SERVIZIO PUBBLICO/ Il “minestrone” di Santoro e Travaglio tra scoop e moralismi

- Maestro Yoda

Ieri una nuova puntata della trasmissione di Michele Santoro, che ha affrontato diversi temi con ospiti in studio e interventi telefonici. Il commento di YODA

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Michele Santoro (Infophoto)

1) Nessuna opinione può essere criminalizzata. 2) La tv non deve rappresentare solo il pensiero dei più forti. 3) Bisogna ascoltare le ragioni di tutti, incluse quelle delle frange più estreme. A Servizio Pubblico Santoro comincia enunciando alcune leggi come fossero quelle della robotica di Asimov. Ma poi si contraddice e fa un pistolotto contro Polito che si era permesso di fargli qualche critica.

Svoltando in economia, si domanda giustamente chi ha pagato i primi successi nel campo dello spread. Lo fa dire a Carlo De Benedetti che ricorda a Monti di aver prodotto rigore, equità, e crescita: secondo lui, del rigore s’è visto qualcosa, degli altri due punti, nulla. Inoltre si domanda se è crescita quella fatta con opere pubbliche inutili (sottindendendo la Tav).

Con Sergio Rizzo de Il Corriere della Sera si parla di quanti hanno doppi, tripli, quadrupli incarichi, e sono magistrati o consiglieri fuori ruolo, che percepiscono più stipendi. Ovviamente l’indignazione serpeggia in studio e immaginiamo anche a casa. La presidente del Tar del Lazio fa notare che se un magistrato sta assente dal lavoro perde pure i contributi, mentre chi è fuori ruolo o distaccato senza lavorare continua a percepire stipendi: nel governo, a partire da Catricalà, ci sono doppie e triple retribuzioni o pensioni, per cifre che arrivano anche ai 700.000 euro.

Gian Antonio Stella dice di aspettare Monti al varco di fronte alla riduzione della spesa pubblica. E spiega come è facile aggirare la trasparenza dei bilanci pubblici, inserendo voci di spesa sotto capitoli diversi. Rizzo fa notare che al potere ci sono da anni sempre gli stessi che se la cantano e se la suonano: tantissimi membri di authority già membri del Consiglio di Stato o del Tar, che fanno controllori e controllati, e si spostano da un posto di potere all’altro restando sempre al comando.

De Benedetti riconosce a Monti di averci portati fuori dal rischio-baratro e dal rischio contagio con la Grecia. E di aver cominciato a incidere sull’evasione fiscale. Ma aggiunge che il rigore e le tasse ci dovrebbero restituire servizi e welfare e invece non lo fanno. Curiosamente se la prende con l’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, proprio lui che ha combinato quel che ha combinato all’Olivetti seguendo questo schema. Conversione a 180 gradi nei riguardi degli indignati che ritiene vadano ascoltati, anche se il loro principale nemico è proprio il modello di imprenditore da lui rappresentato. Non è tenero con Marchionne, domandandosi cosa vuole fare per l’Italia, visto che l’Italia ha pagato la Fiat almeno tre volte.

Belpietro si domanda se il De Benedetti di oggi è quello condannato per insider trading, o che ha portato alla bancarotta Olivetti, o ha rifilato i telex alla pubblica amministrazione quando nessuno li usava più. Touchè sul suo idolo, Santoro svicola subito facendo intervenire Casarini che – essendo rappresentante dei no-global – impersona benissimo il ruolo dell’indignato. Spara un sacco di slogan già sentiti, ma dice una cosa vera quando afferma che attualmente, alla fine, sono i poveri che stanno salvando i ricchi.

Procedendo come al solito a zig-zag, correndo ad appiccare fuochi e fuocherelli, Santoro preannuncia l’intervista bomba a Lusi, tesoriere dell’Api. Il quale fa capire apertamente con messaggi ben più che allusivi che se lui parla sul serio, sul centro-sinistra si abbatte un vero e proprio tsunami. E praticamente afferma di aver eseguito ordini, muovendosi “nell’area border-line della politica”. E che “tutti” sapevano come lui amministrava i soldi del partito. E che lui ha fatto semplicemente il tesoriere. Una vera bomba.

Travaglio, interpellato, trova che non stia minacciando, ma dicendo semplicemente la verità: e quindi apre uno spaccato inquietante sulla gestione del finanziamento pubblico dei partiti. Assist per Santoro che sostiene, d’accordo con Stella, che i politici tirati in ballo, se non sparano querele sono semplicemente conniventi.

Per un po’ la trasmissione va avanti analizzando la situazione del finanziamento pubblico. È un modo per arrivare ad aprire il collegamento da Bruxelles con Matteo Salvini della Lega, dopo avergli sparato in faccia una sintesi a fumetti della questione che coinvolge il presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Boni. Salvini, attaccante di professione, rovescia da Bruxelles un fiume di parole giurando sull’onestà di Boni, sostenendo di aspettare a piè fermo le prove. Messo alle strette da Santoro, Salvini è costretto a dire di aver fiducia nella magistratura, anche se ogni tanto, come nel caso delle camicie verdi di Verona, indicono inutili processi contro la Lega.

Da un fuoco all’altro: ecco Ruotolo che da Priolo, in Sicilia, riporta alla ribalta il movimento dei Forconi, che tra le altre cose insulta Belpietro definendolo cameriere del potere. Belpietro lascia perdere e si va in pubblicità. Sempre più noioso, causidico ma documentatissimo, Travaglio racconta tutta la trafila dell’emendamento che ha fatto imbufalire le banche e far affermare a Monti che proprio per questo non può essere ritenuto amico delle banche. Cerca di illustrare il pasticcio in cui si sono infilati governo e parlamento con questo emendamento che è difficilissimo da togliere una volta ammesso.

Serata di scoop: tirato in ballo da Belpietro, Renzi interviene per telefono per chiarire che lui non ha mai preso un centesimo da Lusi. E che il fatto che lui sia contro il finanziamento pubblico dei partiti, questo non toglie che i soldi rimasti comunque vadano spesi per le attività dei partiti.

Continua l’intervista a De Benedetti, che ne ha per tutti, di destra e di sinistra, e anche per Renzi, che definisce un Berlusconi di sinistra. Se la prende pure con Passera, suo ex-assistente e da lui scoperto, colpevole di non essere andato a rappresentare lo Stato come ministro dei trasporti e di non averci quindi messo la faccia dove sono successi disastri.

Altra improvvisa svolta: Santoro intervista due giovani poliziotti in studio che con molta umanità raccontano il loro lavoro. Spesso condividono le ragioni dei manifestanti, ma il loro lavoro – per pochi euro al mese – è mantenere l’ordine pubblico cercando di tenere i nervi saldi. Vergognosamente, Casarin li accusa di essere il braccio del potere, dimenticando che sono sempre i manifestanti ad attaccare.

Santoro li difende, Travaglio cerca di giustificare Casarin ricordando le violenze della caserma Diaz. Bella comunque l’idea di far intervenire questi giovani poliziotti dalla faccia pulita e dall’eloquio semplice e chiaro.

Si ritorna a Priolo dove Ruotolo fa notare che quando arrivano i Forconi poi nascono dei comitati locali di protesta, proprio come quello di Priolo che chiede le bonifiche per un territorio che ha sopportato inquinamenti di fumi e amianto da cinquant’anni. Santoro provoca i Forconi, volano gli insulti a Belpietro, lo studio applaude, Casarin cita Dell’Utri, i Forconi vogliono mandare a casa tutti gli attuali politici, la rissa finalmente è esplosa, lo studio ha preso fuoco del tutto…e Santoro fa finta di fare il pompiere, ma intanto è tutto contento.

Gustoso siparietto tra Belpietro e Santoro che si contendono la famosa citazione di Pasolini sui poliziotti figli del proletariato invitandosi reciprocamente a pubblicarla sui rispettivi siti, ritenendola utile al proprio punto di vista.

Come minaccia finale incombe Vauro, che sforna vignette sempre più mosce e fa un po’ di promozione al Male. Ci mancava pure questa…

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