JOHNSON CANCELLA MISURE ANTI-COVID/ “Scelta politica ed economica, pesa la crisi”

- int. Mario Fittipaldi

Boris Johnson ha annunciato che dal 27 gennaio vengono cancellati l’uso del Green pass vaccinale, l’obbligo di mascherina anche al chiuso e lo smart working

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Il premier Boris Johnson in un centro di vaccinazione (LaPresse)

Basta con la raccomandazione del lavoro da casa, stop al mini Green pass vaccinale, cancellazione dell’obbligo di indossare la mascherina anche al chiuso: a meno di un mese dall’introduzione delle misure previste dal “Piano B” di contrasto alla Omicron, il premier britannico Boris Johnson ha annunciato, davanti alla Camera dei Comuni, la revoca – a partire dal 27 gennaio – delle restrizioni extra anti-Covid in Inghilterra. Motivo della scelta? Il calo dei contagi indotto dalle terze dosi booster dei vaccini.

Lo stesso premier ha elogiato la gestione della pandemia da parte del Governo e del Servizio sanitario britannico, dicendosi “profondamente orgoglioso di ciò che questo esecutivo ha fatto”. Così la Gran Bretagna (e Israele si appresta a seguirla) è il primo paese che di fatto allenta le misure di contrasto alla pandemia, passaggio preliminare per arrivare al traguardo dell’endemizzazione. Decisione opportuna o precoce? “Decisione politica” risponde il dottor Mario Fittipaldi, cardiochirurgo pediatrico presso il St. Thomas Hospital di Londra, che a sua volta si pone una domanda: “Essendo all’inizio della curva di discesa dei positivi, era proprio così necessario rimuovere le restrizioni a poco più di un mese dalla loro introduzione, in un paese in cui la gente continua a fare quello che vuole? La paura è che fra 10 giorni i casi riprendano a salire”, anche perché la campagna vaccinale con doppia dose sembra avere raggiunto il suo plateau a quota 71% e resta “uno zoccolo duro di popolazione, specie under 40, restia a vaccinarsi”.

Come mai Boris Johnson ha deciso di allentare le restrizioni?

E’ vero che i contagi si sono dimezzati, da 200mila a poco più di 100mila, ma non sono ancora pochi, anche perché la Omicron è una variante molto infettiva. Credo che sia soprattutto una decisione politica, che Boris Johnson ha assunto, da un lato, per far risalire un consenso in calo e, dall’altro, perché l’economia, già alle prese con i contraccolpi della Brexit, deve girare, non può fermarsi.

In questo mese di restrizioni l’economia ne ha risentito molto?

Sono stato recentemente a Birmingham, che è una città industriale, ma non ricca, e lì le strade e i negozi erano vuoti. L’Inghilterra non è Londra, dove ci sono forti interessi internazionali.

Ma le regole introdotte a fine dicembre hanno funzionato?

Premesso che si trattava comunque di restrizioni molto più blande di quelle decise negli altri paesi europei, Italia compresa, gli inglesi sono sempre stati molto restii a rispettare le restrizioni di ogni genere, che vengono percepite come molto impopolari, e questo è accaduto anche con l’uso della mascherina e con l’invito al distanziamento sociale.

Pochi indossano la mascherina?

E’ un grosso problema, che esiste da quando è iniziata la pandemia: ancora oggi sui mezzi pubblici l’80% non la mette. C’era l’obbligo a indossarla, ma nessuno poteva forzare un altro a farlo e chi non la indossava non aveva alcun obbligo di spiegare perché non lo facesse. Non è tanto questione della mascherina in sé, che tra l’altro all’aperto serve a ben poco, è il fatto che contano gli atteggiamenti e i comportamenti precauzionali che l’uso della mascherina induce.

E il Green pass vaccinale?

Nei ristoranti non me lo hanno mai chiesto.

Ora è stato cancellato, ma lo smart working era molto diffuso?

Sì, è stato utilizzato in modo massiccio.

Che cosa dicono gli scienziati in Gran Bretagna? Approvano la scelta di Johnson o invocano ancora una certa cautela?

Non sono d’accordo con questo cambiamento repentino, perché il cumulativo dei contagiati delle ultime settimane è ancora alto. E questo è ancora un problema.

Come si è mosso il trend delle ospedalizzazioni?

In questo periodo sono state soprattutto legate, per il 70%, a soggetti non vaccinati, mentre in terapia intensiva questa quota arriva anche al 90%. Va detto, però, che in Inghilterra c’è grande rispetto per il servizio sanitario nazionale, l’Nhs, che è l’ultimo avamposto rimasto allo Stato, visto che qui sono stati privatizzati molti servizi. A differenza dell’Italia, dove i pronto soccorso sono spesso intasati, qui opera una rete molto fitta di medici di base e questa continuità assistenziale fa sì che sia molto difficile che un malato possa giungere in ospedale se non è veramente grave e ingestibile a domicilio o se non necessita di cure intensive.

Lo stesso premier Johnson ha elogiato il servizio sanitario britannico. Come si è comportato in questa battaglia contro il Covid?

Per Johnson, che è un politico molto istrionico, l’elogio al servizio nazionale è di riflesso un elogio al governo stesso. Comunque l’Nhs, che è una macchina molto complessa di cui gli inglesi vanno fieri, sui grandi numeri ha funzionato e tanto di cappello per come ha reagito davanti alla sfida del Covid. Basti pensare ai kit per i tamponi: qui arrivano gratuiti in 24 ore a casa di chi li richiede, cosa impensabile in Italia, ed è un grande segno di civiltà. Certo, l’Nhs costa.

Parliamo della campagna vaccinale.

C’è un dato molto interessante riportato da The Guardian: i vaccinati totali con doppia dose nel Regno Unito hanno raggiunto e finora non superato un plateau del 71%. Solo negli over 60 le vaccinazioni hanno raggiunto una quota molto elevata, mentre resta uno zoccolo duro di popolazione, specie fra gli under 40, più riluttante a farsi immunizzare.

Come sta procedendo la campagna delle dosi booster?

All’inizio abbiamo assistito a una grande adesione, è stato raggiunto un livello che cresce piano piano: adesso negli ospedali non ci sono più le lunghe code di allora.

Come è stata accolta la decisione di Johnson di allentare le misure?

Medici e personale sanitario sono rimasti molto sconcertati, non se l’aspettavano.

Che cosa temete?

Le ospedalizzazioni sono ancora alte e il sistema è ancora un po’ sotto stress, certamente non paragonabile a quello della prima ondata, ma nettamente più elevato rispetto al periodo pre-Covid, che dovrebbe fare da riferimento. Essendo all’inizio della curva di discesa dei positivi, era proprio così necessario rimuovere le restrizioni a poco più di un mese dalla loro introduzione, in un paese in cui la gente continua a fare quello che vuole? La nostra paura è che fra 10 giorni i casi riprendano a salire.

Johnson corre il rischio di dover fare poi marcia indietro come sei mesi fa?

Dubito che ciò possa succedere, perché la Omicron è molto infettiva, ma non particolarmente virulenta. Infatti il numero dei decessi, l’indicatore che più spaventa l’opinione pubblica, è per fortuna relativamente contenuto.

(Marco Biscella)

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