I NUMERI/ Ripresa, export, lavoro: luce e ombre dalla “locomotiva” del nord-est

Luci e ombre dal nord-est. Meglio, dalla provincia vicentina, terza in Italia, dopo Milano e Torino, in termini di Pil. Ce ne parla GIANNI ZEN attraverso molti dati

21.02.2014 - Gianni Zen
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Luci e ombre dal nord-est. Meglio, dalla provincia vicentina, terza in Italia, dopo Milano e Torino, in termini di Pil. Partiamo dalle ombre: l’export non tira più in Italia. Il bilancio 2013 ha segnato, infatti, un segno meno (-0,1%). Quasi a dire che il “made in italy” ha subito una battuta d’arresto, tornando al 2009. Un’informazione che va, però, integrata a questa battuta d’arresto porta a un pensiero positivo, nonostante tutto. Secondo l’Istat, non va dimenticato il dato derivante dal surplus degli scambi, che ha raggiunto i 30,4 miliardi di euro, mai così alto dal 1996. L’avanzo, da dove proviene? Dalla caduta delle importazioni, scese del 5,5%. È il dato più basso degli ultimi quattro anni. Ma se diamo uno sguardo al mese di dicembre del 2013 otteniamo notizie ancora diverse: c’è stato un rimbalzo rispetto a novembre del 5,1% con gli acquisti saliti del 3,6%. Dati, come si vede, in chiaroscuro, che ci portano oltre le “ombre”, cioè a qualche spiraglio di luce.

Se, ad esempio, diamo un’occhiata alle informazioni fornite dal Centro Studi di Confindustria Vicenza, come si è detto la terza in Italia, vediamo una crescita, negli ultimi tre mesi del 2013, della produzione di un significativo 2,1%. La percentuale più importante di tutto il Veneto. Mentre il trimestre precedente, sempre a Vicenza, era stato un +1,8%. Nonostante quindi, sempre dai dati Istat, un calo industriale per il 2013 del 3%, troviamo la provincia vicentina a fare da traino, seppur timido, alla ripresa non solo nel nord-est.

Si tratta di un’inversione di tendenza che offre, si diceva, segnali di speranza. Secondo UnionCamere veneta il dato regionale indica un +1,4%, sempre negli ultimi tre mesi 2013. Il 40% delle aziende, cioè, indica un aumento di produzione, contro un 26% che segna un ulteriore calo. Il saldo positivo è +14%, segnale che non si registrava da oltre un anno. Il riscontro ci porta dunque a dire che, per una fetta significativa, l’export sale, mentre in generale non cala il mercato interno. L’inversione di tendenza si nota verso i partner europei (+4,4% di esportazioni), ma anche verso i paesi extraeuropei (+3,6%). Secondo Confindustria Vicenza, anche le piccole e medie aziende segnano questa inversione: verso l’Europa le esportazioni crescono del 3% e del 2,9% verso i paesi extraeuropei.

A essere decisivo, comunque, è il mercato interno. Mentre nell’ultimo trimestre del 2012 il calo era stato del 4,5%, nell’ultimo trimestre del 2013 si è registrata una sostanziale stabilità. Diminuiscono le aziende che denunciano ritardi negli incassi (dal 60% al 44%) o difficoltà a livello di liquidità (dal 33 al 30%). Per il valore delle materie prime, il 37% delle aziende segnala un aumento dell’1,7%, mentre i prezzi dei prodotti cresce solo dello 0,3%.

Qual è, poi, l’orizzonte temporale di vita produttiva delle aziende, cioè il “portafoglio ordini”? Il 90% ha come prospettiva i tre mesi, mentre per il 38% un solo mese. Sul piano occupazione, invece, continuano le difficoltà: nell’ultimo trimestre del 2013 si è avuto un calo ulteriore dello 0,3% contro lo 0,7% dello stesso periodo dell’anno precedente. Per il 69% il personale sarà lo stesso anche per il 2014, mentre per il 16% pensa a un ulteriore calo.

I settori produttivi che segnano valori positivi sono l’industria chimica e quella alimentare, mentre stabili sono la meccanica, il sistema moda e la concia, in difficoltà l’industria orafa e quella della carta e della grafica, ed in negativo quella del mobile e delle materie plastiche. Prospettive per il 2014? Per gli imprenditori, quest’anno ci sarà una ripresa “incerta e debole”, con un +0,7% della produzione industriale, un calo ulteriore del mercato interno ed un aumento del 2% dell’export, con l’occupazione, infine, che rimarrà stabile.

Solo il 26%, infine, ha in mente piani di investimento, mentre il 40% resta in attesa di segnali di certezza prima di immaginare nuovi scenari. Come si diceva, luci e ombre.

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