MILLE SUICIDI PER MOTIVI ECONOMICI/ Oltre alla crisi il vero nemico da battere è la solitudine

Dal 2012 in Italia 937 casi di suicidi per motivazioni economiche. Un fenomeno sottovalutato e nascosto. E un grido di aiuto che non deve cadere nel vuoto

03.02.2019 - Alberto Quattrocolo
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Caro direttore,

mi ha molto colpito la notizia che dal 2012 sono in totale 937 in Italia i casi di suicidi per motivazioni economiche registrati dall’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University, mentre sale a 661 il numero dei tentati suicidi. Nei primi 6 mesi del 2018 l’Osservatorio ha proseguito il proprio monitoraggio semestrale, da cui emerge un numero di vittime pari a 59, in aumento rispetto alle 47 registrate nella prima metà dello scorso anno, mentre sono 53 i tentati suicidi. Dati allarmanti che portano alla luce un fenomeno sociale a volte sottovalutato e nascosto.

«Avevamo un negozio, io e mio marito, che con la crisi cominciò ad andare male. Chiedemmo un finanziamento, poi un altro, poi nel 2014 dovemmo chiudere. E perdemmo tutto. Non riuscendo a pagare l’affitto, siamo stati sfrattati, da una casa, da un’altra casa e da una terza. Tre sfratti in un anno sono un’umiliazione incredibile. Ti viene a mancare la fiducia in te stessa, pensi di aver sbagliato, ti colpevolizzi all’infinito e ti arrabbi con l’altro, con tutti gli altri. Anche con quelli che non c’entrano niente. Per fortuna, non siamo finiti sulla strada. Io però sono andata in crisi. Piangevo tutti i giorni, bastava una parola, uno sguardo. Non riuscivo a reagire, mi mancavano le forze”.

E’ il racconto di Carla, una signora torinese di mezza età che un giorno in un’agenzia del lavoro ha trovato un volantino dell’Associazione Me.Dia.Re. “Ero così triste – ricorda Carla – che non volevo più continuare a vivere così. Mi è venuta paura. Allora ho mandato una mail, credendo che non mi avrebbero risposto. Invece… L’operatore aveva una voce tranquilla e mi metteva a mio agio, così sono andata all’appuntamento. Seguire un percorso con dei professionisti mi è servito molto, ogni volta tornavo a casa più alleggerita. Sentirsi ascoltata è importante, in questo periodo in cui a nessuno interessa più delle persone. Così mi sono anche rimessa in gioco”. Oggi Carla ha trovato un lavoro, riesce a fare la spesa e a pagare le bollette. E spera “che vada sempre meglio!”.

L’Associazione Me.Dia.Re di Torino è stata la prima a raccogliere il grido di aiuto di queste persone dimenticate, mettendo a disposizione dei cittadini uno sportello gratuito d’ascolto e mediazione dei conflitti per coloro le cui relazioni, coniugali o parentali, sono logorate dallo stress procurato da difficoltà economiche e occupazionali. Dal 2013 il servizio, assunta la denominazione di “Sos Crisi” (Sostegno e self-empowerment in risposta alla crisi), ha sostenuto in tutto 1.911 persone, che, seguendo percorsi di ascolto e mediazione dei conflitti e, talora, di vero e proprio sostegno psicologico, hanno potuto elaborare gli effetti più destabilizzanti della crisi.

La percezione di essere stati dimenticati e giudicati negativamente crea una rabbia sorda, disperata, che porta a isolarsi anche dai propri cari e a cercare persone (prossime o estranee) oppure simboli su cui scaricare l’ira e la frustrazione. Gli operatori del servizio ascoltano e accolgono questi vissuti pesanti. E, facendolo, offrono agli individui la possibilità di sentirsi non giudicati, ma anzi compresi e riconosciuti. Ciò permette di diventare più consci dei propri scomodi sentimenti, smettendo di attribuirli agli altri: la sfiducia in sé stessi, il senso di vergogna e di colpa verso i famigliari, la paura di appesantirli col proprio dolore o di esserne giudicati, il risentimento per quella comprensione che sembra sparita…

Il sentirsi ascoltati da dei professionisti rompe il silenzio e fa trovare le parole giuste per riprendere un dialogo efficace, anche a casa. I professionisti di Sos Crisi, infatti, sia attraverso i colloqui con il singolo (colloqui individuali) che attraverso quelli di mediazione con tutti i protagonisti del conflitto (quando tale risorsa si rivela opportuna per la gestione del conflitto), aiutano le persone a verbalizzare sentimenti ed emozioni, sicché il confronto tra di loro, poco per volta, cessando di essere conflittuale e disgregante, porta al reciproco riconoscimento e alla comprensione. È, questo, un passaggio cruciale per recuperare la forza di ripartire.

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