IL FATTO/ La scuola che “salva” giovani e imprese

Con il prossimo anno scolastico prenderanno il via i corsi del nuovo Istituto Tecnico Superiore della Fondazione Rosario Messina. GIOVANNI ANZANI ci spiega la loro importanza

07.03.2014 - int. Giovanni Anzani
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Con il prossimo anno scolastico prenderanno il via i corsi del nuovo Istituto Tecnico Superiore della Fondazione Rosario Messina che formerà giovani specializzati per il comparto del Legno-Arredo. Il nuovo “Istituto Tecnico Superiore del Sistema Casa nel made in Italy” intitolato allo storico Presidente di Flou e di FederlegnoArredo scomparso nel 2011 ha sede a Lentate sul Seveso e propone un corso biennale di “Tecnico Superiore per il prodotto, il marketing e l’internazionalizzazione nel Settore Legno-Arredo”. Destinato a giovani in possesso di un diploma, prevede moduli formativi con un’intensa alternanza scuola-lavoro, tra cui 300 ore di stage annuali in uffici commerciali esteri e in aziende del territorio. La Fondazione Rosario Messina, costituita di recente e finanziata da Regione Lombardia, punta sulla formazione professionale per rispondere al gap tra la crescente disoccupazione giovanile e la richiesta di tecnici specializzati nel settore del Legno-Arredo, storicamente uno dei portabandiera del made in Italy nel mondo. A Giovanni Anzani, che della Fondazione è Presidente oltre a esserlo di Assoarredo, abbiamo chiesto di raccontarci come nasce l’iniziativa e che risultati intende ottenere.

Come nasce questa iniziativa e a quale esigenza risponde?

Vogliamo dare un’opportunità ai giovani e nello stesso tempo porre le basi per il futuro delle nostre imprese. In questi anni stiamo vedendo che le nostre imprese non hanno più la capacità di attrarre i giovani. In questo modo rischiamo di perdere un patrimonio importante.

Che patrimonio?

La nostra capacità di fare, la nostra cultura del fare che sono davvero straordinarie. Il rischio è che si perda quella capacità unica in Italia di fare le cose e di farle bene; di interpretare i disegni di un architetto, di lavorare qualsiasi tipo di materiale; tutte cose che ci arrivano dalla tradizione.

Come si può fare per evitare questo pericolo?

Bisogna fare in modo che non si interrompa il passaggio che è andato avanti per generazioni tra padri e figli che si sono tramandati questi saperi; altrimenti chi insegnerà ai giovani quei mestieri che sono fondamentali per il futuro del nostro Paese? Non dobbiamo dimenticare una cosa.

Cosa?

Che abbiamo avuto maestri come Leonardo da Vinci, Canova, Michelangelo, ecc. Se perdiamo questa cultura, come possiamo combattere sui mercati internazionali, dove le tecnologie si comprano, il design si copia e così via? Questa cultura del bello è solo nostra, è tutta italiana. Lo testimonia il fatto che tutti gli architetti di fama mondiale vengono nelle nostre aziende a realizzare le loro idee.

Per questo occorre una scuola, è così?

Proprio così. Dopo aver attratto questi ragazzi bisogna anche formarli per fare in modo che abbiano un domani, un posto di lavoro, e possano appassionarsi a un mondo straordinario come quello dell’arredo.

 

Cosa sarà in grado di fare un giovane che si diploma nella vostra scuola?

L’Istituto tecnico superiore si propone di formare tecnici commerciali che avranno una conoscenza di base del mondo del legno arredo che riguarderà i materiali i tipi di lavorazione e tutto il resto. Ma soprattutto che parleranno inglese e andranno in giro per il mondo a portare a casa il lavoro per le nostre imprese che potranno così mantenere la loro leadership. Se perdiamo questa scommessa abbiamo fallito.

 

Ai giovani in cerca di lavoro che opportunità offrono le aziende del vostro settore?

Oggi purtroppo molte aziende del nostro settore stanno attraversando un momento drammatico; il mercato interno sta soffrendo moltissimo e il business si fa all’estero. Per questo abbiamo bisogno di giovani con una formazione a più livelli da inserire nei nostri organici. Noi siamo come lo yogurt, abbiamo una data di scadenza, per questo dobbiamo puntare sui giovani. Che abbiano però una formazione adeguata. In questo modo otterremmo anche un altro risultato.

 

Quale?

Quello di avvicinarci alle scuole di formazione di paesi come Germania, Austria e Svizzera, dove alla mattina si fa scuola e nel pomeriggio si va nelle imprese a imparare un mestiere. Da noi invece noi gli istituti storici di formazione sono stati chiusi o trasformati in licei artistici.

 

Che risposta vi aspettate?

Abbiamo superato le difficoltà burocratiche che in Italia sono sempre enormi; la partenza quindi era stata piuttosto lenta. Per l’anno prossimo abbiamo già 25 nuovi scritti. Questo ci fa pensare che pur essendo una scuola sperimentale siamo sulla strada giusta.

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