SPILLO/ I tagli “anti-ripresa” di cui nessuno parla

- Mauro Artibani

Coperti dai rumori della cronaca, spiega MAURO ARTIBANI, i fatti parlano di tagli dannosi per l’economia un po’ in tutta Europa: così la ripresa diventa più difficile

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Ehi, ehi, la Terra tira il fiato: negli ultimi 25 anni il tasso di deforestazione globale si è ridotto di oltre il 50%. Lo rivela il rapporto Fao “The Global Forest Resources Assessment 2015”. Bene, quel “fattore produttivo” che prima genera materia per fare merci, poi smaltisce il residuo di quelle merci, sembra poter tornare a garantire capacità produttiva.

Fanno bene a questa terra i processi di “terziarizzazione” dell’economia in atto. Fanno bene pure alla produttività di un altro fattore, il capitale, sensibile ancor più all’automazione dei processi anch’essi in atto. Tra i fattori c’è pure il lavoro: fatto utilizzando le tecnologie disponibili rende di più; esercitato dagli “scolarizzati di massa”, attrezzati di idoneo capitale umano, ancor di più. Con i giovani poi, allevati a fare la spesa, fino agli anziani che allevati tardi non vogliono andarsene perché hanno molto ancora da recuperare: una cuccagna pure per la produttività dell’ultimo tra i fattori della produzione, il consumo.

Ehi, ehi, così va tutto bene. Così va al massimo la produttività totale del sistema economico. Tanto che quando sembra aprirsi un gap, quello dell’allungamento delle aspettative di vita, nei conti del sistema previdenziale, hop si trova la soluzione, forse due, tre, quattro. Leonid Bershidsky a Bloomberg dice che per tenere in vita il sistema pensionistico l’Europa avrà bisogno di 42 milioni di nuove persone attive entro il 2020 e di oltre 250 milioni entro il 2060.

Detto, fatto: invece che predisporre la norma per la copula obbligatoria, le proposte del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker annunciano una svolta nelle politiche europee dell’asilo. Il vice-Merkel, Sigmar Gabriel, leader della Spd fa di più, la trova: “Ritengo che potremo certamente far fronte a qualcosa come mezzo milione di profughi per diversi anni”, ha spiegato in un’intervista alla tv pubblica Zdf, “non ho dubbi su questi, forse saranno di più”.

Già, i tedeschi, con la bassa disoccupazione che si ritrovano devono trovare il modo di depotenziare le aspettative di inflazione salariale. Devono poi mantenere competitive le loro merci e debbono pure venderle. Questi ex intrusi fanno al caso loro: messi sul mercato tengono basso il costo del lavoro, quelli dotati di capitale umano lo mettono in campo, quelli danarosi magari addirittura investono. Risorse insomma e, memori di come la crescita si faccia con la spesa, ce n’è pure per dare ristoro a quei migranti economici. Dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, calzare gli scalzi, e perché no motorizzare gli appiedati, smaltisce la sovraccapacità d’offerta che impalla le Imprese Ue. Tutt’insieme rassodano finanche la leadership teutonica. Trovano ristoro addirittura le virtù commiserevoli di quanti si accalcano a guardare.

Bella no? Se tutti fanno al meglio, pure i politici, la produttività vola e quando vola si genera un mucchio di ricchezza per tutti che, spesa ne genererà ancor di più. Già, occorre esser prodighi per migliorare la prosperità!

Sbirciando però di traverso tra i fatti, coperti dai rumori della cronaca, tutta un’altra musica: prodighi un cacchio! Il governo finlandese annuncia tagli sostanziali ai benefici dei lavoratori nel tentativo di rianimare l’economia del Paese, in recessione negli ultimi tre anni. “Le festività lunghe, specialmente nel settore pubblico, saranno ridotte da 38 a 30 giorni lavorativi”. Non pago punta a tagliare del 5% il costo unitario del lavoro. Ancora il dimezzamento delle retribuzioni per il lavoro straordinario e la riduzione dal 100% al 75% della retribuzione per il lavoro domenicale. Verranno eliminate alcune festività retribuite per il settore bancario, mentre il primo giorno di malattia non sarà pagato.

Telecom Italia, invece, ha in casa 3.000 eccedenze professionali. La società intende operare un taglio costi che viene distribuito, come minor retribuzione, sui restanti 43.000 dipendenti. L’accordo ha una durata di 3 anni. Trattasi di deflazione salariale: bella, no? (dati e fatti che, seppur con variazioni marginali, si scorgono in troppi paesi dell’Ue).

E le tecniche così come la politiche di reflazione che, alterando il meccanismo di formazione dei prezzi, ingolfano l’economia mondiale? Trattasi di inflazione dei prezzi, tutti! Se viene depauperato il potere d’acquisto, ganglio vitale della produttività dell’esercizio di consumazione, hai voglia a esser prodighi.

Più che prodighi, predati, anzi improduttivi. Eia, eia, alalà, un’improduttività tira l’altra: quella del capitale, quella del lavoro, finanche quella dello smaltimento. Tra la crescita potenziale e quella reale si mostra un gap. L’output gap. Quello dell’insipienza economica fa più di un soldo di danno.

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