RIPRESA?/ Italia, lo “stock” che vale più del Pil

- int. Luigi Campiglio

Per LUIGI CAMPIGLIO, la revisione verso l’alto delle stime Ocse è fondata. Le prospettive ottimistiche si basano però sulle esportazioni e non invece sulla ripresa della domanda interna

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Economia e Pil (Infophoto)

L’Ocse migliora le sue previsioni sull’economia italiana. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico stima un incremento del Pil pari allo 0,4%nel 2015 e all’1,3% nel 2016. I dati sono pubblicati nel rapporto annuale sull’Italia presentato ieri, e sono in netto miglioramento rispetto a quelli usciti il 6 novembre alla vigilia del G20 in Australia. Tre mesi fa le previsioni sul Pil italiano erano pari al +0,2% nel 2015 e al +1% nel 2016. Dopo il segno meno degli ultimi tre anni, migliora lievemente anche l’occupazione con il +0,1% nel 2015 e il +0,4% nel 2016. La disoccupazione passerà dal 12,4% del 2014 al 12,3% del 2015 e all’11,8% del 2016. In miglioramento anche il rapporto deficit/Pil, che scenderà dal 3% del 2014 al 2,7% del 2015 e all’1,8% del 2016. Il pagamento degli interessi continuerà però a pesare sul nostro Paese con il rapporto debito/Pil che crescerà dal 130,6% del 2014 al 132,8% del 2015 e al 133,5% del 2016.

Secondo i tecnici dell’Ocse, l’Italia deve dare la massima priorità alla riforma del lavoro per aumentare l’occupazione e la produttività. In particolare, si sollecita il nostro Paese ad “attuare pienamente il contratto unico a tutela crescente, che prevede che le tutele aumentino gradualmente con il passare del tempo, pur salvaguardando i contratti esistenti”. Dati significativi sul nostro Paese emergono anche dal rapporto di Caritas Europa sull’impatto della crisi, secondo cui sono a rischio povertà il 28,4% degli abitanti dell’Italia e il 24,5% dell’Ue a 28.

Lei ritiene che “l’ottimismo” dell’Ocse sia fondato?

La revisione verso l’alto delle stime è fondata, quantomeno in assenza di altri fenomeni di perturbazione a partire dalla questione dell’accordo con la Grecia. Le prospettive ottimistiche si basano però sulle esportazioni, e non invece sulla domanda interna.

Come sta evolvendo lo scenario italiano?

Nel 2014 l’Italia è stato l’unico grande Paese in Europa che ha continuato ad avere un Pil con segno negativo, che però si è andato attenuando, tanto che nell’ultimo trimestre la crescita congiunturale è stata pari a zero. Nel frattempo la Spagna è cresciuta. Un fatto che in parte non stupisce, perché la caduta spagnola era stata più forte e il rimbalzo è risultato di conseguenza più facile.

Le previsioni Ocse mettono nel conto una crescita più robusta dell’economia europea e mondiale. Quali saranno gli effetti per il nostro Paese?

Di questo l’Italia può beneficiare, perché c’è una serie di premesse favorevoli. Tra le altre l’espansione dell’economia mondiale, la diminuzione del tasso di cambio euro-dollaro che avvantaggia le esportazioni e la manovra della Bce che potrebbe dare più respiro all’economia e alle imprese nazionali.

Che cosa si può fare per ridare ossigeno alla domanda interna?

Oltre a quanto fatto per rilanciare il mercato del lavoro, occorrono due importanti riforme: quella della burocrazia legata ai tempi tecnici del mondo del lavoro e dell’impresa e quella dei tempi della giustizia. Fatte queste due premesse, supponendo che con il 2014 si chiuda la fase negativa, non va dimenticato che a partire dal 2009 abbiamo avuto sei anni quasi consecutivi di continuo declino non solo della produzione ma anche degli investimenti.

 

In che modo è possibile aumentare l’occupazione?

La parola chiave per fare davvero ripartire l’economia italiana è ricostituire nel più breve tempo possibile lo stock del capitale e degli investimenti delle imprese in modo produttivo. Questa è la strada maestra per aumentare l’occupazione e diminuire la disoccupazione.

 

Per la Caritas oltre un italiano su quattro è a rischio povertà. Come valuta questo dato?

È una situazione molto difficile e che diventa sempre meno sostenibile per il nostro Paese. È indispensabile avere un piano nazionale che affronti questo problema. Simulazioni fatte in anni recenti dimostrano come un intelligente piano d’interventi possa diminuire drasticamente queste situazioni che deteriorano il tessuto della società sul piano umano oltre che economico.

 

(Pietro Vernizzi)

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