LAVORO E POLITICA/ Ilva e crisi aziendali, che idee hanno Pd e M5s?

- Gerardo Larghi

Manca ancora un nuovo Governo e sembrano essere passati in secondo piano problemi seri relativi alle crisi aziendali

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Lapresse

Qualche buontempone l’ha definita la crisi più pazza del mondo. Presumibilmente perché in Italia, patria incontestata del melodramma e della commedia, le cose possono anche essere drammatiche ma mai serie. Non entriamo nel teatrino della politica fatta di scambi quotidiani: c’è quello che scambia chi ha fatto la crisi con chi l’ha subita; c’è quello che scambia un ministero con un ministro; c’è quello che scambia il verde padano con il verde ecologista.

Ultimamente c’è poi la ministra, ahimè lariana, ma, sia chiaro non è mica davvero dei nostri, è roba importata da fuori, una extra-territoriale che, soffrendo di chiari problemi di collocamento storico, ha scambiato la Costituzione italiana, su cui ha giurato quindici (15!) giorni fa, con le tesi di aprile 1917 di Lenin o con l’elenco delle richieste rivoluzionarie mussoliniane post assemblea di pPiazza San Sepolcro (fate voi se preferite la rivoluzione rossa o nera). Oh, si può perdere la poltrona, ma almeno occorre farlo con dignità. tanto più se quello che ti ha segato le gambe della sedia è il tuo capo, anzi, come si dice oggi, il tuo “Capitano”. No, il teatrino ci interessa poco: è talmente umano quel che vediamo in queste ore che riusciamo perfino a scorgerci del bello. Ci interessano invece quelle piccole facenduole, quelle quisiquilie e carabattole, per dirla alla Totò De Curtis, di cui tutti, e qui diciamo proprio tutti, gli italiani si sono dimenticati, perché sommersi dalla atmosfera vacanziera.

Sì, manca il Governo ma chissene… Dovremmo nominare un commissario europeo che dovrebbe fare anche i nostri interessi, ma in fondo chissene… Oddio, avremmo anche qualche cosuccia, qualche crisetta aziendale, ma tanto se non se ne sono occupati in questo anno vuoi che se ne occupino ora? Facciamo noi i nomi, perché se li chiedete al ministro competente al massimo vi risponderà che le cose si stanno chiarendo e che tutto è stato fatto e che tutto è in fase di conclusione.

Ora magari a voi che vi godete le ultime meritate ore di relax sotto l’ombrellone o all’ombra dei pini in questo momento interessa il giusto, ma noi vorremmo conoscere quale sia il punto di vista del prossimo Governo sui dossier aperti: aperti nel senso che tra un mojito al Papeete e un tweet i diversi ministri competenti del defunto governo Conte 1 hanno faticato a trovare tempo per risolverli.

Perché a noi che Salvini e Di Maio abbiano convocato le parti importa relativamente: il punto è che la Trimurti governativa or ora dimissionata via FB non ne ha risolta una sola delle questioni aperte. Volete un esempio? E perché solo uno? Beccateve ‘sta raffica: Ilva, Alitalia, Tap, Tav, Rdc, Quota 100, il 5G, la Via della Seta, l’Intelligenza Artificiale, l’Economia Circolare. Il resto ve lo risparmiamo ma sappiate che a giugno erano oltre 160 i tavoli di crisi aziendali aperti al ministero dello Sviluppo economico, e riguardavano più di 300 mila lavoratori.

Va bene che aprire un tavolo di confronto implica l’impiego di qualche ora da sottrarre ad attività più utili alla Nazione quali rilasciare dichiarazioni assortite e farsi un video per FB, ma il fatto incontestabile è che il problema dei tavoli aperti rimane desolantemente aperto sul tavolo, se ci passate il gioco di parole.

Un dato da sindacalista è evidente: già a maggio in una serie di incontri riservati e pubblici, dal sindacato del Commercio e del Terziario della Lombardia, la Fisascat-Cisl, era partito un grido di allarme: le catene di distribuzione sono in crisi; il settore rallenta pesantemente; tante, troppe chiusure di negozi ed esercizi. Un anno e mezzo fa, con il contestato Gentiloni, il sistema industriale cresceva dell’1,6%. Poco, troppo poco, si disse: occorre fare di più. Così oggi siamo allo 0% e ci consoliamo perché i tedeschi sono al -1,2%. Peccato che loro i 50 miliardi da investire per rilanciare ce li abbiano e, scommettiamo?, faranno un bel programma, lo approveranno, lo metteranno in atto e ricominceranno a crescere. Noi? Anche noi abbiamo 50 miliardi, disse il Capitano. Forse in minibot perché in cassa, dopo 18 mesi di Governo non c’è nulla. Ma a parte la fantasiosa idea di stampare moneta con la fotocopiatrice, anche se li avessimo, pensate che ci sia una vaga ipotesi di come usarli, di dove investirli?

Sì, stiamo leggendo che nel nuovo programma giallorosso, il verde padano sarà sostituito dal verde ecologista, che si punterà sulle energie alternative, sulla scuola, sul sistema sanitario. Ma ci piacerebbe capire cosa si farà per un Piano energetico nazionale; per un sistema diffuso di banda larga; per un’integrazione tra impresa e formazione continua; per la formazione professionale: sistema duale o avanti col vecchio slogan che il lavoro manuale è inferiore al lavoro intellettuale? E come si opererà per una collaborazione vera e seria tra Università e mondo produttivo?

Impresa 4.0 era una fantasia calendiana o un’esigenza del sistema Italia? Finiremo il buco nella montagna della Tav o aspettiamo che qualcuno inventi un dematerializzatore sul modello di Star Trek per spostare merci e persone? Investiremo sull’edilizia intesa come recupero del suolo già usato, come interventi preventivi dei disastri naturali o le famiglie italiane faranno meglio a comperarsi una tendina da usare nel caso di terremoti? Insomma: fateci capire se il prossimo Governo avrà il medesimo atteggiamento di quello appena defunto nei confronti del sistema industriale e della produzione. Fatecelo capire che ci mettiamo il cuore in pace da subito e da subito, nel più puro stile italico, ci attrezziamo per cavarcela da soli.

Ora vediamo che perfino Gianluigi Paragone, detto ‘er mutanda’ (nel senso di gerundio latino: in vulgo ‘esperto di salto sul carro dei nuovi padroni’) dopo essere stato di sinistra e leghista, qualunquista e cantante, si è improvvisamente scoperto una vocazione per l’economia e detta la linea: bisogna tornare a pensare al lavoro e al popolo. Come? E ti ripropone il Reddito di cittadinanza. Sennò? Semplice, sennò lui minaccia che tornerà a fare concorrenza (modesto il varesino!) a Gruber, Santoro, Scalfari col fine di riprendere l’interlocuzione con la Lega. Insomma, al confronto Antonio Giolitti, il camaleonte, fu un fenomeno di testarda coerenza. E lui per lo meno qualcosa di economia (oltre che di poltrone), ci capiva.

Ma vogliamo finire con una nota positiva, con una speranza. Il “Capitano” ha criticato le trattative tra Pd e M5S per le poltrone. Capitano, mio capitano: quanto ti sono vicino e quanto ti amo! Anzi quanto ti amavo: perché non mi puoi venire a dire che sembrano tornati i tempi di Fanfani e De Mita. Ma magari fossero tornati quei tempi! Perché ti assicuro che almeno metà Italia sta sospirando all’idea di quanto quelli fossero dei giganti e noi  invece si sia affetti da nanismo, prima culturale e di conseguenza politico. Quante lacrime sono state versate davanti alla mostra sulla vita di Giulio Andreotti al Meeting: da lassù, mentre contratti per una nomina in un ministero del Paradiso, perdonaci divo Giulio. Allora ti criticammo, ma non sapevamo a cosa saremmo andati incontro!

E a te mio Capitano, a te che hai studiato Storia (poco e con risultati alterni mi si dice, ma sono certamente voci messe in giro da Conte) a te chiedo di non parlare male di quell’Amintore che realizzò il Piano Fanfani per le case popolari, fondamentale per il rilancio della nostra economia e, particolare non secondario, col quale in pochi anni si diede un tetto a milioni di italiani che avevano visto la guerra vera e vivevano tra macerie. E lui a 36 anni era ordinario in Università e luminare mondiale di economia, mica studente perennemente fuori corso. Sarà stato un mezzo toscano, ma tra litigi e baruffe ricostruì l’Italia. Oggi dalla Toscana e regioni circonvicine vengono purtroppo solo litigi e baruffe.

E a te, inclito lombardo, mio Capitano, come potrei nascondere la nostalgia per quel Giovanni Marcora che ha garantito da ministro dell’Agricoltura l’autosufficienza alimentare per tutti i cittadini europei lavorando in Europa per una Politica agricola comune, che sostenesse i contadini italiani e i contribuenti e consumatori europei? E perfino Bettino, il cinghialone: tenne testa agli Usa in drammatiche circostanze, ma si guardò bene dal farci finire nelle braccia dell’Orso russo. Tutta roba da cui anche tu, studiando e impegnandoti, potresti trarre qualche suggerimento per un rilancio della nostra economia.

Per favore dunque, Capitano, non parlarci male del passato, ma limitati ai tuoi tempi: sarà che invecchiamo, ma a noi pare che quelli quattro idee e due progetti ce li avessero e che qualcosa abbiano fatto. Oggi… lasciamo stare. Per il domani aspettiamo e preghiamo.

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