CANONE RAI/ E nuovo cda, le finte riforme di Renzi

- Maestro Yoda

Matteo Renzi sembra pronto a cambiare la governance della Rai, oltre che rivedere il sistema di pagamento del canone. Il commento a queste misure annunciate di YODA

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Matteo Renzi (Infophoto)

Il vostro vecchio Yoda è sempre più spesso obbligato a occuparsi di Renzi e della sua comunicazione. Già alcune sere fa, si è dovuto stropicciare le orecchie pelose e gli occhi cisposi di fronte al servizio di un TG in cui il presidente del Consiglio, ripreso durante uno dei suoi mille discorsi, arringava il pubblico, prendendosela con i sindacati e gli operai: “Le aziende non si occupano! Le aziende si riaprono!”. E giù applausi. Oramai siamo abituati alle sue declamazioni di continue ovvietà. Ma c’è invece da stupirsi del fatto che tutti astanti, invece di applaudire, non siano scattati in piedi gridando: “Evviva. Ma come si riaprono?”, domanda alla quale oramai da mesi non c’è alcuna risposta, mentre le più diverse crisi incalzano, e situazioni che avrebbero potuto essere sanate con le risorse buttate negli 80 euro elettorali stanno inevitabilmente arrivando alla cancrena.

Ma il grande affabulatore non finisce mai di stupire: l’ultima riguarda il canone Rai e la riforma dell’azienda di Servizio pubblico, che la Repubblica descrive così: “Addio alla figura del direttore generale. L’azienda di Viale Mazzini sarà guidata da un amministratore delegato, con tutti i poteri dell’ad di una società privata. Il cda passa dagli attuali nove a cinque componenti, sarà sempre il Parlamento però a eleggere i consiglieri (come del resto elegge altri organi di garanzia quali i componenti della Consulta o del Csm). Solo in alternativa alle Camere in seduta Comune, sarebbe allo studio anche l’ipotesi della più ristretta commissione di Vigilanza Rai. I nomi sarebbero eletti tra una ‘rosa’ indicata da soggetti esterni e autonomi della politica come l’Agcom (l’Autorità per le comunicazioni), la Conferenza Stato-Regioni, il Consiglio dei rettori, la Corte Costituzionale e i presidenti delle Camere. Il presidente, infine, dovrebbe essere indicato dal cda ed eletto dalla commissione di Vigilanza. Tutto a un solo fine: cancellare logiche di lottizzazione che hanno sempre governato la selezione dei vertici”.

Eh sì, avete letto bene: questa riforma avrebbe lo scopo di porre fine alla lottizzazione…Ma come si fa a far finta di nulla di fronte al fatto che i componenti degli organismi citati, anche i più altisonanti, sono frutto di una micrometrica lottizzazione politica, e sempre sottoposti al vaglio dell’inossidabile manuale Cencelli? Non vi dice niente la questione della faticosa elezione dei membri della Consulta? Qualche organo di informazione ha già poi fatto immediatamente ironia sulle scelte “indipendenti” che potrebbe fare la Boldrini. Dato l’attuale quadro complessivo, è intuitivo immaginare che i top manager e i consiglieri verrebbero scelti tra gli emergenti e i rampanti della Leopolda.

Quindi siamo di fronte all’ennesimo ballon d’essai, che si vorrebbe far digerire con la riduzione del canone, eliminandone l’evasione includendolo a rate nella bolletta elettrica, costringendo molti a pagare più volte se hanno più utenze…per non parlare di altri profili di incostituzionalità e complessità assai difficili da risolvere. Ma non importa. Il presidente vuole correre, presentare tutto antro l’anno, per incassare l’effetto annuncio “Ho dimezzato il canone”; per le modifiche eventuali, o le marce indietro, ci sarà tempo. L’importante è annunciare.

A Yoda, mentre gli cascano le braccia, viene in mente una parafrasi del vecchio aforisma sulla calunnia, che sembra essere oramai una costante del credo renziano: “Annunciate, annunciate. Qualcosa resterà”.

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