LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO/ Trump: “Da lezione per i regimi oppressivi”

- Emanuela Longo

La caduta del muro di Berlino, Boldrini: “I muri imprigionano”. Guido Formigoni: “Nulla andò come inizialmente previsto”

La caduta del Muro di Berlino
La caduta del Muro di Berlino, Wikipedia

In tutto il mondo è in corso la celebrazione del trentennale dalla caduta del muro di Berlino e pochi minuti fa è arrivato il messaggio di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti d’America ha definito l’evento una «lezione per i regimi ed i governanti oppressivi di tutto il mondo», sottolineando che «nessuna cortina di ferro può contenere la volontà di ferro di un popolo determinato a essere libero». Raggiunto dai microfoni di Tg Com 24, il professore di Storia Contemporanea Guido Formigoni ha ricostruito quanto accaduto: «Le ragioni che portarono al crollo del muro di Berlino furono sostanzialmente due. La prima è che i regimi comunisti dell’Est erano ormai incapaci di reggere il confronto con i sistemi economici della società moderna. La seconda fu la spinta riformista impressa da Gorbaciov che aprì lo spazio ad elementi di liberalizzazione e che imponeva un cambio di passo». Prosegue il pro-rettore dell’Università Iulm di Milano: «Alcuni Stati si adeguarono, la Polonia per esempio cominciò un vero dialogo con il sindacato indipendente. Altri, come la Germania dell’Est, si irrigidirono senza avere più la forza di imporsi. E, inevitabilmente vennero sopraffatti». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO, LE PAROLE DI BERLUSCONI

30 anni dalla caduta del muro di Berlino, il mondo politico celebra una data che ha tracciato un solco nella storia della Germania e del mondo intero. Sulla pagine de Il Giornale, Silvio Berlusconi ha ricordato: «La caduta del Muro di Berlino significò la fine di quello che Ronald Reagan chiamava l’Impero del Male, il sistema comunista che per decenni aveva schiacciato sotto un tallone crudele di miseria, di terrore e di oppressione alcune delle più antiche nazioni d’Europa. Significò la fine di quella sopravvissuta più a lungo fra le folli ideologie totalitarie del ‘900». Il Cavaliere ha aggiunto: «Il 9 novembre di 30 anni fa merita di essere ricordato come una grande festa della libertà. La festa della vittoria del nostro sistema liberale sul totalitarismo comunista». Questo, invece, il pensiero di Laura Boldrini: «La chiamarono “barriera di protezione” ma il muro divise un Paese e un popolo. Trent’anni dopo Berlino ci insegna che i muri non proteggono ma imprigionano». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO AL CINEMA

La caduta del muro di Berlino è stata una vicenda storica che ha segnato la nostra epoca e che è stata riproposta in numerose pellicole, alcune delle quali degne di nota. L’ultima che si ricorda in ordine di tempo è quella con protagonista il premio Oscar Tom Hanks, ne “Il ponte delle spie”, in cui si narrano le vicende di un avvocato americano “costretto” a difendere una spia russa, una spy story ambientata negli anni della Guerra Fredda e a Berlino, che riattualizza il dramma vissuto in quel periodo. Panorama.it ricorda anche “Good bye Lenini!” (2003), film cult tedesco, incentrato sulla nostalgia della vita nella ex DDR, nonostante furono in molti a tentare la fuga da quella complicata realtà. Degno di nota anche “Le vite degli altri” del 2006, ambientato a Berlino est nel 1984, durante il periodo conclusivo del “conflitto” fra il blocco occidentale e l’Unione Sovietica, ed è una storia di spionaggio con protagonista una spia della Stasi. Infine, decisamente più datato, “Uno, due tre!” (1961), una commedia che racconta la storia di un dirigente della Coca Cola di Berlino ovest che vorrebbe vendere la bevanda anche ad est, e che venne prodotta proprio a cavallo del periodo della costruzione del muro. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO: IL COMMENTO DI MATTARELLA

Anche il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto ricorda la caduta del muro di Berlino, evento storico che oggi compie 30 anni. “Questo giorno – le parole del capo dello stato italiano – non può che richiamarci al coraggio delle scelte, alla responsabilità e all’impegno. In un tempo di mutamenti così profondi, l’Europa libera da barriere e totalitarismi può dare al mondo divenuto multipolare un contributo quanto mai prezioso in termini di civiltà, di cooperazione, di rispetto della persona e delle comunità. Per far questo deve essere capace di un nuovo slancio, mettendosi alla testa dell’affermazione dei valori di libertà e di democrazia, di uno sviluppo sostenibile, per dare un futuro alle prossime generazioni”. Mattarella ricorda poi le immagini dei ragazzi che abbattevano la barriera subito dopo la caduta del muro, definendole la rappresentazione di un’Europa “dalle potenzialità enormemente accresciute, che sta a noi tutti sviluppare e non tradire”. Il 9 novembre del 1989, ha aggiunto ancora il presidente, è stata un’alba di libertà e l’avvio di un nuovo percorso non solo per la Germania, con la fine della Guerra Fredda. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO ALLE ORE 19 DI 30 ANNI FA

Erano le 19:00 di sera dell’8 novembre del 1989 quando avvenne la caduta del muro di Berlino. Ad annunciare il crollo della barriera, che per quasi trent’anni aveva diviso il blocco comunista da quello occidentale, fu il portavoce del governo della Ddr, Guenter Schabowski, che convocò una conferenza stampa apposita per comunicare al mondo intero la decisione: “Da ora si può oltrepassare il muro”. Fu una notizia memorabile che nel giro di pochi istanti si diffuse a macchia d’olio fra i residenti della Berlino est: in medo di un’ora già decine di migliaia di berlinesi si erano spinti verso la frontiera, pronti ad oltrepassare il confine. Le guardie non si opposero, e vedendo la gente in massa arrivare, alzarono le famose sbarre bianche e rosse, permettendo il passaggio senza controllo alcuno. Fra i più stupiti, come ricorda TgCom24.it, vi erano i Vopos, i temutissimi agenti della polizia del popolo che fino a poche ore prima avevano sparato a vista contro chiunque avesse tentato di scavalcare il muro, e che avevano ucciso in precedenza almeno 140 persone. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

IL GIORNALE TEDESCO CHE IGNORO’ LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

Sono numerosi gli aneddoti e i retroscena legati alla caduta del muro di Berlino, come ad esempio quello che vide il quotidiano Neues Deutschland, giornale del partito comunista tedesco, ignorare completamente il fatto il giorno dopo il crollo della barriera. Come sottolinea il Post, la mattina del 10 novembre 1989 “NS” parlò di tutto, tranne appunto dell’evento dell’anno che cambiò per sempre la storia geopolitica mondiale. Anche l’11 novembre, il giorno successivo, la vicenda venne di fatto ignorata, se non tramite un breve articolo in prima pagina, parte bassa, in cui si parlava di “traffico” intenso presso il confine fra le due germanie. Il Financial Times, a proposito, ricorda: «nessuno aveva ritenuto necessario inviare un giornalista per raccontare le scene drammatiche che si vedevano al confine a pochi chilometri di distanza». Negli anni a seguito della caduta del muro di Berlino, Neues Deutschland andrò in crisi, ma il quotidiano riuscì comunque a sopravvivere, ed esiste ancora oggi, anche se dal milione circa di lettori pre-caduta, è sceso a sole 25mila copie vendute. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO COMPIE 30 ANNI: CIRCA 200 LE VITTIME

Prima della caduta del muro di Berlino, per cui oggi ricorre il trentennale, furono circa 5000, secondo i libri di storia, i tentativi di fuga, molti dei quali finirono nel sangue. Si calcola infatti che il numero di persone che tentò di passare dall’est all’ovest della Germania, e che morirono nel tentativo, sia superiore ai 200. Di questi, una gran parte venne ucciso dai militari che presidiavano appunto la parte comunista della nazione tedesca, mentre un’altra parte furono vittime che morirono nel tentativo di trovare la libertà, come ad esempio Ida Siekmann, quella che da molti viene considerata la prima persona che tentò di fuggire, e che il 22 agosto del 1961 si buttò dal suo appartamento nella Bernauer Srasse per scappare, ma morì cadendo. Winfried Freudenberg, invece, morì l’8 marzo del 1989, a pochi mesi dalla caduta del muro, fuggendo in mongolfiera, crollata però a terra nell’ovest ma in maniera troppo violenta. Chris Gueffroy fu invece l’ultimo ad essere ucciso dai militari, il 6 febbraio del 1989: aveva poco più di 21 anni. Fra le centinaia di vittime anche due bambini di soli 10 e 13 anni, Lothar e Jorg, che tentarono la fuga assieme ad altri bimbi che ebbero fortuntamente una sorte migliore. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO: ULTIMO BALUARDO DELLA GUERRA FREDDA

Era il 9 novembre 1989, esattamente trenta anni fa, quando avvenne qualcosa di incredibile: la caduta del Muro di Berlino, considerato l’ultimo baluardo della Guerra Fredda. Una barriera non solo simbolica, che tenne in ostaggio una intera generazione di berlinesi. Resta ben scolpita nella memoria e sulle pagine dei libri di storia, l’immagine dei giovani che a picconate colpiscono la barriera. In tre giorni, oltre due milioni di persone superano quel confine segnando la fine di un’intera epoca segnata dalla contrapposizione tra le due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica. Era stato Walter Ulbricht, Presidente del consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca (DDR), in una conferenza del 15 giugno 1961 ad annunciare che non ci sarebbe stato alcun muro. Eppure, nella notte tra il 12 ed il 13 agosto del medesimo anno, il regime comunista diede il via alla costruzione di quella barriera che rimase in piedi per i successivi 28 anni, rappresentando la separazione, fisica ed ideale, della città di Berlino. Una suddivisione segnata già 12 anni prima con la presenza di due stati, Germania Est e Germania Ovest, con capitali Berlino e Bonn. La ragione principale fu quella di bloccare l’esodo dei cittadini da Berlino verso i territori occidentali. Un fenomeno che interessava soprattutto giovani istruiti speranzosi di trovare condizioni di vita favorevoli ma che, con la loro fuga, avrebbero portato ad una crisi per la parte orientale della città che si andava così privando gradualmente della propria classe dirigente. L’emorragia a quel punto andava tamponata in tempo e per questo si decise di “bloccare” i cittadini della zona Est.

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO, “COME UNA MACCHINA DEL TEMPO”

Per 28 lunghi anni, prima della caduta del muro di Berlino, la barriera di cemento armato lunga 155 chilometri divise fisicamente la capitale tedesca in due parti: Berlino Est, controllata dall’Unione Sovietica e Berlino Ovest, zona di occupazione americana, britannica e francese. Con il passare degli anni il Muro fu reso sempre più invalicabile, anche in seguito alla presenza della cosiddetta “striscia della morte”, una lingua di terra nel mezzo presidiata dai cecchini. Secondo i libri di storia, almeno 200 persone trovarono la morte mentre tentavano la fuga verso Berlino Ovest. A riuscirci furono in 5000 nelle modalità più disparate, dai tunnel scavati sottoterra, ai ‘nascondigli’ nel doppiofondo dei bagagliai. Ovviamente la costruzione del Muro di Berlino, avvenuta in una sola notte, portò all’interruzione improvvisa delle linee di trasporto pubblico e delle strade. Il Muro rappresentava il sistema divisorio ma altri recinti fortificati emersero con il passare del tempo, affiancati da bunker, fossati, tratti di filo spinato e torri di guardia, oltre ai numerosi posti di blocco tra cui il famigerato “Checkpoint Charlie”. La Germania Est legittimò la costruzione del Muro definendolo “un muro di protezione antifascista” mentre dall’altra parte della barricata era considerato il “muro della vergogna”. Roberto Giardina, giornalista e scrittore visse quegli anni e li descrisse così: “Il muro era come una macchina del tempo. Si passava Checkpoint Charlie e si piombava nel passato, negli anni Cinquanta. Meno luci, niente insegne, anche l’aria aveva un altro odore, impestata dalle Trabant, le vetturette in plastica simbolo dell’industria nella Ddr”. Con la sua caduta fu aperta ufficialmente la strada alla riunificazione del Paese, avvenuta il 3 ottobre 1990.

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