SPILLO/ L’ottimismo anticipato della post-Confindustria

- Gianni Credit

Dal presidente uscente un’apertura di credito al governo, condizionata a una legge di stabilità espansiva: ma Renzi guarda già a una “nuova Confindustria”. GIANNI CREDIT  

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Giorgio Squinzi (Infophoto)

La cronaca di/attorno Confindustria nelle ultime ore è stata abbondante, ma anche poco omogenea. Un protagonista ne è stato Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda. Due giorni fa Il Foglio ha dedicato un articolo lungo e puntuto sui problemi della fusione decisa fra la Lombarda e l’associazione degli industriali di Monza e Brianza: un’operazione finita addirittura in tribunale. Non un certo una medaglia – è parso di capire – che Rocca possa eventualmente esibire fra qualche settimana, quando i saggi di viale dell’Astronomia inizieranno la lunga selezione del successore di Giorgio Squinzi.

Ieri mattina, intanto, Rocca ha fatto notizia sui due maggiori quotidiani nazionali. Repubblica lo ha nuovamente citato come candidabile a sindaco di Milano per il centrodestra, ma escludendo la praticabilità dell’ipotesi. Il Corriere della Sera, quasi in breve, ha segnalato invece la sua indisponibilità a “correre” per Confindustria. Ciò che ha dato motivo al sito Dagospia per rilanciare in tempo reale la candidatura di Aurelio Regina, l’ex leader degli industriali romani, bruscamente sfiduciato da Squinzi al giro di boa del secondo mandato.

Sempre ieri, un distinto spunto confindustriale è giunto dal Centro Studi di Viale dell’Astronomia: che ha migliorato la stima del Pil italiano sia per il 2015 (da +0,8% a +1%) che per il 2016 (da +1,4% a +1,5%), in entrambi i casi ponendo traguardi leggermente più ottimistici di quelli al momento fissati dal governo. Un raggio di luce il Csc ha lanciato anche sul terreno dell’occupazione: sono 494mila i nuovi posti di lavoro previsti alla fine di quello che viene ribattezzato per l’occasione un “biennio di recupero”.

Per Squinzi, dal canto suo, “l’economia italiana sta ripartendo ma ha bisogno di un forte slancio che può provenire solo da politiche provvedimento ambiziosi, a cominciare dalla Legge di stabilità sulla quale presenteremo le nostre proposte per sostenere la crescita in un arco temporale di medio-lungo termine”. Centrare il +2% di Pil l’anno prossimo è possibile “ed è anzi il livello di crescita cui deve puntare il Paese per cambiare veramente passo”.

La presa di posizione va ragionevolmente letta in modo unitario (anche se qualche millimetro di non perfetto allineamento c’è). Allo “zuccherino” – indubbio e non così piccolo – offerto dai suoi economisti al governo Renzi, il presidente ha accompagnato una “lista della spesa” altrettanto significativa: le Legge di stabilità non dovrà deludere Confindustria. Anzitutto sul piano fiscale: temperando la linea pro-consumi finora privilegiata dal governo. Senza dimenticare il capitolo degli “investimenti”, che sono il sentiero semiaperto davanti al cancello ancora ancora semichiuso della flessibilità Ue.

Certo, quando la discussione sulla manovra 2016 entrerà nel vivo, Squinzi sarà già più che un presidente uscente: il mandato si conclude tradizionalmente con il summit autunnale dei Giovani Industriali a Capri (il 16 e 17 ottobre prossimi). E Capri è il classico evento cui Renzi potrebbe decidere di partecipare all’ultimo istante così come potrebbe disertare: lasciando ad esempio al “ministro di casa” Federica Guidi il compito di portare un saluto di circostanza. Lasciando che fra il bar e la psicina del Quisisana i capannelli parlino d’altro, anzi di un solo tema: chi sarà il nuovo presidente? 

Va da sé, uno che piaccia al premier più di quanto sia accaduto a Squinzi: con cui, peraltro, giusto un anni fa Renzi aveva condiviso il gran rifiuto a partecipare al “vecchio salotto di Cernobbio”. Quest’anno invece il premier a Villa d’Este ha tenuto cattedra con discreto successo di pubblico, mentre Squinzi se n’è tenuto ancora lontano: accusando nel frattempo Renzi di voler distruggere tutti i corpi intermedi del sistema-Paese, Confindustria compresa.

Va da sé, comunque, che la Narrazione abbia già cominciato a narrare che il successore di Squinzi non potrà essere un nordico, anzi un lombardo: come Emma Marcegaglia peraltro “renzizzatasi” in fretta in cambio della presidenza dell’Eni. E proprio l’Eni (iscritta a Confindustria via Assolombarda) è una delle grandi aziende pubbliche aggregate a viale dell’Astronomia su cui Renzi è pronto a far leva per renzizzare del tutto la Confederazione. Va da  sé, infine, che – in via puntuale – il nuovo leader  degli industriali non potrà, non dovrà essere un milanese come Squinzi. E come Rocca.

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