MINI-BOND/ Così famiglie e Pmi possono “ripartire” (senza le banche)

- int. Paolo Preti

Per PAOLO PRETI, al contrario di quanto si sente dire nei talk show, il 25% delle imprese italiane si aspetta dal 2014 una crescita del fatturato e del margine già iniziata nel 2013

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Acquisto di obbligazioni in Borsa

«Grazie ai mini-bond sarà possibile creare un circolo virtuoso tra i due protagonisti dell’economia reale più sacrificati dal credito: le famiglie e le piccole imprese». Lo afferma Paolo Preti, direttore del master Piccole Imprese della Sda Bocconi, secondo cui il fatto che 35mila medie imprese italiane potranno avviare collocamenti di mini-bond nel 2014 rappresenta un’ottima notizia. Già nel 2013, 46 grandi imprese italiane hanno raccolto finanziamenti da 23 miliardi di euro sul mercato obbligazionario internazionale. Per il professor Preti, «contrariamente a quanto si sente dire nei talk show, il 25% delle imprese italiane si aspetta dal 2014 una crescita del proprio fatturato e del proprio margine, che si è già iniziata a registrare nel 2013».

Quali sono le imprese coinvolte rispettivamente dal boom delle obbligazioni e dalla corsa ai mini-bond?

Si tratta di due tipologie di aziende diverse. Da un lato abbiamo le 46 grandi imprese, dall’altra 35mila medie imprese studiate normalmente da Mediobanca. Queste ultime hanno in media tra i 10 e i 40 milioni di fatturato, ed è a questo tipo di aziende che è destinato il mini-bond.

Qual è l’obiettivo dei mini-bond?

Mettere le medie aziende nelle condizioni di accedere al credito senza passare dalle banche, dal private equity e dall’auto-finanziamento, ma riuscendo ad avere finanziamenti da parte delle famiglie italiane. Come scriveva alcuni mesi fa Ettore Gotti Tedeschi, in Italia abbiamo due grandi peculiarità a livello economico: la presenza di piccole e medie imprese e la capacità di risparmio delle famiglie italiane. Noi dobbiamo riuscire a far dialogare il risparmio delle famiglie italiane con il sostegno alle Pmi. I mini-bond sono uno strumento che va esattamente in questa direzione, anche se andrebbe esteso oltre quelle 35mila aziende che hanno già delle dimensioni di un certo tipo. Bisognerebbe coinvolgere anche le centinaia di migliaia di piccole aziende che attraverso il mini-bond potrebbero remunerare il risparmio delle famiglie italiane per garantire il futuro della propria realtà industriale.

Le famiglie italiane scommetteranno sulle Pmi?

Mass-media, banche e università hanno interesse a creare un’onda culturale che faccia percepire come i due fattori originali e peculiari dell’Italia a livello economico possano dialogare tra di loro. Non è infatti automatico che risparmio familiare e piccola e media impresa entrino in rapporto tra loro, ed è quindi in qualche modo necessario stabilire un ponte.

 

Fino a che punto è realmente conveniente investire i propri risparmi nei mini-bond?

Abbiamo letto recentemente che, dopo i cinque anni della crisi, i risparmi delle famiglie italiane per nostra grande fortuna stanno riprendendo a crescere. Un comune cittadino che porta i soldi in banca non lo fa però perché arrivino alle piccole imprese, ma per averne un ritorno economico. Non c’è quindi un automatismo tra questi due mondi, ed è fondamentale che chi ha potere di informare l’opinione pubblica, come mass-media e le università, faccia percepire i benefici per l’intero Paese legati allo strumento dei minibond.

 

Insomma, è un’occasione per l’economia reale del nostro Paese?

Sì, i soldi che dalla Bce arrivano alle nostre banche anziché essere trasferiti a famiglie e imprese sono investiti nei titoli del debito pubblico. Se riuscissimo quantomeno a utilizzare le banche per far dialogare tra loro risparmio e Pmi, le famiglie avrebbero dei tassi di interesse più convenienti e le imprese avrebbero più soldi per investire. Ciò aumenterebbe l’occupazione creando un circolo virtuoso.

 

Come si spiega il boom di obbligazioni nel 2013?

Contrariamente a quanto si sente dire nei talk show, il 25% delle imprese italiane si aspetta dal 2014 una crescita del proprio fatturato e del proprio margine, che si è già iniziata a registrare nel 2013. La conseguenza di ciò è che queste aziende che vanno bene e che emettono obbligazioni trovano poi risposta nel mercato del credito locale o internazionale.

 

(Pietro Vernizzi)

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