RIPRESA?/ Gay (Confindustria): Ires, spending review e soldi per “smuovere” l’Italia

- int. Marco Gay

Oggi il Vice Presidente di Confindustria, MARCO GAY, partecipa al Meeting di Rimini. In questa intervista ci spiega come l’Italia può cercare di ritrovare la crescita economica

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Marco Gay

Il Governo è già al lavoro per la Legge di bilancio, che da questo ottobre sostituirà la Legge di stabilità. Matteo Renzi ha già dichiarato che ci saranno nuovi tagli di tasse e Marco Gay, Vice Presidente di Confindustria e Presidente dei Giovani Imprenditori di viale dell’Astronomia, ritiene «irrinunciabile mantenere quanto annunciato nella scorsa Legge di stabilità, cioè il taglio dell’Ires». Oggi Gay sarà tra gli ospiti del Meeting di Rimini, per partecipare a un incontro dal titolo “Lavoro pubblico e bene comune. Dalla casta alla comunità professionale”. Lo abbiamo raggiunto e intervistato prima del suo arrivo nella località romagnola.

L’Italia ha appena scoperto che la crescita del Pil sta rallentando. Quali sono a suo avviso le cause di questa situazione e le vie da percorrere per ritrovare una solida crescita?

Il rallentamento della nostra crescita purtroppo è la conseguenza della grande instabilità che stiamo vivendo in Europa e non solo, combinata con la lentezza con cui in Italia la ripresa economica si sta manifestando e, per alcuni versi, consolidando; partendo dal ragionamento che il cambio di epoca in cui siamo richiede un approccio che non guardi alle dinamiche del passato, ma pensi a quelle del futuro. Per ritrovare la crescita penso sia essenziale favorire in maniera determinante gli investimenti privati, anche attraverso quelli pubblici, e gli investimenti nello scale up e nello start up d’impresa con una visione di politica industriale che si fondi su basi solide e policy di medio-lungo periodo.

Il Governo sembra intenzionato a chiedere nuova flessibilità all’Europa in vista della Legge di bilancio. Secondo lei è una scelta giusta? Quali interventi ritiene siano “irrinunciabili” nella Legge di bilancio?

Credo che la flessibilità, se indirizzata a una politica di sviluppo e di crescita, sia indispensabile in questo momento per ripartire e per farlo velocemente. Per questo penso sia la scelta giusta, chiaramente abbinata a una seria spending review che vada sempre più a tagliare i costi improduttivi. Ritengo anche irrinunciabile mantenere quanto annunciato nella scorsa Legge di stabilità, cioè il taglio dell’Ires, e indispensabile favorire lo sviluppo economico e quindi la crescita e l’occupazione tramite interventi di politica industriale volti a favorire l’innovazione e la trasformazione digitale delle nostre imprese, che possono contare su un’indubbia qualità e capacità manifatturiera e di produzione di servizi resi ancora più forte dal brand made in Italy e dalla capacità creativa del nostro talento e capitale umano.

In questi giorni è stato segnalato il gran numero di lavoratori che sono in attesa di un rinnovo del contratto. Si è molto discusso della proposta di Federmeccanica sui salari legati alla produttività, che ha sollevato non poche proteste. Secondo lei, si tratta di posizioni di “retroguardia”?

Legare i salari alla produttività è centrale nell’approcciare le nuove modalità contrattuali. La ricchezza deve essere prodotta per venir distribuita: e oggi la produttività delle aziende è imprescindibile per creare appunto ricchezza e sviluppo. Non si può rimanere ancorati a vecchie logiche che hanno dimostrato di non riuscire a portare la crescita né attesa, né desiderata. La produttività delle nostre aziende è in calo dal 2000, quindi ben prima che iniziasse il grande periodo di crisi. Bisogna invertire questa tendenza e far crescere la produttività legando a parametri ben precisi i salari e i premi di produzione, anche grazie ai contratti di secondo livello. È la strada da intraprendere per guardare al futuro. Inoltre, sono convinto che la stragrande maggioranza dei lavoratori, che fanno il meglio per contribuire alla crescita dell’azienda in cui lavorano, sarebbe gratificata nel vedere crescere i propri salari al passo con i risultati aziendali. 

Da Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, cosa ne pensa del crescente fenomeno dei giovani italiani che lasciano il nostro Paese?

Il problema non sono i giovani che vanno all’estero per fare un’esperienza di studio o di lavoro che arricchisca le proprie competenze e le proprie capacità. Il problema è che troppo spesso questi giovani non trovano nel nostro Paese un terreno altrettanto fertile dove tornare a portare il loro contributo e trovare il loro spazio e la loro soddisfazione, che spesso non è solo economica, ma anche di riconoscimento. Dobbiamo riporre massima attenzione proprio in questi giovani talentuosi e nei tanti che nel nostro Paese iniziano a fare impresa. Il primo compito di un Paese che guarda al futuro è proprio investire nei suoi giovani.

 

Pensando anche al tema dell’incontro cui partecipa al Meeting di Rimini, il “rinnovamento” della classe politica, la fine della “casta”, quanto può influire sulla vita economica del Paese?

C’è un modello totalmente da ripensare, il rinnovamento è essenziale. La politica deve tornare a essere “buona politica”, quella che guarda ai bisogni del Paese e dei suoi cittadini e non alle prossime elezioni. Una politica che sa rinunciare a quegli interessi di parte che troppo spesso sono stati, e purtroppo sono ancora un freno, alla crescita e allo sviluppo di un Paese, che sicuramente è molto complicato, ma è uno dei più belli al mondo e con la propria industria può essere leader non solo in Europa, ma anche in tutti quei mercati che cercano e vogliono la nostra eccellenza e la nostra capacità nel produrre beni e servizi d’avanguardia. In questo processo di rinnovamento dobbiamo essere coinvolti tutti per contribuire, ognuno con le proprie capacità e il proprio lavoro, al cambiamento di cui abbiamo bisogno. Parafrasando Don Milani: non serve avere le mani pulite per tenerle in tasca.

 

(Lorenzo Torrisi)



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