ISRAELE A PROCESSO PER GENOCIDIO/ Il giurista: ecco ciò che serve per provarlo

- int. Enzo Cannizzaro

Israele è accusato di genocidio dal Sudafrica davanti alla Corte internazionale di giustizia. Ora si attendono le misure provvisorie

corte internazionale giustizia aia 1 ansa1280 640x300 I giudici della Corte internazionale di giustizia durante la seduta (Ansa)

Un processo paradossale, che indigna il governo di Israele, Stato nato proprio intorno alla definizione di genocidio. Ieri all’Aia si è svolta la prima udienza del procedimento avviato dalla Corte internazionale di giustizia sulla denuncia del Sudafrica per violazione della Convenzione sul genocidio del 1948.

“L’ipocrisia del Sudafrica grida al cielo” ha dichiarato ieri Netanyahu. “Un’organizzazione terroristica ha commesso il crimine più terribile contro il popolo ebraico dai tempi della Shoah e ora c’è chi viene a difenderla in nome della Shoah. Che audacia. Mondo sottosopra”. Ma non sfugge a nessuno, di sicuro non al governo israeliano che ha la regia delle operazioni, quello che accade da tre mesi nella Striscia di Gaza, dove la stragrande maggioranza delle vittime sono donne e bambini, e da molto prima in Cisgiordania.

Il Sussidiario ha chiarito i termini della questione con Enzo Cannizzaro, ordinario di diritto internazionale nell’Università di Roma La Sapienza.

Professore, il Sudafrica ha presentato ricorso per genocidio contro lo Stato ebraico. Partiamo da qui. 

Il Sudafrica ha chiesto alla Corte internazionale di giustizia, l’organo giudiziario delle Nazioni Unite, di accertare se Israele ha commesso atti di genocidio nei confronti della popolazione di Gaza, chiedendo anche misure cautelari per far cessare tali eventuali condotte.

Dove si fonda la richiesta?

La richiesta è fondata sull’art. 9 della Convenzione del genocidio del 1948, della quale sono parti sia Israele che il Sudafrica. L’art. 9 indica che ogni controversia fra le parti sull’interpretazione o l’applicazione della Convenzione può essere unilateralmente deferita alla Corte internazionale di giustizia. Secondo la richiesta sudafricana, Israele avrebbe omesso di prevenire atti di genocidio, li avrebbe commessi e avrebbe incitato al genocidio. Il Sudafrica ha inoltre fondato la sua richiesta sulla natura del divieto di genocidio, il quale si indirizza a tutti gli Stati della comunità internazionale, pur se gli atti di genocidio non siano rivolti a propri cittadini.

Come si fa a sapere se le accuse sono fondate, cioè se Israele ha effettivamente posto in essere “atti ed omissioni” aventi “carattere genocidiario”? Chi dovrebbe appurarli?

Sarà la Corte di giustizia ad accertare la commissione di atti genocidiari da parte di Israele, sulla base delle prove presentate dalle parti. Ma in questa fase, di carattere cautelare, la Corte internazionale di giustizia dovrà solo accertare la plausibilità di qualificare le condotte di Israele come atti di genocidio al fine di adottare misure provvisorie.

Ci sono precedenti di tale accertamento?

Sì, è avvenuto in altri due casi pendenti innanzi alla Corte che riguardano casi di presunto genocidio, e cioè il caso Gambia contro Myanmar e il caso Ucraina contro Russia. Tuttavia, l’accertamento della commissione di atti di genocidio non è agevole.

Per quale motivo?

Perché richiede non soltanto la prova di condotte materiali efferate, come ad esempio un eccidio di massa; ma anche un elemento intenzionale: quello di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

A suo avviso cosa si può dire in proposito?

È certo, sulla base di fonti giornalistiche indipendenti, che Israele, come anche Hamas, abbia commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Israele ha violato ripetutamente la quarta Convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili. Non ha distinto i combattenti dai civili, ha effettuato bombardamenti su quartieri civili, ospedali, luoghi di culto, infrastrutture civili; inoltre ha operato trasferimenti delle popolazioni civili in zone non sicure e carenti dei requisiti previsti dal diritto di guerra: acqua, cibo, cure mediche, abitazioni decenti, e così via. Ma, anche combinati fra di loro, questi atti non dimostrano, di per sé, l’intento di distruzione della popolazione di Gaza. Certo, se emergesse, come si è temuto in questi giorni, un piano del governo israeliano per deportare la popolazione di Gaza, saremmo più vicini a un atto di genocidio.

Ha un qualche rilievo verificare se le azioni di Israele esulano dal “semplice conflitto tra due parti” come avviene per esempio in Ucraina? 

Direi di no. L’allargamento del conflitto ad altri Stati della regione è certamente deprecabile, sia giuridicamente che per ragioni geopolitiche. Ma esso, di per sé, non è correlato al crimine di genocidio.

È vero che nel ricorso del Sudafrica viene “manipolato l’uso della parola genocidio”, come ha detto Alan Dershowitz, probabile difensore di Israele nel processo?

Io non ho le certezze dei difensori di Israele. Ho letto le dichiarazioni del Governo israeliano, il quale sostiene che l’attacco di Hamas del 7 ottobre abbia costituito un genocidio mentre la guerra scatenata a Gaza sarebbe un mezzo per distruggere questa organizzazione. Ma anche se l’azione di Hamas potesse essere qualificata come genocidio, ciò non giustificherebbe le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele.

La Corte internazionale di giustizia è al riparo dalle accuse di parzialità e strumentalizzazione che puntualmente vengono dirette sulle Nazioni Unite di cui la Corte è espressione?

Io non ritengo che la Corte sia parziale. Anche se la Corte vive nel mondo, e ha una costante preoccupazione di non alterare gli equilibri geopolitici, essa non è composta da Stati, che potrebbero essere mossi da intenti politici. La Corte è formata da giuristi votati sia dall’Assemblea generale che dal Consiglio di sicurezza, a maggioranza assoluta, senza alcun potere di veto. Mi pare una procedura che garantisca una certa indipendenza.

Come valuta – sulla base delle informazioni in suo possesso – l’istanza del Sudafrica?

Non conosco a sufficienza le prove che porterà il Sudafrica. Ma, ripeto, non è agevole dimostrare l’esistenza di atti genocidiari. Io sono convinto che la reazione di Israele all’atroce attacco del 7 ottobre sia costellata da violazioni del diritto internazionale. Osservo che nel mondo politico israeliano vi sono molte persone, anche vicine al gabinetto Netanyahu, le quali esprimono posizioni apertamente genocidiarie. Osservo anche che il governo israeliano negli ultimi anni ha appoggiato l’erosione dei terreni nella Cisgiordania, esasperando le tensioni nell’area e umiliando un intero popolo che gode del diritto all’autodeterminazione. Ma ciò non equivale a commettere un genocidio.

Si tratta comunque di altri crimini.

Come ho detto, la distruzione sistematica della Striscia di Gaza, virtualmente inabitabile per molto tempo, i bombardamenti su insediamenti civili, e, soprattutto, il trasferimento della popolazione di Gaza in zone non sicure sono crimini gravissimi. Se però il governo di Israele avesse un piano per un trasferimento forzato definitivo degli abitanti di Gaza fuori dalla Striscia, si sarebbe più vicini a prospettare un genocidio.

Netanyahu accusa la Corte di essere il palcoscenico di un mondo rovesciato: siamo noi a combattere il genocidio perpetrato da Hamas, come possiamo essere accusati di genocidio? Come commenta le sue parole?

È davvero paradossale che proprio Israele sia accusato di genocidio. Ma un popolo per il quale è stata coniata la definizione di genocidio dovrebbe essere molto attento ai diritti degli altri popoli. Io ritengo che gli amici di Israele debbano fermamente persuadere il popolo israeliano che il proprio diritto di sopravvivere non può giustificare la cancellazione dei diritti di un altro popolo, che ha abitato ed abita quella terra. Se anche la Corte internazionale accertasse che le condotte di Israele non sono qualificabili come genocidio, come tutti dovrebbero sperare, ciò non cancellerebbe le devastazioni e le sofferenze inflitte a un popolo che ha eguale diritto di sopravvivenza.

Che cosa dobbiamo aspettarci adesso?

Nell’immediato, dobbiamo attendere il giudizio della Corte sulle misure cautelari richieste dal Sudafrica. Il Sudafrica ha chiesto alla Corte di ordinare a Israele lo stop delle ostilità belliche a Gaza e desistere dagli atti che potrebbero essere qualificati come genocidio.

La sua previsione?

È probabile che la Corte riterrà provvisoriamente di avere giurisdizione in base all’art. 9 della Convenzione; è anche probabile che la Corte accerti, sempre provvisoriamente, l’esistenza di una controversia fra il Sudafrica e Israele. È possibile, ma non sicuro, che la Corte accerti provvisoriamente la plausibilità che le condotte israeliane violino la Convenzione sul genocidio. Altro la Corte non può fare in questo momento. La fase di merito durerà molto tempo. Possiamo sperare che la guerra di Gaza finisca prima.

(Federico Ferraù)

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