Imprese italiane, aumentano i fallimenti e le chiusure/ 12mila serrande abbassate in 3 mesi

- Josephine Carinci

In Italia, nel secondo trimestre del 2023, sono aumentati i fallimenti e le chiusure delle imprese: sono 12mila le attività che hanno abbassato le serrande

L'interno di un'azienda italiana L'interno di un'azienda italiana (Web, 2020)

Dopo oltre un anno di decrescita, tornano ad aumentare i fallimenti e le chiusure delle imprese italiane. Il tragico dato è riportato in un rapporto del Cerved, che dimostra come nel secondo trimestre del 2023 oltre 12 mila esercizi abbiano chiuso per sempre. Nel report “Le chiusure d’impresa nel 2q 2023 e gli impatti sull’economia reale”, l’agenzia di rating spiega che nel secondo trimestre dell’anno si è registrata una crescita dei fallimenti delle imprese italiani pari all’1,5% e un’impennata del +26,1% per le liquidazioni volontarie. Dunque, in termini numerici, sono 2.070 le imprese fallite registrate nel secondo semestre del 2023: erano stati 2.039 i fallimenti registrati nel 2q del 2022 e 10.446 liquidazioni in bonis (vs 8.282).

A subire i fallimenti sono principalmente le piccole e medie imprese del nord-est (+12,1%) e del centro Italia (+11,6%) a causa della crisi di liquidità e l’allungamento dei tempi di pagamento verso i fornitori, che spesso diventano mancati pagamenti. In questo secondo trimestre falliscono principalmente le ditte individuali (+27,7%), mentre le società di capitali registrano solamente lo +0.3% di fallimento. A fallire sono l’industria (+5,2%) e una fetta dei servizi (+1) e in particolare prodotti da forno (+84,6%), alberghi (+50%) e ingrosso costruzioni (+30%) A seguire i servizi sanitari (+33,3%), le lavorazioni meccaniche e metallurgiche (+24%), la carpenteria metallica (+23,1%), servizi informatici e software (+20,8%), la ristorazione (20,3%).

Aumentano anche le liquidazioni volontarie

Non solo fallimenti per le imprese italiane: anche le liquidazioni volontarie hanno registrato un aumento del +26,1% rispetto al secondo trimestre del 2022. Chiudono principalmente il settore costruzioni (+33%), servizi (+26,2%) e industria (+22,8%). Soffre particolarmente il comparto metalli con un picco del +128.6% di liquidazioni in bonis: a seguire alberghi (+57,9%) e ingrosso per le costruzioni (+50%), l’edilizia (+42,2%), il commercio al dettaglio (+41,1%), prodotti da forno (+39,5%), spedizionieri (+37,6%), concessionarie e agenzie di pubblicità (36,2%), distribuzione alimentare Modena (+33,9%) e servizi informatici e software (+29%).

Secondo i dati Cerved, a chiudere volontariamente sono le aziende del nord ovest (+30,7%), del centro (+27,4%) e nel Mezzogiorno (+23,5%). Impennata in Umbria (+72,5%), Calabria (+42%), Sardegna (+41%), Sicilia (+39%), Liguria (+36,3%), Lombardia (+33%). Migliorano invece rispetto al secondo trimestre del 2022 la Valle d’Aosta (-32%) e il Molise (-3,4%). L’ad di Cerved Andrea Mignanelli ha spiegato:“I dati del 2023 fanno emergere una chiara inversione di tendenza: l’impennata dell’inflazione e il conseguente forte rialzo dei tassi di interesse si è manifestata in modo asimmetrico sulle imprese”. Per questo “intercettare tempestivamente segnali di allarme e gestire situazioni di crisi avvalendosi di dati, algoritmi predittivi e tecnologia, è sempre più fondamentale”.





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