RIPRESA/ Pelanda: il “freno” (pericoloso) di sinistra e sindacati

- Carlo Pelanda

Secondo CARLO PELANDA, si può essere ottimisti sul futuro dell’economia, ma alla ripresa annunciata nel 2014 non seguirà il ritorno dell’occupazione. Ecco perché

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Possiamo essere ottimisti per il futuro dell’economia? Sul piano dei numeri aggregati possiamo esserlo: il Pil 2014 è proiettato tra un minimo dello 0,4% e un massimo vicino all’1%. Dopo due anni di recessione, oltre il -2% nel 2012 e circa il -1,8% nel 2013, una pur minima ripresa è una buona notizia. Ma una crescita economica così minima e lenta non contrasterà gli strascichi della recessione sul piano dell’occupazione. Infatti, la disoccupazione è prevista salire oltre il 12% attuale (dati Istat) fino a metà 2014, ma il suo riassorbimento durerà almeno 4-5 anni, forse di più.

Il punto tecnico: da un lato, è tipico che dopo ogni recessione la ripresa dell’occupazione segua con un anno o due di ritardo, perché le imprese sfruttano tutto il potenziale di capacità esistente prima di tornare ad assumere, ma dall’altro la lentezza di questo processo prevista in Italia è un fattore di destabilizzazione sistemica. Pertanto alla fine della recessione non corrisponderà una vera ripresa stabilizzante.

Il governo ha ombreggiato questo fatto, comunicando con certo trionfalismo la fine dei tempi bui. È un atteggiamento comprensibile, ma diviene inaccettabile se preso come scusa per non attivare una politica economica d’emergenza che stimoli una ripresa più robusta e accelerata e che contenga misure straordinarie di sostegno all’occupazione.

Per questo preciso motivo ritengo inaccettabile e pericolosa l’impostazione della legge di stabilità, cioè la Finanziaria 2014: poiché c’è ripresa si può mantenere il modello economico che c’è senza cambiamenti che metterebbero in difficoltà i delicati equilibri politici del momento, in particolare sul lato sinistro della maggioranza. Infatti, l’attivazione di politiche economiche e pro-occupazione d’emergenza scardinerebbe l’attuale sistema di norme relative al lavoro e dintorni.

Per esempio: (a) invece della cassa integrazione si potrebbe, con gli stessi soldi, fornire un salario pubblico temporaneo e un programma di formazione riqualificante ai senza lavoro, lasciando al contempo più libere le imprese di aggiustarsi; (b) per i giovani disoccupati potrebbe essere attivato un contratto speciale e temporaneo (5 anni) senza oneri previdenziali e totalmente flessibile, in deroga. Ma queste misure implicano modifiche normative che sindacati e sinistra, in particolare, non sono pronti ad accettare.

Quindi, per difendere la stabilità politica dell’attuale maggioranza si lascia che la società italiana corra il rischio, già evidente, di impoverimento di massa e conseguente destabilizzazione. Auguro a tutti noi che la politica trovi la luce.

 

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