ASSOPANNELLI / Qualità e standard sono questioni educative: l’intervista al presidente Paolo Fantoni

- int. Paolo Fantoni

Assopannelli: l’intervista al presidente Paolo Fantoni, leader anche di EPF sulle regolamentazioni delle norme europee sui pannelli e sulle emissioni di formaldeide. La qualità è educativa

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Paolo Fantoni, presidente Assopannelli

Chi lo dice che la qualità sia per forza lontana da una crescita economica? Bene, l’esperienza del settore mobili e pannelli in Italia è un esempio lampante in questa direzione: oggi alle ore 13 si è tenuta un’importante conferenza di Assopannelli – l’associazione italiana nel settore dei pannelli che fa riferimento alla grande filiera di FederlegnoArredo – all’interno della manifestazione fieristica SICAM che dal 13 al 16 ottobre è presente a Pordenone. È intervenuto all’interno della conferenza il presidente di Assopannelli, Palo Fantoni che da giugno scorso è diventato anche Presidente della European Panel Foundation (EPF), la federazione europea che riunisce le associazioni di 25 paesi e rappresenta circa 5000 aziende in Europa. Tra i vari temi dibattuti, quello della qualità e della sostenibilità – specie all’interno della regolamentazione sulle emissioni di formaldeide nei pannelli di legno – hanno avuto la priorità, come da statuto dell’opera di Assopannelli in questi tanti anni di industria nel settore del mobile. Per avere un’idea più chiara dell’intera faccenda e per scoprire come lavora più da vicino in queste tematiche la filiera dei pannelli, abbiamo raggiunto per un’intervista esclusiva proprio Paolo Fantoni.

Presidente Fantoni, come punto primario del suo mandato ha fissato la questione dello standard E1 per la formaldeide: come mai c’è questa disparità in Europa?
Per capire tutto quanto bisogna fare una premessa: la formaldeide è un gas presente in natura in tantissimi tessuti, materiali o sostanze come formaggi, alito dell’uomo ma anche la pelle. Nella realtà non esiste una casistica sulla sua pericolosità nell’utilizzo industriale e anche noi nelle nostre aziende non l’abbiamo mai riscontrato, eppure circa 20 anni fa l’organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha segnalato come sostanza sospetta cancerogena, senza la certezza ma indicandone alcuni rischi. Da allora sia in Italia che nella Federazione Europea dei Pannelli (EPF) abbiamo cercato di ridurre le emissioni di questa sostanza, abbassando e di molto le percentuali.

Ma anche a livello normativo è stato fissato uno standard minimo o rimane una decisione “volontaristica”?
Oggi le emissioni dei pannelli è molto inferiore e l’industria del nostro settore in EPF ha provveduto a realizzare solo pannelli con standard E1 (prima invece era E2 lo standard medio dei pannelli). Nel 2007 poi la nostra federazione europea ha deciso di impegnarsi a produrre solamente pannelli E1, spontaneamente. Ma è rimasta volontaria questa scelta anche se molto netta: infatti anche senza normativa europea, abbiamo stabilito che chi non rispetta questo criterio non può entrare a far parte di EPF, vi è proprio una sottoscrizione nello statuto di regolamento.

E in Italia?
Nel 2008 in Italia, anche come Assopannelli, abbiamo cercato la collaborazione con l’organizzazione della sanità nazionale, in modo che la prescrizione diventasse anche legge dello stato: in questo modo si poteva tutelare consumatori, importatori e produttori allo stesso tempo, e così è stato fatto.

Ma dunque la disparità da dove nasce?

Purtroppo il recinto in Europa in tutto questo tempo è rimasto aperto all’ingresso di pannelli fatti da paesi più “disinvolti”, con il mancato rispetto dell’E1. A questo punto però sono diventato presidente di EPF nello scorso giugno e ho posto subito come caposaldo irrinunciabile una volontà collettiva e collegiale di accettare lo standard E1; per fare questo però avevamo due modi e strade possibili. O andando direttamente a Bruxelles e chiedere di far emettere una direttiva su tutti gli stati, anche se questo avrebbe significato tempistiche molto lunghe, dato che poi ogni singolo parlamento nazionale avrebbe dovuto trovare il tempo di approvarla. Oppure, ed è ciò che stiamo facendo avendo valutato come la scelta migliore, andare da ogni singolo ministero nazionale europeo per cercare di convincerli che la normativa vigente in Italia è la migliore in questo campo e che tutela davvero tutti. 

 

Ma dunque il problema rimane l’importazione di pannelli con formaldeide non adeguata, è corretto?
Esatto, e lei sta anticipando una tematica che è più economica che tecnica: vede, la produzione delle aziende federate in EPF è il 91% dell’intera produzione europea, il problema è dunque sulle importazioni. Come giustamente anticipava, applicando la nostra normativa, i maggiori vantaggi non sono per gli interessi della nostra federazione, dato che già da noi ci siamo dati questa regola interna, quanto piuttosto gli interessi dell’intera filiera dei mobile. Nel futuro potrebbero essere sempre di più i mobili e il legno di scarsa qualità e dannosa, dobbiamo regolarizzare tutto prima che sia tardi. 

 

Attenzione alla sostenibilità: su quali altre strade vi state muovendo?
Le anticipo che noi come federazione abbiamo intenzione di fare ulteriori passi avanti: stiamo studiando la possibilità di adattare uno standard ancora più basso per le emissioni di formaldeide ma non come obbligatorietà di legge, più per una questione imprenditoriale. Vogliamo preparare il campo alle nostre aziende e a tutta la filiera del mobile con un sistema di criteri di qualità a cui potersi relazionare e paragonare costantemente per crescere ancora meglio.

 

Un esempio?
Oggi per dire, un pannello, che sia grezzo o nobilitato, è valutato nella sua emissione solo a manufatto finito ma questo non lo ritengo corretto dato che, ad esempio, spesso questo standard è raggiunto perché il pannello viene sigillato con della carta melaninica, ma sotto, il pezzo di legno produce molte più emissioni dannose di quelle protocollate per legge. 

 

Ricorda molto da vicino un recentissimo caso…

Esatto, è proprio questo che intendevo, avviene come per la Volkswagen, se mi perdona la divagazione: ci vuole invece una maggiore trasparenza per tutti, vogliamo garantire che il nostro pannello interno sia sempre di standard definito di emissione controllata e lavorare ancora meglio perché sia una possibilità per tutti. 

 

Da ultimo, come vanno i rapporti e le esportazioni/importazione dall’Africa, un altro dei punti indicati come centrale nella sua presidenza?
Africa è problema e opportunità assieme: stiamo preparando un progetto per far sì che anche quel mondo abbia a dotarsi di strutture e criteri con gli stessi parametri e standard dei nostri. La mia visione è che dobbiamo avere confronto attivo con loro in modo che crescano con parametri europei e norme che usiamo qui nel nostro continente per evitare una crescita al ribasso. 

 

Sembra quasi una questione prettamente educativa…
Esattamente così, se non facciamo questo loro potrebbero adeguarsi a standard immediatamente più “facili” (cinesi, americani etc.) ma in cui la qualità e l’efficienza finale calerebbero vistosamente. Io come presidente di EPF vorrei riuscire a invitare i ministeri dei paesi africani qui in Italia e Germania in modo che i loro tecnici possano capire le logiche buone e le strutture necessarie per sviluppare un certo tipo di lavorazione e qualità

 

(Niccolò Magnani)

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