimenti attesi, che informano la costruzione delle prove, e i concreti risultati ottenuti". (…)Il Rapporto osserva che l’andamento dei punteggi in Italiano e in Matematica "si avvicina a quello riscontrato nelle inchieste internazionali sugli apprendimenti scolastici, Pirls e Timss".

 

Le riflessioni complessive del Rapporto risuonano di antichi dolori: "In tutti i modelli analizzati si nota uno svantaggio statisticamente significativo inferiore ad un punto percentuale sia per l’Italiano che per la Matematica per gli allievi del Centro rispetto a quelli del Nord, mentre gli alunni del Sud mostrano una differenza statisticamente significativa di oltre cinque punti percentuali in meno per l’Italiano e di solo mezzo punto percentuale per la Matematica". Il 18 giugno 2009, per la seconda volta nella storia della scuola secondaria di I grado italiana, si è svolta la Prova nazionale, predisposta e distribuita in ciascuna scuola dall’Invalsi. La prova ha coinvolto oltre 560.000 iscritti in quasi 6000 scuole secondarie di primo grado.


Differenze significative

I dati del campione evidenziano differenze significative tra il Centro-nord ed il Sud del Paese sia in matematica che in italiano. In generale, si osserva che gli allievi del Centro-nord conseguono risultati significativamente più elevati rispetto a quelli del Sud. Il problema di fondo sembra essere, tuttavia, la varianza dei risultati tra scuola e scuola. L’analisi della varianza è un insieme di tecniche statistiche facenti parte della statistica inferenziale che permettono di confrontare due o più gruppi di dati accostando la variabilità interna a questi gruppi con la variabilità tra i gruppi. In questo caso, la varianza mette in luce, rileva il Rapporto Invalsi 2009, "una sostanziale uguaglianza tra la variabilità complessiva dei punteggi normalizzati di Italiano e Matematica nel Nord e nel Centro, mentre la variabilità complessiva del Sud risulta considerevolmente maggiore".

 

Questo indica che anche nella scuola primaria, i risultati tra le scuole sono molto più differenti al Sud di quanto non avvenga al Centro-Nord. Ecco la conclusione del Rapporto: "I suddetti risultati sembrano dar conto di un fenomeno fino ad ora poco esplorato per la scuola primaria italiana e che paiono mettere in luce in termini di equità una forte disparità del sistema educativo di base in alcune aree del Paese".

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 Strategie

 

Questo complesso di dati rafforza la strategia di chi, per risollevare l’istruzione al Sud punta sull’autonomia delle scuole: una autonomia che vuol dire gestire oculatamente risorse e docenti entro un sistema di reti e di valutazioni esterne che arricchiscono l’offerta formativa.Ma a che punto è l’autonomia scolastica? In Italia esiste autonomia didattica e organizzativa, ma non finanziaria. L’autonomia scolastica, definita con il Dpr 8 marzo 1999 n. 275, recante il Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, è appunto di tipo funzionale come risulta dall’art. 1, comma 1 del medesimo testo "Le istituzioni scolastiche interagiscono tra loro e con gli Enti locali promuovendo il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione".

 

Ne deriva che l’autonomia scolastica è didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo (la sua sintesi è il Piano dell’offerta formativa, il Pof, che individua l’identità culturale e progettuale delle scuole comprendendo anche "le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari"). L’autonomia finanziaria, si sa, non è riconosciuta agli istituti scolastici e il Dm n. 21/ 2007, del Ministro Fioroni ("Determinazione dei parametri e dei criteri per le assegnazioni delle risorse finanziarie alle scuole"), che pure ha potenziato le competenze del fondo d’istituto, si muove entro i parametri del trasferimento di risorse dal centro alla periferia.

 

Per correggere le storture del sistema occorre rivedere il complesso dell’autonomia delle scuole alla luce del principio di sussidiarietà (non faccia lo Stato ciò che i cittadini possono fare da soli) non contemplato dall’autonomia funzionale se non in senso orizzontale (attribuzione di responsabilità pubbliche alla autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini). La sussidiarietà verticale (una funzione deve essere svolta dall’ente che appare più idoneo al suo svolgimento) è la chiave per la riforma dell’autonomia e il suo pieno dispiegamento.


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 In ambito scolastico il binomio autonomia/sussidiarietà significa: completamento della parità scolastica, nuova governance delle scuole e introduzione del consiglio di amministrazione (o di indirizzo) che estenda le proprie competenze (escluse quelle didattiche) al reperimento di risorse, alla loro gestione oculata, all’assunzione del personale della scuola.

Le scuole, in particolare quelle del Sud, non mancano di strumenti e occasioni per spostare gli obiettivi della loro azione dal puro assistenzialismo alla messa a punto delle forme più consone ad elevare il requisito dagli apprendimenti richiesti su scala nazionale ed europea. Tra questi, il Progetto Nazionale Qualità e Merito (Pqm), destinato a favorire il potenziamento degli apprendimenti nell’area matematica che punta, tra l’altro, ad aumentare la responsabilizzazione delle scuole in merito all’apprendimento.

Il Progetto, che ha preso inizio nel presente anno scolastico, 2009-2010, coinvolge scuole secondarie di I grado delle quattro Regioni Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e scuole delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Veneto. Sarà davvero interessante, oltreché determinante per affinare determinate strategie di sostegno della didattica, verificare le risultanze di questo tentativo che, a cura dell’Invalsi, sottopone gli alunni delle scuole inserite nell’iniziativa, a prove di ingresso e prove in uscita.Un altro importante test per la scuola del Sud.

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