FINANZA/ 1. Pelanda: banche, un taglio può aiutare la ripresa

- Carlo Pelanda

Siamo in fase di inversione della recessione, ma non ancora in vera ripresa. Per spingere la seconda, spiega CARLO PELANDA, occorre anche intervenire sul sistema bancario

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Siamo in fase di inversione della recessione, ma non ancora in vera ripresa. Cosa manca per spingere la seconda? Certamente ci vorrebbe un segnale forte che desse maggiore fiducia ai consumatori, nonché, ovviamente, più capitale disponibile. Il governo sta impostando una legge di bilancio 2014 dove ipotizza di poter ridurre il prelievo fiscale in busta paga lasciando così più soldi nelle tasche dei salariati. Ma la proiezione più plausibile mostra che la cifra trasferita per produrre più consumi potrà essere solo di 5 miliardi, circa, all’anno in tre anni, dal 2014 al 2016. In un triennio, cioè, vi sarebbe il trasferimento di circa 15 miliardi, quasi un punto di Pil, dalla spesa pubblica a quella privata a favore dei consumi.

Questa è certamente la giusta direzione, anche se bisognerà aspettare quante, e quali, tasse in più ci saranno (ora l’orientamento è due terzi di tagli e un terzo di aumenti fiscali) perché metterà nel medio periodo qualche centinaia di euro in più all’anno a disposizione dei redditi famigliari nella classe media/salariata. Ma tale alleggerimento fiscale non sembra sufficiente per il “rimbalzo forte” che ora servirebbe. Bisognerebbe, infatti, anche indurre nelle banche una maggiore possibilità/disponibilità a erogare credito.

Da un lato, le banche stanno aumentando gli impieghi. Dall’altro, le quantità non sono sufficienti. In sintesi, c’è ancora un elevato numero di famiglie e imprese con buon merito di credito che non riesce a riceverlo o ad averne a sufficienza. Ciò, in particolare, rallenta la ripresa dei mutui casa e del disastrato settore immobiliare che è un elemento fondamentale di accelerazione della ripresa. La quantità di capitale disponibile per il credito bancario potrebbe essere aumentata cambiando la norma che ora non permette agli istituti di mettere a bilancio le perdite dovute a crediti inesigibili ottenendo una riduzione proporzionale immediata delle tasse. Va notato che nel resto dell’Europa ciò è ammesso. Questo soluzione liberebbe più denari sia per gli impieghi sia per l’auto-ricapitalizzazione delle banche.

Il punto di questo articolo è che il taglio di spesa e tasse più produttivo, salvo la priorità di rimettere più soldi nelle tasche dei salariati a favore dei consumi, sarebbe proprio quello che permette di aumentare il credito, nei modi detti. La banca che torna a cercare clienti a cui dare soldi invece di rifiutarli sarebbe anche il segnale più potente per stimolare la fiducia. Il credito è come il sangue che scorre nel corpo dell’economia ed è evidente che più ne fluirà e più rapido e forte sarà il rimbalzo.

 

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