Intelligenza artificiale condanna innocente al carcere/ USA, scambiato per criminale

- Alessandro Nidi

Un trentunenne innocente è stato arrestato e trattenuto in carcere per undici giorni negli Stati Uniti. Il motivo? L’intelligenza artificiale l’ha scambiato erroneamente per un criminale

giudice
Immagine di repertorio (Pixabay)

Un trentunenne innocente è finito in carcere senza avere commesso nulla. La surreale vicenda giunge direttamente dagli Stati Uniti d’America e vede per protagonista Nijeer Parks, il quale, poco più di due anni fa (febbraio 2019), è stato scambiato per un criminale dall’intelligenza artificiale a disposizione della polizia a stelle e strisce. Così, quando è stato convocato dalle forze dell’ordine, il giovane falegname si è visto ammanettare, con accuse a dir poco incredibili: aggressione, possesso illegale di armi, uso di documenti falsi, possesso di marijuana, taccheggio, resistenza all’arresto. Non solo: avrebbe persino tentato di uccidere con l’automobile un poliziotto.

Un incubo inenarrabile, soprattutto perché Parks con quei reati non c’entrava davvero niente. Come spiega l’edizione del 30 aprile scorso de “Il Corriere della Sera”, però, il ragazzo del New Jersey è stato scambiato per l’autore di quei crimini dall’intelligenza artificiale, che aveva comparato il suo volto a quello raffigurato su una fotografia di un documento falso che era stato rinvenuto sul luogo del delitto da un testimone. E, ironia della sorte, quella foto combaciava in tutto e per tutto con i lineamenti del malcapitato trentunenne, che ha così trascorso undici giorni in cella.

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Chiarito l’equivoco, rimane la rabbia di Parks di essere stato scambiato per un delinquente, nonostante egli fosse totalmente innocente e non meritasse in carcere. Un sentimento di disappunto che cresce se si confrontano le fotografie dell’uomo con quella del presunto criminale: anche un occhio umano inesperto si accorgerebbe del fatto che tra i due non esiste la benché minima somiglianza, tanto che i due non solo non sembrano essere la stessa persona, ma non si direbbero neppure parenti. Eppure, in USA l’intelligenza artificiale e i suoi verdetti sono sufficienti a fare scattare l’arresto e spesso non si tiene conto dei dettagli più rilevanti all’interno dell’indagine. Ad esempio, racconta “Il Corriere della Sera”, Parks quel giorno era “a 50 chilometri da dove si sono svolti i fatti. Stava spedendo dei soldi con la sua ragazza e ha perfino la foto della ricevuta nello smartphone”. Eppure, oltre agli undici giorni in gattabuia, ha dovuta lottare per un anno per essere definitivamente scagionato e, ad oggi, non ha ricevuto alcun tipo di scusa ufficiale da parte degli inquirenti.

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