Labohm “surriscaldamento non ha origine umana”/ “Anomalie osservate in passato”

- Marta Duò

Il surriscaldamento globale non è causato dall'uomo, e questa ipotesi si basa su dati manipolati: la tesi sostenuta dall'economista Hans Labohm

Inquinamento e legame con malattie cardiache Inquinamento e legame con malattie cardiache

Hans Labohm, economista, si scaglia contro chi sostiene che il surriscaldamento globale sia di origine antropica, cioè da imputare all’essere umano. E svela cosa si celerebbe dietro lo scandalo di un grafico molto usato per dimostrare l’ipotesi dell’origine umana dei cambiamenti climatici. “Dai documenti storici sappiamo che, rispetto a questo secolo, le temperature nel Medioevo erano più alte, e nel XVI e XVII secolo erano invece di alcuni gradi più basse – spiega Hans Labohm al quotidiano La Verità – Insomma, abbiamo dati storici che dimostrano che il piccolo aumento della temperatura media globale osservato nell’ultimo secolo non è per niente insolito”.

Hans Labohm, economista ed ex vice rappresentante permanente dei Paesi Bassi presso l’Ocse di Parigi, afferma che “l’obiettivo emissioni-zero è tecnicamente non fattibile ed economicamente disastroso” poiché sarebbe basato su un grafico e un’ipotesi in realtà non supportate dai dati. Fa infatti menzione dello scandalo che investì la Climate Research Unit inglese nel 2009, quando emerse che “un team di importanti scienziati del clima aveva non solo occultato e manipolato dati, ma anche manovrava per impedire la pubblicazione dei lavori di quei loro colleghi le cui ricerche non evidenziavano che il riscaldamento globale attuale fosse senza precedenti. Un elemento importante dello scandalo era la critica al cosiddetto grafico ‘a mazza da hockey’”.

Surriscaldamento globale di origine umana? Lo scandalo: “preferivano cancellare i dati”

Il grafico ‘a mazza da hockey’ citato da Hans Labohm nella sua intervista a La Verità, nonché grafico fondamentale per chi indica la causa umana del surriscaldamento globale, “mostra un improvviso e allarmante aumento della temperatura nel XX secolo, dopo una temperatura relativamente costante negli ultimi 1.000 anni”. Le temperature relative al passato sono state ottenute basandosi sugli anelli degli alberi e su altri indicatori ottenuti per esempio dai carotaggi nei ghiacci. Eppure, “gli studi dagli anelli degli alberi indicavano, per il periodo odierno, temperature in declino, ove invece i termometri registravano aumenti”. Questo fatto “metteva in dubbio l’attendibilità di quegli studi per i secoli precedenti, quando indicavano valori di temperature che negavano il periodo caldo medievale, una negazione che rendeva il caldo attuale senza precedenti”. Secondo Hans Labohm, “di tutta evidenza” gli anelli degli alberi non sono buoni indicatori climatici.

Lo scandalo vero e proprio “emerse dalla lettura dello scambio di email tra i protagonisti. Per esempio, il capo della Cru, il professor Phil Jones, suggeriva a Michael Mann, l’autore principale del grafico a mazza da hockey, d’inventarsi un ‘trucco’ per nascondere il declino delle temperature. Il trucco fu di pubblicare i dati dagli anelli degli alberi sostituendo in essi, per gli ultimi decenni, quelli delle temperature”. Ma non solo, perché Hans Labohm dichiara che “in un’altra email Jones affermava che non gradiva rendere pubblici quei dati e che avrebbe piuttosto preferito cancellarli”.

Surriscaldamento globale, “i governi finanziano studi e vogliono risultati”

Per l’economista Hans Labohm, l’origine umana del surriscaldamento globale è una vera e propria teoria “sballata” il cui sostegno è “limitato principalmente al mondo occidentale” come ha illustrato lui stesso a La Verità. Mentre “la Cina, l’India, la Russia e la maggior parte dei Paesi del terzo mondo, oltre i 4/5 del mondo, insomma, non è impegnato ad adottare misure di riduzione della CO2”. Questo forse per una “convergenza di agende di vari gruppi di attori: scienziati, politici, ambientalisti, le Chiese, i mezzi di comunicazione, gli imprenditori”.

Secondo Hans Labohm, infatti, “i finanziamenti per la ricerca sul clima provengono quasi interamente da governi che vogliono risultati che sostengano le politiche climatiche” e “gli scienziati che si schierano contro il realismo climatico spesso non riescono a ottenere finanziamenti. E devono temere per la loro carriera se fanno pubblicamente dichiarazioni che non rientrano nella ‘linea del partito’”.





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