Dal vino rosato allo “spritz comunitario”

- Paolo Massobrio

Dall’Unione Europea sta per arrivare un decreto per cui il vino rosato si potrà fare mischiando vini bianchi con vini rossi

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Il Corriere della Sera mi intervista stamane sul bouquet del nebbiolo, il colore e le sue sfumature. Già, bisogna stare attenti ai colori troppo aggressivi che si discostano dalla natura di quel vitigno…

Del resto stiamo parlando di vino, un prodotto che – scrive Libero Mercato di oggi – è cresciuto in valore, in otto anni, del 64%. Nel 2009 l’indice vinicolo ha perso solo il 3,3% contro la caduta del 15,3% dei mercati mondiali. Dunque fa business e quando la qualità sfonda sui mercati, bisogna aspettarsi la speculazione, che si veste addirittura da truffa legalizzata.

È quanto sta succedendo in questi giorni all’Unione Europea dove sta per arrivare un decreto – annunciato per il 27 aprile – per cui il vino rosato si potrà fare mischiando vini bianchi con vini rossi. Un cocktail (ma non vorrei offendere i barmen), uno spritz di Stato che va a colpire il successo dei Rosati di Francia e Italia, che negli ultimi cinque anni si sono imposti nel vasto pubblico. Solo che produrre il vino rosato col metodo tradizionale, ossia da uve rosse il cui mosto in fermentazione affronta un breve contatto con le bucce, oppure da una cuvèe di uve rosse e bianche, costa molto di più che mixare due vini, che poi sono due vite di cui magari una anche carica di difetti.

Il professor Giorgo Calabrese, oggi su Avvenire, dice persino che il vino rosato comunitario potrebbe fare male alla salute: «La differente annata dei vini mischiati creano una diversa acidità che incide negativamente, nel tempo, sulla normale funzione dell’apparato digerente». Ma anche l’europarlamentare Mario Mauro, pugliese d’origine, si scaglia contro questa proposta che viene proprio da quell’Europa che ancora non riusciamo a capire: «Si tratta di una riforma che non fa altro che legalizzare pratiche di concorrenza sleale a danno del vino italiano costituendo un pericolosissimo precedente e quindi una grave minaccia». E prosegue: «La possibilità di precisare sull’etichetta che si tratta di vino rosé tradizionale non tutelerebbe in alcun modo il mercato».

E così, paradossalmente, mentre sui quotidiani stiamo a disquisire sul colore del nebbiolo, un organo che non appartiene alla politica ma che comanda l’Europa, cede alle richieste di qualche lobby (come ha fatto sul cioccolato, come ha tentato di fare sulla non etichettatura del miele, dell’olio e di quant’altro portasse alla luce le pratiche dell’industrializzazione alimentare) per mettergli a posto i propri affari.

Lo spritz comunitario (ovvero il rosato del miscuglio) costa il 20-30 per cento in meno della normale pratica di produzione che interessa la zona del Bardolino come quella del Salento. Quindi l’Unione Europea non fa altro, sulla pelle di migliaia di aziende vitivinicole, che agevolare qualcuno in nome di una minore qualità del vino. Siamo al paradosso… alla vigilia di un Vinitaly, che giovedì prossimo apre la sua 43a edizione, e che in qualche modo sarà un’edizione in rosa…to.

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