IMPRESE FALLITE/ Ecco cosa c’è dietro al “record” italiano

- int. Oscar Giannino

Per OSCAR GIANNINO, dagli ultimi dati emerge un quadro preoccupante, con le imprese sottoposte a forti tensioni e nello stesso tempo un raffreddamento delle attese dal commercio mondiale

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Un negozio chiuso per fallimento (Infophoto)

Nei primi tre mesi del 2013 si sono registrati 3.811 fallimenti di imprese italiane, il 4,6% in più rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. È quanto emerge dai dati Cerved, secondo cui nel primo trimestre 2014 le chiusure aziendali sono state in tutto 23mila, il 3,5% in meno rispetto ai primi tre mesi del 2013. Diminuiscono le liquidazioni volontarie (-5%) e le procedure non fallimentari (-1,4%), e il ricorso al pre-concordato scende del 48% grazie ai correttivi introdotti nel “decreto del fare”. Il giornalista economico Oscar Giannino spiega di trovarlo «un quadro preoccupante, per cui l’Italia continuerà ad avere un’enorme torsione nel mondo delle imprese e nello stesso tempo ci sarà un raffreddamento delle attese dal commercio mondiale. Mentre sul piano delle politiche economiche a livello nazionale avremo un quadro di stimoli che verosimilmente nell’anno non aggiunge nulla e a livello europeo c’è la speranza che la Bce intervenga in modo efficace».

Giannino, il quadro che emerge dagli ultimi dati significa che la ripresa non è ancora incominciata?

Innanzitutto parliamo di un dato oggettivo, quello dell’Istat sul Pil di ieri che spero contribuisca a riportare l’attenzione sugli andamenti reali. Dopo l’ultimo trimestre 2013 con un +0,1% congiunturale, abbiamo un primo trimestre 2014 che torna al -0,1% su base mensile e al -0,5% su base annuale.

Qual è il contesto internazionale in cui si inseriscono i dati sull’Italia?

Temo che in questi mesi la speranza che pure si legge nell’andamento di indicatori sintetici che anticipano il futuro come quello Pmi sulle imprese italiane ed europee debba vare i conti con delle condizioni internazionali nel frattempo peggiorate. Le attese di crescita si sono raffreddate, in quanto la scorsa settimana l’Ocse le ha diminuite relativamente al 2014 per tutte le macroaree mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Russia agli altri Paesi emergenti. La crisi ucraina sta producendo effetti significativi sull’economia europea. Il commercio mondiale salirà del 2,3-2,4%, che non basta a trainare la ripresa italiana.

Come valuta il nuovo record dei fallimenti delle imprese italiane?

Il numero di fallimenti non incorpora affatto le attese di fiducia sul futuro, ma è un elemento con caratteristiche di discronia rispetto all’andamento reale. A distanza di alcuni trimestri, si scaricano in termini negativi i tentativi di tenere aperta l’impresa. Quindi noi continueremo ad andare avanti per un po’ con dati peggiori dell’andamento reale, che già di per sé è piatto. Questo spiega la crescita tendenziale del numero dei fallimenti.

 

Quanto la preoccupa questo peggioramento?

Il fatto più preoccupante non è tanto che aumentino i fallimenti, ma che l’andamento reale dell’economia non sia così ottimistico come molti hanno sperato. Ci sono fattori internazionali che raffreddano le attese, per l’economia italiana il commercio mondiale è una componente fondamentale, e il fatto che quest’ultimo non stia andando bene influenza negativamente il nostro Paese. Draghi ha annunciato che a giugno la Bce adotterà degli interventi non ortodossi sul mercato. Possiamo sperare che ciò rappresenti una spintarella anche per l’Italia.

 

Le riforme di Renzi potranno fare da volano alla nostra economia?

La riforma delle regole del mercato del lavoro produrrà un effetto nel medio periodo, e quindi occorreranno mesi prima che ciò rilanci l’economia. La delega sul codice semplificato, il contratto triennale, lo strumento universale di sussidio per chi perde il lavoro, sono tutte misure che produrranno i loro effetti molto più avanti nel tempo. Nel frattempo non sono previsti altri sgravi alle imprese, e quindi bisogna attendere la prossima legge di stabilità. Abbiamo un quadro che fino alla fine dell’anno sarà molto avaro di stimoli interni. La Bce adotterà le sue misure in giugno, ma bisognerà vedere quali effetti ciò produrrà sull’Italia. Molto dipenderà se negli strumenti non ortodossi ci sarà una componente elevata di acquisti di Abs come mi auguro, oppure se ci si limiterà all’acquisto di titolo corporate con la tripla A.

 

(Pietro Vernizzi)

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