RIPRESA/ Pelanda: il “metodo americano” per uscire dalla crisi

- Carlo Pelanda

Di fronte a un bilancio statale statunitense in netto miglioramento, CARLO PELANDA riconosce l’efficacia del cosiddetto “metodo americano” di gestione delle crisi

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Nel 2014 la domanda globale aumenterà portando la crescita del mercato mondiale dal 2,5% circa del 2013 al 3,6%. Se tale balzo all’insù di questo e tanti altri indici di salute economica verranno confermati, allora si potrà anche confermare la fine della crisi mondiale iniziata nell’autunno del 2008 a seguito dell’implosione del sistema finanziario statunitense e conseguente contagio globale.

Nel 2012 il Fmi prevedeva una ripresa molto lenta con termine nel 2018 perché stimava lungo il processo di risanamento di America ed Europa, centri motori del mercato internazionale. L’America, invece, sta accelerandolo. La crescita dell’economia reale ha un ritmo tale da far dichiarare a Obama che nel 2014 sarà boom, peraltro anticipato dalla crescita oltre il 3,5% del Pil statunitense nel terzo trimestre 2013.

Questi dati inducono a riconoscere l’efficacia del “metodo americano” di gestione delle crisi: aprire tutti i cordoni della borsa, dal deficit pubblico all’inondazione di liquidità da parte della Banca centrale con l’aggiunta di acquisto del debito sovrano da parte della stessa, mossa equivalente allo stampare moneta. Questo metodo ha scassato le finanze pubbliche? No, il contrario. Il bilancio statale americano sta migliorando perché la crescita così stimolata sta aumentando il gettito e quindi il riequilibrio. I soldi pubblici prestati a banche e imprese (quasi mille miliardi di dollari) stanno tornando allo Stato, con gli interessi. Sarà più delicato il ritorno a una politica monetaria normale per evitare inflazione, ma è gestibile attuandola gradualmente.

In sintesi, l’America ha fatto il danno, ma anche ha mostrato come uscirne rapidamente e rinnovata. Giappone e Regno Unito hanno seguito il metodo americano e ora sono in forte crescita, nel secondo anche grazie a un’innovazione: la Banca centrale presta a tasso zero denaro alle banche se queste a loro volta prestano a tassi contenuti alle piccole e medie imprese.

L’Eurozona, invece, resta un luogo di restrizioni monetarie, di recessione a stento contrastata, di disoccupazione e tasse crescenti, con due grandi economie ancora in piena sofferenza: Francia, in tendenza recessiva, e Italia, verso una ripresa che in realtà sarà una stagnazione. Inoltre, la Germania sta molto meno bene di quanto si pensi.

Infatti, l’Eurozona è ora un freno che rallenta la ripresa globale, mentre l’America la sta accelerando. Di fronte a questi dati è lecito chiedersi come mai il “metodo europeo”, così evidentemente sbagliato e depressivo, venga ancora perseguito senza critiche interne, senza tentativi di correggerlo. Che nel 2014 l’Europa torni alla realtà.

 

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