LA STORIA/ Il legno che “cresce” tra le gondole a Venezia

Dal 1875 la Luigi Bagarotto rifornisce il centro storico di Venezia e le isole circostanti di legnami per la costruzione di imbarcazioni, motoscafi, gondole e barche da trasporto

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gondole di venezia

Dal 1875 rifornisce il centro storico di Venezia e le isole circostanti di legnami pregiati e pannelli in compensato. La Luigi Bagarotto ha vissuto la sua epoca d’oro negli anni ’50, quando Venezia era ancora una grande città e il mercato del legno era florido e promettente. Oggi è rimasta l’unica azienda del settore a operare in quest’area geografica. Pierluigi Bagarotto, amministratore delegato della società e consigliere del direttivo di Fedecomlegno, racconta come è cambiato il mercato dagli anni ’50 a oggi.

La sua azienda è un pezzo di storia della Serenissima.

Esistiamo da 138 anni, il fondatore è stato mio nonno Luigi nel 1875, che ha cominciato come falegname ed ebanista, realizzando mobili a imitazione del ‘700 veneziano. Al Museo del Mobile di Varese c’è un esemplare di una sedia completamente intagliata realizzata da mio nonno, che dal 1920 è stato coadiuvato anche da mio padre. Nel 1955 ho terminato gli studi e ho iniziato a lavorare anch’io nell’impresa di famiglia, occupandomi soprattutto del commercio di pannelli in compensato.

Com’era la Venezia di allora?

Venezia all’epoca era una città con 160mila abitanti, c’era una notevole attività cantieristica per quanto riguarda imbarcazioni, motoscafi, gondole, barche da trasporto e piccole navi. Il settore del legno offriva quindi notevoli possibilità, tanto che nel capoluogo veneto erano presenti quattro aziende di legname: Bagarotto, Muner, Scarpa e Fiorelli. Poi Muner e Scarpa hanno deciso di chiudere e Fiorelli è fallito. Bagarotto è rimasta così l’unica impresa del legno nel centro storico di Venezia. Noi riforniamo l’intera area urbana, le isole, San Pietro in Volta, il Lido e arriviamo fino in terraferma dove si può muoversi con la barca attraverso il Canal Salso. A Fusina ci sono dei cantieri e vi importiamo il materiale. Lavoriamo inoltre con falegnami, ebanisti e cantieri che costruiscono gondole, ma anche motoscafi il cui interno è tuttora realizzato in legno.

Come è cambiato il settore del legno dagli anni ’50 a oggi?

In primo luogo dal legno massiccio siamo passati al pannello in compensato. Mentre una volta per ogni dieci pezzi di legno se ne vendevano tre in compensato, oggi il rapporto è esattamente opposto. Un tempo inoltre l’artigiano veniva a guardare le tavole una per una ed esigeva un’altissima qualità, oggi si privilegia il pacco chiuso e il prezzo ridotto. La mentalità è quella di fare presto e a buon mercato, non c’è il tempo di andare a controllare le misure e sono pochi gli esperti che hanno ancora una competenza nel giudicare le diverse qualità di legno.

Quanto si sono ridotte nel frattempo le potenzialità del mercato?

L’utilizzo del legno è in netta diminuzione, in quanto è sempre più spesso sostituito da altri materiali. Oggi sono privilegiati i pannelli OSB, che sono dei materiali d’importazione in pino. Il noce, che è il legno massiccio più bello sul mercato, non è invece più venduto in quanto nessuno lo richiede. Il legno proveniente dal mercato americano costa molto meno e una volta verniciato adeguatamente può sostituire il tiglio, il noce, il ciliegio e altri materiali pregiati che oggi difficilmente si trovano. C’è stato anche un impoverimento qualitativo in quanto le foreste italiane state sfruttate in modo eccessivo. Un tempo i tronchi si lasciavano crescere fino a un’età di 100-120 anni, oggi invece si tagliano prima.

 

Quanto sono cambiati i volumi degli affari e il fatturato dagli anni ’50 a oggi?

Negli anni ’50 a Venezia c’erano quattro aziende del legno che facevano lauti guadagni, mentre oggi è rimasta solo la mia e non abbiamo vita facile. Il fatturato è calato notevolmente, dal 2012 è diminuito del 15% rispetto al 2011. E a preoccuparmi molto è il fatturato del 2013, in quanto per il momento non vedo nessuna ripresa. La gente non sa che cosa succederà, è impaurita e non incomincia i lavori. Molti artigiani inoltre non incassano il compenso per il lavoro svolto, magari ricevono un acconto e poi quanto l’intervento è completato il cliente tergiversa. La vendita degli immobili è ferma, nessuno acquista, il costo della vita è sempre più caro e anche la gente che prima aveva un reddito decoroso non ce la fa più ad andare avanti.

 

(Pietro Vernizzi)

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