Ilva, vittoria dei “ribelli di Tamburi”/ Cassazione: case deprezzate, ok risarcimento

- Davide Giancristofaro Alberti

L’ex Ilva dovrà risarcire i proprietari di case del quartiere Tamburi in Taranto, che avevano citato l’acciaieria a seguito del deprezzamento delle proprie case

Ex Ilva di Taranto
Ex Ilva di Taranto (LaPresse, 2019)

Sentenza storica a Taranto ai danni dell’ex Ilva: i cosiddetti “ribelli dei Tamburi”, i proprietari di case che avevano citato in giudizio la nota acciaieria, accusandola di aver deprezzato le proprie abitazioni, hanno vinto la loro battaglia. Come riferisce l’edizione online dell’agenzia Ansa, ma anche numerosi altri quotidiani come Repubblica, la terza sezione della Corte di Cassazione, ha respinto il ricorso presentato dall’Ilva in Amministrazione straordinaria, confermando quindi la legittimità delle sentenze Tribunale e della Corte d’Appello di Taranto, che in precedenza avevano riconosciuto il diritto al risarcimento ai proprietari di cui sopra, “ridotto godimento dei propri immobili”.

Ad ottenere la vittoria è stato in particolare un gruppo di cittadini residenti presso una palazzina di via De Vincentis nel quartiere Tamburi (da qui il soprannome), difesi dall’avvocato Massimo Moretti. “Dopo 15 anni di battaglia giudiziaria – ha spiegato quest’ultimo, come si legge sull’edizione di Bari di Repubblica – iniziata con la prima lettera di messa in mora del 2006. Questa sentenza consente ai ‘ribelli’ di tirare un respiro di sollievo poiché non saranno tenuti a restituire quanto riuscirono ad incassare dopo la sentenza del 2014, poche settimane prima che Ilva fosse ammessa alla procedura concorsuale”.

EX ILVA, RIBELLI DEL TAMBURI RISARCITI: “MA RESTA UN PO’ DI RAMMARICO…”

Resta un po’ di rammarico: “Purtroppo però, la sentenza – aggiunge il legale – non aiuterà i cittadini di Taranto attivatisi successivamente alla sentenza del Tribunale del 2014, o che comunque alla data di gennaio 2015 non abbiano ottenuto il pagamento, ad ottenere il risarcimento a cui avrebbero diritto. Come è noto, infatti, la procedura concorsuale non pagherà questi crediti risarcitori, per insufficienza dei fondi disponibili”.

L’Ilva era già stata condannata in primo e in secondo grado ad un risarcimento che era stato quantificato in via equitativa pari al 20% del valore degli immobili al momento della domanda, un importo compreso fra i 12 e i 16 mila euro ad appartamento.



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