Quanto vale la cucina dei ristoranti?

- Paolo Massobrio

Lo chef inglese Heston Blumenthal ha dovuto chiudere il suo ristorante da tre stelle per i malori denunciati da una serie di clienti

Tavola_apparecchiataR375_29dic08

Cadono le stelle e la cucina dei fuochi d’artificio sembra andare a pezzi. In pochi giorni è giunta la notizia delle rinuncia alle tre stelle di Marc Veyrat, ma anche la considerazione che la stessa Guida Michelin in Francia non ha più la presa del passato e nemmeno grandi sorprese.

 

Tra le notizie clamorose anche quella dello chef inglese Heston Blumenthal che ha dovuto chiudere il suo ristorante da tre stelle per i malori denunciati da una serie di clienti. E l’accusa è di intossicazione. Era considerato il secondo chef al mondo della nuova cucina, dopo lo spagnolo Ferran Adrià. E tra i suoi piatti che vengono evocati oggi in un articolo che appare sul Giornale ecco il Foie Gras arrostito alla Benzaldeide o una mousse al Nitro-Green Tea, fino al Toast al muschio di quercia e tartufo.

Ora, con questo non vogliamo con Guido Mattioni che firma il pezzo odierno, passare nella retroguardia gustativa, ma se il prezzo per la notorietà, il palco, dev’essere sperimentare sulla pelle dei clienti, forse bisogna fare un passo indietro.

Io ricordo nella compagnia del mio paese quando misero insieme un complesso musicale e il chitarrista voleva incominciare suonando la chitarra con i denti, come una famosa star. Ecco, mi sembra che nella cucina – di ieri, parliamone pure al passato – ci sia stato anche questo, che forse non va neanche bene per la passerella congressuale.

E sia questa cucina spinta, sia i vini “di legno” che dovevano essere buoni, sono stati spinti, sostenuti, promossi e promozionati da una stampa acritica che forse è corsa troppo in fretta dietro alla novità fine a se stessa. O no?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori