Cibi di plastica per gastronomi senza desiderio

- Paolo Massobrio

Un saggio dell’esperto di salute del “Times” Jonh Naish – ripreso oggi su La Stampa – descrive la mente dell’uomo come essenzialmente “gastrofila”, ovvero improntata alla soddisfazione della fame

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Basta la parola per stimolare la fame. Un saggio dell’esperto di salute del “Times” Jonh Naish – ripreso oggi su La Stampa – descrive la mente dell’uomo come essenzialmente “gastrofila”, ovvero improntata alla soddisfazione della fame. E questo ci può stare giacché nutrirsi è un bisogno primario e inizialmente era uno stimolo utile alla sopravvivenza, che generò persino la politica.

 

Ma oggi l’alimentazione è diventata una fissazione che in qualche modo deve sempre essere appagata. Da qui il paradosso dei paesi ricchi che maturano patologie legate alla troppa alimentazione. Dice ancora Niash: «Passiamo la vita aspettando i morsi della fame e mangiando per sedarli». Oltretutto, a peggiorare le cose ci sarebbe anche il bombardamento mediatico sul cibo e lo stesso parlar di diete -secondo il nutrizionista – ottiene un effetto contrario, finendo per stimolare a sua volta l’appetito. L’unica via di scampo – allora – sarebbe quella di mangiare in modo monotono e regolare, così da spegnere ogni desiderio. «Ma se tutti seguissero il suo consiglio – commenta tuttavia il nutrizionista Giorgio Calabrese – sostituirebbero l’ansia di consumo con la tristezza infinita della sopravvivenza per scarsa varietà alimentare».

Ma come si fa a progettare di spegnere il desiderio? Ha ragione da vendere Giorgio Calabrese, che in questo modo risponde a un signore che considera l’uomo come una macchina, senza anima e senza quel valore che si chiama gusto. O anche piacere che è un fattore insito nei due doni che la natura ha fatto all’uomo: il dono di sé all’altro e il mangiare. Il problema è che uno vorrebbe vivere sempre di piacere, cancellando l’attesa e cancellando anche il suo significato. Più che i testi di questo Naish, a questo punto bisognerebbe leggere la regola di San Benedetto.

Ma incontro alla tesi di Nash – ossia dell’annientamento del desiderio e del gusto, arriva anche questa stramaledetta Europa dei burocrati che finalmente – è notizia di oggi – hanno imposto l’aranciata finta.

Adesso è ufficiale: non si deve più indicare la dose minima di vero succo di arancia nelle bibite che richiamano il frutto. Quindi via libera ai beveroni fatti con gli aromi artificiali e altre diavolerie che fanno comodo alle lobby.

In una settimana ne abbiamo sentite due: il vino rosato che si può fare mischiando rosso e bianco e l’aranciata finta. Mi spiegate a questo punto – domanda nazionalpopolare – perché ancora si debba andare a votare per un Europa delle decisioni assurde?

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