LA STORIA/ Quei mobili italiani con le “quattro ruote”

- int. Roberto Kerkoc

L’azienda di ROBERTO KERKOC produce interni in legno per yacht, caravan e camper. Un settore che rappresenta un’eccellenza tutta italiana, anche se sta attraversando un momento difficile

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Un caravan realizzato da Tecnoform

La sua azienda produce interni in legno per yacht, caravan e camper. Un settore che rappresenta un’eccellenza tutta italiana, anche se sta attraversando un momento di particolare difficoltà come tutti i beni che non sono di prima necessità. Ilsussidiario.net ha intervistato Roberto Kerkoc, direttore generale di Tecnoform, vicepresidente vicario di Unindustria a Bologna e rappresentante di Federlegno Arredo per l’Emilia-Romagna.

Kerkoc, ci presenti la sua azienda …

Tecnoform si occupa dell’intero processo che va dal design all’industrializzazione e alla produzione di arredi per caravan, camper e barche. Ultimamente stiamo esplorando in particolare il mercato della nave. I nostri clienti sono i costruttori di caravan, camper e imbarcazioni di tutto il mondo, tra cui per esempio armatori come Ferretti e Azimut.

Come si è evoluta nel tempo Tecnoform?

L’azienda è nata come produttore di componenti per la cucina. Mio padre, Federico Kerkoc, acquistò quindi una società che faceva capo a Ginevra e che era specializzata in arredi di nicchia. Da quel momento ci siamo focalizzati sul nucleo di Bologna, nella continua ricerca di un prodotto che ben si rapportasse alle esigenze di un mercato specifico. Il nostro punto di forza è riuscire a realizzare degli arredi estremamente leggeri, con un grande concetto di innovazione tecnologica che ci permetta di vendere a costruttori americani e australiani. Nonostante questi ultimi abbiano spesso una falegnameria dietro al loro stabilimento, noi abbiamo una forza progettuale e tecnologica che ci permette ancora oggi di essere concorrenziali sul mercato mondiale.

Quali sono stati i principali riconoscimenti che avete ricevuto?

Quest’anno abbiamo vinto il “Red Dot Award” di Dusseldorf dedicato al design europeo sui prodotti. Siamo stati premiati per avere realizzato il prodotto sia esteticamente più bello sia tecnologicamente più avanzato.

Com’è la situazione del mercato nel settore camper e caravan?

La situazione del nostro settore è estremamente complessa perché, rientrando nella nicchia del lusso, non realizza prodotti di prima necessità. Ci sono veicoli anche da 300-400mila euro, che non sono l’ambizione del ceto medio, ma della persona che mira a uno stile di vita diverso. I grandi numeri sono acquistati però dal ceto medio, che oggi essendo estremamente penalizzato da tasse più elevate e dalla presenza di altre priorità, non ritiene indispensabile avere un mezzo nuovo, e quindi utilizza quello vecchio. C’è quindi un forte rallentamento dei consumi, anche se nell’ultimo anno in Europa sono stati immatricolati 143mila mezzi tra caravan e camper.

E per quanto riguarda yacht e barche?

Per quanto riguarda le imbarcazioni, a partire dal Salone Nautico di Genova dello scorso ottobre, abbiamo constatato delle prerogative fiscali e di controllo che sicuramente non incentivano l’acquisto di questo tipo di prodotti. La conseguenza è che i diversi cantieri si trovano in difficoltà, in quanto il mercato europeo ha avuto un forte ridimensionamento. La politica, da parte sua, non ha aiutato. In quanto vicepresidente dello Yacht Club Costa Smeralda vivo la realtà dell’organizzazione di regate ed eventi nautici. Anche i grandi armatori sono più restii a presenziare ai grandi eventi e alle grandi regate, e anche se accettano lo fanno nel modo più anonimo possibile, proprio per non andare a creare un impatto negativo sulla propria azienda a livello fiscale. Oggi l’idea che si finisce per avallare è che chi ha una barca è un evasore, con una tendenza a generalizzare nei confronti dei proprietari di imbarcazioni o dei diportisti.

 

In che modo si finisce per avallare questa idea?

 

I continui interventi della Guardia di finanza sui porti e sulle banchine hanno creato un clima per cui chi coltiva un proprio hobby non lo ritiene compatibile con il nostro sistema di controlli fiscali. Tutto ciò rallenta il mercato e porta alla morte delle aziende produttive. Le imprese del settore nautico che hanno chiuso e i marchi importanti che sono stati ceduti rappresentano una ferita per l’economia e per l’occupazione nel nostro Paese. E’ un’eccellenza tutta italiana, perché chiunque nel mondo volesse acquistare dalla piccola imbarcazione al grande yacht, nella maggior parte dei casi si rivolge ai produttori del nostro Paese.

 

(Pietro Vernizzi)

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