LA STORIA/ L’impresa da Guinness dei primati grazie al “pollice verde”

- int. Giorgio Peverelli

L’azienda di GIORGIO PEVERELLI sta collaborando all’ultimazione del “Bosco Verticale”, il progetto dell’architetto Stefano Boeri che cambierà il volto del quartiere Garibaldi di Milano

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Il Bosco Verticale realizzato anche dalla Peverelli

Una storia centenaria. Un’azienda che affonda le sue radici nel lontano 1890: dalla creazione e decorazione dei giardini patrizi del luogo sino agli innovativi giardini verticali, l’ultima frontiera del design urbano cucito su palazzi e grattacieli. E’ la Peverelli S.r.l. di Fino Mornasco, in provincia di Como, una realtà arrivata alla quarta generazione che si prende cura di tutti i tipi di “verde”: industriale, pubblico, residenziale e sportivo. Ma non è tutto: crea strategie di recupero ambientale, ricostruzione di ecosistemi, ripristino di substrati colturali e rivegetazione. Non da ultimo, è l’inventrice del “verde verticale” che le ha permesso di entrare nel Guinness dei primati per la realizzazione del giardino verticale di Rozzano: con i suoi 1262,85 metri quadrati di superficie, la parete verde che circonda il centro commerciale Fiordaliso non ha eguali al mondo. La Peverelli sta inoltre collaborando all’ultimazione del “Bosco Verticale”, il progetto dell’architetto Stefano Boeri che cambierà il volto del quartiere Garibaldi di Milano. Sulle due torri di 111 metri ciascuna verranno, infatti, impiantati 550 arbusti che aiuteranno ad assorbire polveri, smog e a produrre ossigeno. IlSussidiario.net ha intervistato Giorgio Peverelli, rappresentante della terza generazione dell’azienda.

Peverelli, com’è nata e come si è sviluppata la sua azienda?

Proprio a ottobre l’azienda compie 122 anni e quella che sta operando è ormai la quarta generazione. In principio, la nostra azienda istruiva gran parte dei giardinieri che si occupavano dei parchi delle ville appartenenti a nobili della zona, curandone i frutteti, i fiori da taglio, le piante e i roseti. Forti di questa esperienza, abbiamo cominciato con grandi colture di piante d’appartamento sino alla progettazione di giardini, prima di piccola taglia e poi veri e propri parchi. Tutto questo grazie al completamento di un vivaio piuttosto vario che comprendeva: latifoglie, conifere, rampicanti e tappezzanti. Da lì, c’è stata un’evoluzione.

Di che tipo?

Mio padre e i suoi due cugini hanno deciso di dividersi i compiti. Chi seguiva la parte del vivaio e chi si occupava della parte progettuale. Quella era l’epoca, gli anni ’50 e ’60, in cui cominciavano a sorgere i grandi quartieri di Milano come Gratosoglio, Chiesa Rossa e QT8. Noi abbiamo contribuito a renderli più vivibili e più verdi. In tempi più recenti abbiamo coadiuvato alcuni studi che permettono, grazie al verde, di curare malattie come l’Alzheimer

In che modo?

L’ammalato, in spazi dedicati, può curare piante e fiori o un piccolo angolo di orto. Persino nel terzo stadio della malattia ci si può dedicare anche solo a guardare o ad annusare piccole piante come rose o ciclamini.

 

L’evoluzione più recente della sua azienda è strettamente legata al “Verde verticale”.

 

Esattamente. Circa dieci anni fa volevo creare un progetto innovativo e sono riuscito a trovarlo nella natura stessa, osservando una piccola casa di mia proprietà sul Lago di Como. Ho notato che una piccola cascata aveva fatto crescere spontaneamente su un particolare tipo di roccia un muschio molto compatto. Il vento ha fatto il resto, depositando casualmente sul muschio alcuni semi che hanno fatto crescere particolari colonie di piante che fiorivano in diverse stagioni dell’anno. Il passo successivo è stato brevettare il sistema e, da cinque anni a questa parte, ci stiamo dedicando a progetti molto importanti per la riqualificazione urbana.

 

Si riferisce al “Bosco Verticale”?

 

Certo. È ormai da tre anni e mezzo che, con Stefano Boeri e altri architetti, stiamo seguendo passo passo questo progetto. Abbiamo scelto con la massima cura, coadiuvati da un team di agronomi, le specie di piante nel nostro vivaio da un milione di metri quadrati di terreno. Piante autoctone che possano resistere ai nostri climi, trattate con metodi particolari per permettere loro di rinforzarsi e resistere agli agenti atmosferici e allo smog.

 

La prossima sfida per voi è l’Expo 2015. Come vi state preparando?

 

E’ dall’annuncio dell’assegnazione dell’Expo a Milano che la Peverelli si sta attrezzando al meglio per affrontare questa grande sfida. La nostra azienda è una delle principali sostenitrici di “Team Zero”, un gruppo di nove imprenditori italiani che, uniti, saranno in grado di offrire ai Paesi stranieri che parteciperanno, un “carnet” di servizi, orientati all’assistenza alla progettazione, all’esecuzione e all’arredo delle opere. In più ci occuperemo dello smantellamento finale delle strutture realizzate e della loro spedizione: potranno così essere riutilizzate nei paesi d’origine per palazzi pubblici quali scuole o asili nido e, sicuramente, parchi.

 

L’appuntamento più vicino (17-20 ottobre) si chiama “MADEexpo”. Qual è lo spirito con cui parteciperete a questa manifestazione?

Parteciperemo sia come azienda che come “Team Zero”, in uno spazio di 400 metri quadrati, naturalmente arredato interamente da piante e fiori. Sarà l’occasione per far capire alla gente che la rete d’impresa è preziosissima per il business in Italia e nel mondo.

 

Ci sarà anche un padiglione dedicato ai borghi e ai centri storici a cui lei tiene particolarmente.

 

L’Italia è ricca di centri storici e borghi ed è un peccato che non vengano valorizzati o, addirittura, lasciati crollare. Le nostre amministrazioni dovrebbero pensare di affidarli a giovani che, con progetti e idee innovative, potrebbero contribuire a farli rinascere. 

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