LA STORIA/ L’azienda italiana che “cerca lavoro” all’estero

Cosema è un’azienda che lavora su due unità produttive in Italia, ma che si è concentrata sempre di più sul mercato estero, in paesi come Usa, Cina e Brasile, come spiega MARCELLO RENZELLA

24.01.2014 - int. Marcello Renzella
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Nel 1952 la Cosema di Caselle (TO) cominciò a produrre i primi depuratori magnetici su licenza della Barnesdrill statunitense. Da allora il progresso della tecnologia nelle lavorazioni meccaniche ha fatto passi da gigante. Così negli anni ‘60 l’azienda avviò la produzione di filtri a gravità e successivamente dei nuovi depuratori automatici, il FAT (filtro automatico a tamburo) e l’FSP (filtro a sacca profonda), fino a diventare leader nei grandi impianti e nella centralizzazione di interi stabilimenti. Inoltre, nel corso degli ultimi anni, Cosema ha stretto collaborazioni con importanti aziende produttrici di sistemi di triturazione e compattazione del truciolo. Nel 2007, dopo esser stata proprietà di un’azienda del gruppo Fiat e poi di una multinazionale americana leader nel settore, venne acquisita da un’azienda padronale, tornando a essere di proprietà italiana. Oggi Cosema lavora su due unità produttive: oltre a quella di Caselle, in Piemonte, dove vengono assemblati tutti i depuratori e le centraline di filtrazione standard, c’è quella di Lomagna, in provincia di Lecco, dove vengono prodotti gli impianti centralizzati di grandi dimensioni e tutte le macchine di trasporto e trattamento del truciolo. In questa intervista, Marcello Renzella, responsabile commerciale di Cosema, ci parla delle prospettive di sviluppo dell’azienda.


Come avete chiuso il 2013?

Il 2013 è stato un anno difficile. Abbiamo registrato una flessione rispetto agli ultimi due anni che erano stati di lenta risalita se paragonati al 2009, l’anno peggiore per la macchina utensile e il mondo che le gravita attorno.

Che difficoltà avete avuto?

Lo abbiamo visto soprattutto in estate. Normalmente, prima della chiusura estiva, verso luglio, rileviamo sempre un numero crescente di ordini. Lo scorso anno invece, sul mercato italiano c’è stato un blocco pressoché completo per quanto riguarda la manutenzione straordinaria degli impianti. Il mercato estero si è comportato invece in maniera leggermente diversa.

In che modo?

Intendo dire che all’estero non c’è stata crescita rilevante, ma una decrescita più lenta rispetto al mercato italiano che ha avuto flessioni importanti. Dall’estate fino a fine anno abbiamo registrato un calo a livello di ordinato. A fine anno non abbiamo registrato aumenti, anche se va detto che noi siamo un po’ in ritardo rispetto all’utilizzatore finale della macchina utensile perché arriviamo in fondo al ciclo produttivo. Se in generale c’è stato un aumento verso novembre-dicembre noi ne beneficeremo verso febbraio-marzo.

L’estero per voi è uno sbocco importante.

Sì. In questi ultimi anni ci siamo concentrati sempre più verso il mercato estero che riesce a compensare la carenza della domanda in Italia.

Dove siete presenti all’estero?

L’anno scorso abbiamo incrementato la nostra presenza in paesi dove prima arrivavamo solo indirettamente. Adesso, con nuovi agenti e distributori, abbiamo aumentato la nostra presenza in paesi strategici come la Cina, dove avevamo già ottenuto buoni risultati di vendita a livello indiretto, servendo un costruttore di macchine utensili italiano che esporta in quel Paese. L’anno scorso la nostra produzione di impianti per il mercato cinese è stata ottima. Inoltre…

Inoltre?

L’anno scorso abbiamo anche finalizzato il rapporto con un agente distributore in Cina in modo da completare entro quest’anno una presenza diretta su quel mercato. Cominciamo quindi con un commerciale per arrivare poi a una ministruttura sul posto per il service e il post vendita, in modo da rafforzare la nostra presenza.

 

In quali altri paesi siete presenti?

L’altro mercato che abbiamo iniziato a presidiare attentamente l’anno scorso è quello brasiliano; anche lì abbiamo stretto un accordo con una società commerciale per cominciare a distribuire direttamente i nostri prodotti su quel mercato.

 

Che risposte ottenete?

Sul mercato cinese abbiamo cominciato a vedere qualche buon risultato; su quello brasiliano invece è più difficile. Però sappiamo che lì ci vuole tempo. Secondo me, riusciremo ad avere risposte positive e anche i primi ordinativi verso la metà di quest’anno. Ci vuole chiaramente del tempo per cominciare a penetrare nelle aziende strategiche e cominciare a fare offerte e piazzare qualche ordine.

 

Prospettive di sviluppo?

Parliamo sempre di mercato estero, perché sappiamo che quello italiano è sempre in contrazione e ogni anno perde quote importanti. Abbiamo buone prospettive di aumentare il nostro fatturato sul mercato americano, che l’anno scorso ha cominciato a rispondere molto bene, dopo essersi fermato negli anni 2009-2011. Dal 2012 gli Usa per noi sono uno dei mercati migliori, che hanno avuto un’ottima ripresa. Lì abbiamo aumentato la nostra quota di mercato anche rispetto agli anni buoni, il 2007 e 2008. Abbiamo constatato una sorta di controtendenza, almeno per quanto riguarda il nostro prodotto. Quindi stiamo puntando molto sugli Stati Uniti: abbiamo un ottimo distributore, ma ne stiamo cercando altri, visto che il territorio è talmente vasto.

 

Secondo il Centro Studi e Cultura d’Impresa Ucimu, per il 2014 si prevede un aumento della produzione attorno al 5%. Vi ritrovate in questi numeri?

Se dovesse uscire tutto quello che abbiamo in cantiere, risponderei di sì. Direi sicuramente sì rispetto all’anno scorso, visto che i risultati sono stati così bassi che non possiamo che migliorare. Sicuramente avremo una risalita. L’anno scorso abbiamo prodotto una quantità enorme di offerte, anche rispetto agli altri anni. Significa che il mercato vuol fare qualcosa. Quello che ha fermato gli investimenti è stata la mancanza di liquidità generale, che oggi si comincia a sentire anche all’estero. 

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