IL CASO/ I nuovi ricercatori devono fare a gara coi robot

La Ricerca & sviluppo garantisce innovazione. Ma ora le aziende devono cambiare la cultura dei ricercatori. Sfruttando aree comuni e intelligenza artificiale, come racconta ALESSANDRO OVI

20.06.2018 - Alessandro Ovi
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LaPresse

Tutti concordano sull’importanza della ricerca industriale per garantire innovazione e sviluppo. Ma è ormai pensiero comune anche il fatto che ricavare risultati commerciali dalla ricerca stia diventando sempre più costoso, troppo costoso. Lo dice chiaramente la Sloan Management Review del Mit in un suo studio molto importante.

La domanda che tutti gli interessati si pongono, studiosi o ricercatori industriali, è la stessa: come debbono cambiare le aziende per riuscire a godere dei benefici della ricerca in un modo economicamente sostenibile? Come deve cambiare la cultura di chi lavora nel mondo della Ricerca e sviluppo?

Una risposta comune sta diffondendosi in tutti i maggiori sistemi di ricerca industriale: lasciare a istituzioni esterne, dai grandi laboratori universitari finanziati dagli Stati alle piccole start up finanziate dal venture capital, la fase più onerosa e meno indirizzata al mercato della ricerca.

Un caso esemplare è quello delle scienze della vita, dove nelle aziende farmaceutiche o biotecnologiche in generale il 50 per cento della ricerca proviene dall’esterno. La stessa dinamica si può verificare nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Come risulta da un grande studio dell’Unione Europea appena pubblicato, che ha analizzato le 2.500 più importanti aziende del mondo, è molto diffusa anche la pratica di pubblicazioni scientifiche congiunte tra aziende e università, così come la domanda di brevetti e la concessione di licenze.

Un secondo processo in via di sviluppo è lo sfruttamento di aree di sviluppo di ricerca comune, alcune nate spontaneamente decenni fa, come la Silicon Valley attorno alla Stanford University, altre più oggetto di una vera e propria progettazione di sistema, come “Kendall Square” immersa nel Mit di Cambridge.

Una terza novità, forse ancora molto allo stato embrionale, ma estremamente promettente al fine di ridurre i costi della ricerca, è l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale, che permette di analizzare l’enorme quantità di dati presenti in internet per concentrare l’attività di ricerca solo sulle linee più promettenti.

In tutti questi casi, la figura del ricercatore cresce con una cultura in continuo cambiamento, sempre più orientata a risultati che vanno al di là della sola conoscenza e aperta a ogni nuova forma di collaborazione.

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