La buvette scontata

- Paolo Massobrio

Pensavamo che la crisi fosse una cosa seria; che tutto sommato il dibattito interno ai partiti bipolari un giorno si e uno no avesse il sopravvento…

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Pensavamo che la crisi fosse una cosa seria; che tutto sommato il dibattito interno ai partiti bipolari un giorno si e uno no avesse il sopravvento… E invece sulla prima di Repubblica di ieri, proprio al centro della pagina c’è la notizia più importante della giornata: “Schifani, presidente della Camera, fa marcia indietro: niente sconti alla buvette”.

Ma certo, due giorni sui giornali sono il minimo per la proposta di tagliare del 20% i prezzi alla buvette della Camera, ancor più dopo la proposta di Schifani di dare il beneficienza il surplus. Intanto, fra le notizie che fanno tendenza appare anche quella che alla sera i manager si mettono ai fornelli. Sarebbe un nuova forma antistress, scrive La Stampa ieri.

Che dire dire: due notizie di per se lontane che ci ricordano quanto il cibo torni come un tormentone nella vita politica e sociale di ogni giorno. Che Repubblica dedichi così tanta enfasi alla notizia dei prezzi della buvette è logico: va nella direzione di screditare la Casta che non perde occasione per mostrare il “maleinonsachisonoio” dei film di Alberto Sordi e di Totò, che in questi momenti di difficoltà sociale è quantomai stucchevole. L’altra notizia, invece, racconta di come il rapporto con il cibo, ma anche con la terra, il giardinaggio e altri oggi che ci richiamano a un’origine e ad ordine sia in grado di riposizionare il nostro animo. Non è una novità: cucinare per un altro è relazione, è comunicazione di un affetto, è augurare che l’altro viva.

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