FINANZA/ Pelanda: Italia, la caccia alla ripresa può partire dal “pacchetto Draghi”

- Carlo Pelanda

Le recenti misure della Bce aumenteranno l’offerta di credito potenziale alle imprese. Per l’Italia sarà importante riavviare il settore immobiliare, spiega CARLO PELANDA

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I fattori principali che rallentano la ripresa sono: la restrizione del credito, l’eccesso di drenaggio fiscale, il valore di cambio elevato dell’euro. Le recenti misure della Bce aumenteranno l’offerta di credito potenziale alle imprese. In particolare, attraverso il programma Tltro, la Bce presterà alla banche denari a basso costo alla condizione che questi vengano impiegati per finanziare le aziende.

Quando si sentirà l’effetto benefico? Da settembre in poi. Entro fine giugno la Banca d’Italia preparerà gli schemi per l’operatività del programma nel sistema bancario italiano. Due temi cruciali. La Bce non ha voluto estendere la facilitazione del credito ai mutui immobiliari per non alimentare bolle in alcune aree dell’Eurozona. Ma in Italia il settore immobiliare è depresso e va stimolato con assoluta priorità.

Probabilmente Bankitalia studierà un modo per far fluire il credito verso le famiglie alla ricerca di un mutuo casa. Altrettanto importante è l’ipotesi di ridare accesso al credito alle imprese che lo hanno perso perché ferite nel conto economico e in quello patrimoniale nel recente passato recessivo, ma vive e con prospettiva di continuità. Questa fondamentale azione di ripristino della circolazione sanguigna nel corpo ancora malato dell’economia italiana dovrà essere armonizzata con il fondo di garanzia statale dei prestiti, che è stato potenziato fino a 10 miliardi.

Penso di esprimere l’opinione di tutti nell’augurare che questi segnali, finalmente, di attivismo anticrisi diventino realtà il prima possibile. C’è meno ottimismo, tuttavia, sul fronte della riduzione dei pesi fiscali: non c’è alcunché all’orizzonte di veramente significativo. Sul piano del cambio il mercato internazionale sembra non aver trovato motivi nell’azione espansiva della Bce per far scendere l’euro contro il dollaro in misura sufficiente per dare impulso all’export europeo.

Ciò sembra strano perché la Bce ha ridotto il costo del denaro allo 0,15% nonché aumentato notevolmente in diversi modi la liquidità del sistema, azioni che tipicamente indicano una postura svalutativa. Ma è meno strano se si osservano alcuni dettagli dell’azione Bce, per esempio la dichiarazione che i tassi non scenderanno più, che hanno limitato il segnale svalutativo. Probabilmente la Bce ha scambiato con la Germania, irritata dalla manovre espansive, il mantenimento del cambio forte con il consenso per fare il resto.

Comunque per l’Italia sono più importanti il ripristino del credito e il riavvio del settore immobiliare. Se verranno confermati, la crescita nel secondo semestre avrà impulso, promettendo un 2015 migliore delle previsioni correnti.

 

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