SERVIZIO PUBBLICO/ Saviano fa il “poeta” e Santoro “sgrida” Napolitano

- Maestro Yoda

Nel giorno della Festa della Liberazione è andata in onda una puntata di Servizio pubblico che ha visto ospite speciale Roberto Saviano. Il commento di YODA

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La puntata speciale di Servizio pubblico inizia con la canzone “Ma che bella giornata di sole” di Antonello Venditti, che parla di libertà… una scelta un po’ troppo pop. Sfuma la canzone e inizia il pistolotto/preambolo. Sempre più predicatore all’americana, Santoro se la prende con D’Alema come esempio di una classe politica che non solo non cambia mai, ma cambia sempre in peggio, come ha fatto con la legge elettorale porcata che ci ha portato a questa situazione. Conclude sostenendo che stiamo scivolando in un oggettivo presidenzialismo che è tutt’altro che il governo del popolo: e per rinforzare il concetto, si mostrano immagini del popolo inferocito che inveisce alla notizia di Napolitano che ha superato il quorum nella elezione per il Quirinale. Sarà uno della vecchia casta, ma meno male che tra i manifestanti passa Giovanardi, che con il suo tono alla Don Camillo sentenzia: “In Italia ci sono 60 milioni di cittadini: se uno ne porta qui duemila che urlano, questa non è democrazia!”. Yoda sottoscrive.

L’incipit non lascia dubbi sulla faziosità di Santoro: il servizio insiste sulla protesta dei duemila, comunica un senso di allarme, date le frequenti inquadrature dei poliziotti in stato di allerta e tenuta antisommossa. Corradino Mineo (toh, chi si rivede), dimentico di essere al sicuro negli studi di RaiNews24, cerca di arringare la folla, ma viene respinto con perdite e pure sottratto rapidamente ai facinorosi da un qualche solerte poliziotto in borghese.

Con uno di quei salti che tanto piacciono a Santoro, la parola viene data al buon senso del filosofo Cacciari, oramai ospite fisso della trasmissione, mai in diretta e sempre in collegamento sul grande schermo in alto, così viene letteralmente accentuato il suo ruolo di “deus ex machina”. Contrariamente a molti, sostiene che Grillo ha vinto ancora, perché il governo Pd-Pdl è benzina per il suo fuoco. Così anche Berlusconi ha vinto, e alla grande, visto che fino a poco tempo fa era dato per morto. Mentre del Pd si può dire soltanto oramai in stato confusionale.

In studio, per il Pd, c’è il povero Fassina. Povero perché ha già di per sé la faccia del pugile suonato, del perdente che con aria mesta cerca di giustificare gli errori fatti, e di accreditare la tesi che la colpa è tutta di Grillo. Lo studio rumoreggia, Fassina se la prende con Travaglio che sorride… e mal gliene incoglie, perché Travaglio lo infilza con grande facilità. Ma è una vittoria facile facile: con una giacca troppo grande, la camicia slacciata, la voce strozzata, Fassina assomiglia sempre di più a un poveraccio che senza colpa ha passato una notte in guardina senza potersene fare una ragione. Secondo Yoda, Santoro lo invita apposta, ma il problema è che al Pd non c’è nessuno in grado di decidere chi mandare alle trasmissioni. O forse non si rendono conto che in tv le tesi di Lombroso hanno tuttora un senso.

Lungo servizio per cercare di dimostrare che i deputati e i senatori a 5 stelle “eroicamente” scendono in piazza a dialogare con i manifestanti (sic). Travaglio cita Enrico Letta, che non più tardi di quindici giorni fa ha dichiarato alla Stampa “Mai con Berlusconi”. Colpito ancora una volta duramente, Fassina non trova di meglio che dargli del tristo figuro. Bah! Si torna al buon senso di Cacciari, secondo il quale o il governo che nasce – pur essendo politico – cercherà di esserlo il meno possibile, mirando a soluzioni operative e tecniche, o provocherà un ulteriore grande sfracello politico che ridurrà il Pd al 15%.

Interviene Landini, leader della Fiom, che osserva che a causa del governo Monti molti italiani o non sono andati a votare o hanno votato in maniera da rendere evidente la loro sfiducia nel parlamento. L’ex direttore di Studio Aperto Giordano è in studio per aver scritto anche lui (ma che novità!) un libro sulla casta. Colpisce che uno sperimentato giornalista sostenga che Amato non andava bene perché rappresentava la vecchia casta, mentre almeno Letta è più giovane. Se fosse in studio, il vostro vecchio Yoda gli torcerebbe le orecchie: perché pensa che è ora di finirla con questa ridicola storia dei volti nuovi e della casta. Non a caso si sa che il Presidente Napolitano voleva indicare proprio Amato per il suo standing internazionale, la sua conoscenza della macchina dello Stato, le sue competenze multidisciplinari. Non lo ha indicato perché Lega e molti del Pd non l’avrebbero votato per il suo passato craxiano e perché molti gli rimproverano due ricche pensioni.

Roba da matti: ma se avete una malattia grave, preferite farvi curare da un luminare esperto anche se ricco sfondato e con un passato politico imbarazzante, o da un mediconzolo neolaureato dalla faccia pulita e con pochissima esperienza? Bene, l’Italia è un malato gravissimo, e per questo il Presidente della Repubblica ha provato per oltre un’ora a far accettare il nome di un medico esperto come Amato alla delegazione del Pd. Ma non c’è stato verso: il computo dei contrari al Dottor Sottile per motivi davvero futili rispetto alla gravità della situazione dimostra che nonostante i drammatici richiami del presidente, in Parlamento ci sono molte forze che non hanno ancora compreso le reali condizioni del Paese.

A precisa domanda, Ferrara (intervistato a Il Foglio), risponde che siamo in presenza di un oggettivo presidenzialismo, che non sfocia in soluzioni autoritarie per il rispetto che Napolitano ha della Costituzione. Cacciari concorda, ma rincara la dose: si sta andando verso il presidenzialismo in maniera confusa e non governata, la situazione italiana di oggi è paragonabile solo alla Germania di Weimar e alla Francia della guerra in Algeria. Così torna a ricordare che la condanna del governo che deve nascere è tenere un basso profilo politico mirando a riforme istituzionali che per essere fatte richiedono almeno due anni… insomma, una cosa da niente! E infatti Santoro allarga le braccia sconsolato.

Dopo la pubblicità tocca a Travaglio. Sfotte i giornali che hanno inneggiato al sacrificio personale di Napolitano. Legge a gran velocità e con voce sprezzante e ironica gli elogi che le migliori firme d’Italia hanno rivolto al Presidente. Dimentica che se qualcuno facesse lo stesso con i suoi moralistici editoriali, l’effetto sarebbe ancora peggiore. Comunque risulta oggettivamente una pizza, e pure piuttosto sgradevole. All’ennesima domanda di Santoro “Ma perché il Pd non ha votato Rodotà?”, un insolitamente lucido Fassina risponde che non è stato fatto semplicemente perché non avrebbe raggiunto i numeri di voti sufficiente, o al massimo sarebbe passato per un soffio, il che non ne avrebbe fatto un presidente rappresentativo.

Santoro fa intervenire due studenti che a Pisa volevano interrompere il convegno del ministro Profumo e ne sono stati impediti con la forza. Ma le loro affermazioni sono talmente deliranti (“noi siamo i nuovi partigiani, solo noi abbiamo diritto di parlare di studio e di lavoro…”) che Santoro li liquida molto infastidito, anche perché è stato accusato dai due di essere parte del teatrino della politica. Il giornalista Dragoni spiega che in Italia c’è la più alta evasione d’Europa: 180 miliardi. E racconta anche che Grilli, ministro dell’Economia, ha 5 conti in un paradiso fiscale, proprio lui che dovrebbe combattere l’evasione, anzi, proprio lui che ha detto pochi giorni fa che l’evasione è un crimine. Apperò!

Poi Santoro annuncia l’intervento di Saviano, facendo una gran pubblicità al suo nuovo libro… dicendo che l’autore ha detto che non ne avrebbe voluto parlare. Lo fa Santoro, mentre due grandi gigantografie della copertina appaiono in studio… Ma per chi ci hanno preso? Pubblicità. (Per l’appunto!).

A sorpresa, Saviano non ci ammannisce uno dei suoi soliti sermoni, ma fa una interessante lezione di comunicazione. Mostra spezzoni del film “No” sul referendum del 1988 pro e contro Pinochet, nel quale si descrive la scelta dei promotori del no a Pinochet di puntare sul desiderio di felicità, e non sulla contrapposizione tra ragione e oppressione. Si appassiona al concetto – come è stato per i partigiani – che o si riparte dal sogno di un mondo diverso o si finisce per perdersi nella dialettica e nella contrapposizione quotidiana.

Da solo, senza Fazio, Saviano è molto meglio: meno retorico, più poetico e convincente. Legge un bel testo di un poeta di cui Yoda non ha afferrato il nome, un testo che invita a sognare “un mondo in cui non si vive per lavorare, ma si lavora per vivere”. Altamente condivisibile. Lo stesso Santoro dice che si sarebbe potuto finire così… ma non si può fare a meno di Vauro. E così la trasmissione finisce ancora una volta traballando sotto l’imbarazzo di vignette di sempre più scarso spirito.

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