LA VÉRITÉ/ Le “novità” (convincenti) nel family drama di Kore-eda

La Vérité (The Truth) di Kore-eda Hirokazu, film d’apertura di Venezia 76: una storia familiare tra reale e falso, con un cast eccellente

La Vérité
La Vérité, una scena del film

Sono pochi i registi che girano un film all’anno e sono ancor meno quelli che riescono a convincere sempre. Kore-eda Hirokazu rientra in questo gruppetto “elitario” e, a un anno di distanza da Un affare di famiglia, il cineasta giapponese merita grandi complimenti per La Vérité (The Truth), film di apertura del Festival di Venezia 2019. Tra i più interessanti autori del panorama asiatico, Kore-eda ha deciso di girare il suo primo film lontano dal Giappone: la scelta è ricaduta sulla Francia e su due attrici che rappresentano la storia della cinematografica transalpina come Catherine Deneuve e Juliette Binoche. Fabienne (Catherine Deneuve) è una star della settima arte francese ed è circondata da persone che la adorano. Dopo i grandi successi, decide di pubblicare un’autobiografia e arriva a farle visita la figlia Lumir (Juliette Binoche), partita da New York insieme al marito Hank (Ethan Hawke) e alla figlia Charlotte (Clémentine Grenier). Madre e figlia si confronteranno su verità e bugie contenute nel libro appena pubblicato, ma non solo…

Il cinema di Kore-eda Hirokazu è sempre legato in qualche modo alla famiglia: pensiamo a quella compatta di Un affare di famiglia, a quella lacerata di Still Walking o ancora a quella travolta da una separazione di Ritratto di famiglia con tempesta. La Vérité racconta uno spaccato diverso, accendendo i riflettori sul rapporto tra una madre e una figlia: la prima è una star del cinema senza peli sulla lingua, la seconda è una sceneggiatrice che ha scelto un percorso diverso per la sua vita. Un feeling mai sbocciato, una situazione chiara allo spettatore fin dal primo incontro: frecciatine neanche tanto velate con tanto di acceso botta e risposta. Un film sulla famiglia ma anche sulla memoria, sul passato e sull’eterno confronto tra ciò che è vero e ciò che è falso: i ricordi dei protagonisti svolgono un ruolo importantissimo, un collante fondamentale per capire le dinamiche familiari e il perché di questa distanza tra le due protagoniste.

Un family drama – o meglio family dramedy – che si distanzia dai precedenti lavori di Kore-eda per quanto riguarda la sceneggiatura – firmata dallo stesso regista giapponese, come del resto il montaggio -. Tantissimi dialoghi tambureggianti,  seguiti dalla macchina da presa con il classico campo-controcampo e un interessante gioco di pseudo-soggettive: c’è molto cinema francese nel film di Kore-eda, impossibile non pensare a Olivier Assayas. Magia e bugia, vero e falso, passato e presente: dicotomie centrali nella trama di La Vérité, con il cineasta di Tokyo che decide di non “prendere posizione” e di lasciare allo spettatore la risposta. O, più semplicemente, il rapporto tra una madre e una figlia che non riescono a trovare un punto di incontro. Una famiglia che si avvicina e si evolve, forse. Senza dimenticare la componente meta-cinematografica, un omaggio alla settima arte (particolarmente divertente un segmento dedicato a Hitchcock) e alla recitazione.

Un ottimo film che soffre di un’unica pecca, la colonna sonora: troppo “legato” al classico Kore-eda, il commento sonoro non sembra seguire un filo logico e spesso risulta fuorviante. Per il resto, si tratta di un’opera da non perdere, uno dei migliori film della stagione cinematografica (in sala dal 3 ottobre 2019, Bim Distribuzione). L’ottimo lavoro del regista nipponico, ma non solo: uno dei principali punti di forza di La Vérité è un cast di primissimo livello: Catherine Deneuve si conferma come una delle migliori attrici di sempre, affiancata da una sempre ottima Juliette Binoche. Ethan Hawke è una certezza nonostante un ruolo in secondo piano, mentre merita una menzione particolare la piccola Clémentine Grenier, un astro nascente che, per la sua tenera età, rappresenta un punto di vista ancora diverso sullo scontro tra la nonna Fabienne e la madre Lumir.

A differenza delle ultime due edizioni (Downsizing e First Man), il Festival di Venezia parte con il piede giusto: un ottimo prodotto che potrebbe ottenere grandi risultati al botteghino. Un primo iscritto alla corsa per il Leone d’Oro…

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