TASSE/ Irap e imprese, la “rottamazione” incompiuta di Renzi

- int. Paolo Preti

Per PAOLO PRETI, la tassa dovrebbe essere azzerata, perché solo in Italia esiste un’imposta di questo tipo che si basa sulla filosofia per cui più persone assume un’azienda e più tasse paga

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«Per quanto riguarda la riduzione della pressione fiscale alle imprese si può senz’altro fare di più, ma un taglio del 10% a una tassa odiosa come l’Irap è già di per sé un risultato. Non capisco chi punta il dito a tutti i costi sulle imperfezioni del decreto Irpef, in quanto nel complesso si tratta comunque di misure positive». Ne è convinto il professor Paolo Preti, direttore del master Piccole Imprese dell’Sda Bocconi, dopo le polemiche di diversi quotidiani secondo i quali il taglio delle tasse per le imprese annunciato dal governo sarebbe solo un bluff. Come rimarcato da diverse parti, il decreto Irpef ha imposto alle aziende il pagamento in un’unica soluzione anziché dilazionato per l’imposta sostitutiva riguardante la rivalutazione dei beni d’impresa, il 2014 sarà il secondo anno con i maxi acconti Ires e soprattutto le imprese dovranno continuare a pagare buona parte dell’imposta regionale sul valore aggiunto. «L’Irap andrebbe azzerata perché rappresenta un’ingiustizia inammissibile – sottolinea il professor Preti – ma già abbassarla del 10% è un passo in avanti».

Il governo Renzi dà alle imprese con una mano, e nello stesso tempo toglie con l’altra …

Da un punto di vista simbolico sono misure molto positive, anche se sul piano pratico rischiano di lasciare le cose come stanno e quindi bisogna fare di più. Ritengo comunque encomiabile il fatto di abbassare, sia pure solo del 10%, una tassa odiosa come l’Irap, la quale valuta non tanto i risultati ma l’occupazione. Se poi approfondiamo i contenuti del decreto Irpef emergono anche gli aspetti parziali, che non vanno a eliminare quelli positivi ma li ridimensionano notevolmente. Ritengo che non si possa parlare di un aumento della tassazione sulle imprese, in quanto mi risulta che diminuirà.

Complessivamente per quanto riguarda le imprese ritiene che sia un provvedimento che funziona?

Certamente sì. Per ora stiamo parlando ancora di annunci e mancano i dettagli sui regolamenti. L’annuncio del governo Renzi è del tutto encomiabile, funziona anche per la carica di positività che dà alle imprese. Se poi vogliamo vedere gli aspetti negativi possiamo farne un elenco estremamente lungo, ma è un elenco che ridimensiona senza annullare la mia prima considerazione sulla sua positività.

Quindi gli aspetti positivi alla fine prevalgono?

Non voglio essere un ottimista fine a se stesso. Nello stesso tempo pur vedendo gli aspetti critici,non voglio sottolinearli eccessivamente per non ricadere nella parte dei commentatori che di fronte a qualunque cosa si faccia parlano solo del bicchiere mezzo vuoto. La perfezione non è di questo mondo, e ciascun provvedimento è composto di una parte di bene e di una di male. Nel caso dei provvedimenti fiscali per le imprese del governo Renzi preferisco vedere la parte di bene. Anche se non mi nascondo che se l’Irap fosse stata ridotta del 40%, mantenendo il pagamento dell’imposta sostitutiva riguardante la rivalutazione dei beni d’impresa in tre rate, sarebbe ancora meglio.

 

In Europa la pressione fiscale sulle imprese è meno elevata che da noi. Di quanto dovrebbe calare anche in Italia per rendere le nostre aziende competitive?

L’Irap dovrebbe essere azzerata. Solo in Italia esiste un’imposta di questo tipo, che si basa sulla filosofia secondo cui più persone assume un’azienda e più tasse paga. Un’impresa paradossalmente potrebbe assumere decine di persone e non produrre risultati economici positivi sotto forma di utili. In questo modo non pagherebbe tasse sul reddito prodotto, ma dovrebbe comunque versare l’Irap sulla quantità di persone che ha assunto. La ritengo un’ingiustizia inammissibile, soprattutto in un momento in cui l’occupazione è uno dei problemi fondamentali del Paese.

 

Berlusconi ha dichiarato di avere scoperto che Palazzo Chigi starebbe pensando a “una legge patrimoniale per 400 miliardi”. Che cosa ne pensa di questa affermazione?

Siamo in piena campagna elettorale, tra 20 giorni si vota e se Berlusconi non avesse fatto questa affermazione adesso i giornalisti non sarebbero qui a parlarne. Dalle mie conoscenze mi risulta che questo governo non abbia intenzione di procedere ad alcuna patrimoniale almeno nei prossimi due anni. Di certo va escluso che possano pensare a una patrimoniale da 400 miliardi, che mi sembra davvero spropositata. Capisco che un politico in difficoltà sia personale sia come partito, a 20 giorni da un voto che rischia di consegnarlo al ruolo di terza forza del Paese, cerchi in tutti i modi di rimontare.

 

(Pietro Vernizzi)





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