SPY RAI/ Privatizzazione, i conti di Mediobanca non tornano

- Maestro Yoda

Gli analisti di Mediobanca Securities hanno spiegato che la vendita della Tv di Stato renderebbe circa 2,6 miliardi. Ma perché, si chiede YODA, qualcuno dovrebbe comprarsi la Rai?

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Il vostro vecchio Yoda credeva di averne viste di tutti i colori, ma un “ballon d’essai” come quello sul possibile incasso di 2,6 miliardi ricavabile dalla vendita Rai non l’aveva mai visto. Il parto è frutto degli analisti di Mediobanca Securities, che di se stessi scrivono sul loro sito istituzionale: “Dal 2001, Mediobanca si è ritagliata un ruolo di primo piano nell’intermediazione azionaria facendo leva sulla conoscenza del mercato azionario e sul suo posizionamento strategico. Attualmente, oltre 50 professionisti  fra Londra, Milano, Parigi e New York offrono quotidianamente un servizio integrato di ricerca, vendita e trading su azioni italiane ed internazionali”. Accidenti! Secondo i super-esperti di una simile macchina da guerra, «adottando il metodo della somma delle parti, emerge “un fair value” della Rai pari a circa 2,47 miliardi di euro. Al netto del debito, 366 milioni di euro al 31 dicembre 2012, così che la privatizzazione della tv di Stato permetterebbe al governo italiano di incassare circa 2 miliardi di euro». Nel rapporto, la cui sintesi è disponibile ovunque sulla rete, si ricorda che «le sole torri di RayWay potrebbero essere vendute per 600 milioni, mentre il riportare l’evasione del canone (che oggi quasi metà degli italiani non paga più!) al livello del 2005, porterebbe altri 600 milioni l’anno».

La cosa più curiosa è che, dopo averle sparate così grosse, gli affilati analisti si parano le spalle, dichiarando a chiare lettere che la privatizzazione potrebbe però andare difficilmente in porto a causa dei sindacati che si scatenerebbero per proteggere i 13.000 dipendenti e della politica che si metterebbe di mezzo… come dire che è tutta pura teoria. Così non si capisce il senso di una uscita così improvvida da un simile coacervo di cervelli. Che oltretutto non si sono nemmeno peritati di analizzare a fondo l’evasione del canone, proveniente in larghissima parte dal Sud del Paese. Con la situazione in cui versano là le famiglie, andare ad esigere una tassa di 113 euro per un servizio pubblico che è sempre più difficile definire tale, significherebbe semplicemente accendere la miccia della definitiva rivolta sociale.

Nel frattempo il sottosegretario Catricalà lancia l’idea di una consultazione pubblica in vista del rinnovo del contratto di servizio e della concessione pubblica, e insiste pure lui sul recupero dell’evasione… Insomma, una quantità di parole in libertà, che non ti aspetteresti proprio da gran commis dello Stato di lungo corso. Paradossalmente, le parole di maggiore buon senso sono venute invece dal neo-presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza, il grillino Fico: «Vendere oggi la Rai significherebbe svenderla, e quello che si ricaverebbe da questa svendita si potrebbe benissimo recuperare risparmiando sugli F35».

Parole sante. Quello che non è dato sapere è se i cervelloni di Mediobanca abbiano fatto una qualche previsione dell’andamento degli introiti pubblicitari per la tv tradizionale, altro macigno che pesa gravemente sui futuri bilanci di qualsiasi editore interessato a operare nell’etere. E se abbiano riflettuto anche sul fatto che i possibili ricavi da Internet coprono una parte infinitesimale delle perdite dei ricavi da pubblicità classica. Forse non hanno nemmeno letto il recente rapporto della Fieg sulla situazione drammatica degli editori della stampa, dove si descrive per l’appunto una dèbacle sul fronte della pubblicità tabellare, a fronte di un incoraggiante incremento dei ricavi delle attività on line, che però non raggiungono ancora il 5% del fatturato.

In questo contesto, dove lo si trova un editore che si compra la Rai, o anche qualche suo pezzo? E poi, cosa si comprerebbe? I marchi delle reti e le posizioni sul telecomando o anche tutta la zavorra delle duplicazioni e triplicazioni di servizi e testate? E delle sedi regionali che si farebbe? Insomma, da qualunque parte la si guardi, “l’analisi” di Mediobanca Securities assomiglia sempre di più a un ballon d’essai confezionato in gran fretta e senza troppi approfondimenti per essere utilizzato a qualche scopo. Forse il Tesoro vuol lanciare un messaggio sulla gestione Gubitosi, che perde quest’anno 244 milioni di euro, ma che secondo l’ineffabile DG nel 2014 dovrebbe ridursi a zero. Come, non si sa: a sentire le lamentele interne all’azienda, a base di tagli lineari che non terrebbero alcun conto delle necessità editoriali. “Del resto – racconta un dirigente di grande esperienza che ovviamente vuole restare anonimo – che ti vuoi aspettare da un pur abile contabile che fino a ieri vendeva abbonamenti al cellulare, e che dopo aver dichiarato di voler valorizzare le risorse interne, sta assumendo con contratti a tempo indeterminato costosi dirigenti provenienti dalla sua ex-azienda?”.

Chissà, a sentire le malelingue, pare che il DG, nominato da Monti, si ritrovi ora privo di referenti politici e si starebbe arrabbattando anche un po’ maldestramente per trovarne qua e là, operazione peraltro che mal si addice al suo carattere spocchioso e presuntuoso. Mah! La situazione è talmente disperata che è meglio consolarsi con una sempreverde barzelletta sulle società di consulenza…state a sentire: Un analista di esperienza internazionale (come quelli descritti sul sito di Mediobanca Securities) sta viaggiando in vacanza con il suo Suv per le strade della Sardegna, quando si trova la strada sbarrata da un gran gregge di pecore. Scende e si dirige verso il pastore che sta pisolando serenamente sotto un albero per esortarlo a liberare la strada.

Volendo dimostrare la sua abilità di analista anche al villico, gli fa la seguente proposta: “Se io indovino di quante pecore è composto il suo gregge, lei me ne dà una”. “Accetto” è l’immediata risposta. Così risale sul Suv, estrae il portatile e con il telefono satellitare consulta banche dati di mezzo mondo, finché scende e dichiara: “Le sue pecore sono 228!”. “Fantastico”, dice stupito il pastore, “si prenda pure la pecora, ora le libero la strada”.

L’analista risale in macchina con la vincita della scommessa, ma viene preso per la manica dal pastore che gli dice: “Prima che vada via, voglio dirle alcune cose. Primo, lei è venuto da me senza che io glielo abbia chiesto. Secondo, mi ha detto cose sul mio gregge che io sapevo già. Terzo… mi restituisca il mio cane per favore!”. 

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