LAVORO E POLITICA/ La sfida per il Governo dietro i segni più dell’occupazione

- Giancamillo Palmerini

I dati occupazionali rappresentano una sfida importante per un Governo che sembra avere molte anime al suo interno

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Lapresse

Come noto, al Governo giallo-verde penta-leghista è subentrato quello giallo-rosso supportato oltre che dai 5 stelle e Partito democratico anche, in particolare dopo la “scissione” renziana, da Liberi e eguali, il piccolissimo Maie (Movimento Associativo Italiani all’Estero) e, appunto l’Italia Viva fondata dall’ex “rottamatore” fiorentino.

Si potrebbe dire, insomma, che siamo tornati al Pentapartito, seppure in una versione 2.0. Può essere, in questo caso, utile fare alcuni cenni su cosa sia stato, appunto, il Pentapartito, quello originale, degli anni ‘80. Con questa espressione era, infatti, definita la coalizione di governo in Italia dal 1981 fino al 1991 formata dall’intesa tra i partiti del “vecchio” centro-sinistra degli anni ‘70 con l’aggiunta (a destra) del Partito liberale.

Il governo, o meglio i numerosi governi, venivano così sostenuti dall’appoggio di ben cinque partiti politici: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Repubblicano Italiano e, come già accennato, il Partito Liberale Italiano.

Quest’esperienza, a evidenziare come il problema delle “poltrone” non sia così nuovo, cadde quando, nell’aprile del 1991, il Partito Repubblicano di Spadolini, alla nascita del settimo, e ultimo, governo Andreotti, uscì dalla coalizione in seguito all’assegnazione del dicastero delle Poste e Telecomunicazioni al socialdemocratico Carlo Vizzini anziché a un repubblicano.

In quell’anno il nostro Paese aveva oltre 21 milioni di lavoratori, circa 2 milioni di disoccupati ma anche oltre 23 milioni di inattivi (cittadini non facente parti della forza-lavoro). Nei dieci anni che hanno contraddistinto questa esperienza, confrontandosi quindi con il 1981, possiamo registrare quasi 1 milione e mezzo in più di lavoratori ma, allo stesso tempo, di oltre 300 mila unità di disoccupati. Il tasso di occupazione tra i 15 ed i 64 anni era, nel 1991, al 58% e la disoccupazione era poco sopra al 5%.

In quale quadro economico-occupazionale nasce, invece, il “nuovo” Pentapartito Di Maio, Conte, Renzi? Gli occupati complessivi sono, ad oggi, 23 milioni ed i disoccupati circa 2 milioni e mezzo. In particolare nel secondo trimestre 2019 si osserva un aumento dell’occupazione sia rispetto al trimestre precedente sia su base annua. Tale dinamica, è opportuno sottolineare, si è sviluppata in un contesto di sostanziale ristagno dell’attività economica confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale nulla del Pil e il tasso di occupazione destagionalizzato si porta al 59,1% (+0,3 punti in confronto al trimestre precedente).

La crescita congiunturale delle posizioni da lavoratore dipendente riguarda poi, in maniera significativa, quelle a tempo indeterminato (+134 mila), mentre quelle a tempo determinato subiscono una nuova, consistente, riduzione (-45 mila). In questo quadro, insomma, almeno dal punto di vista meramente qualitativo timidamente positivo se si pensa anche all’ elevato livello di trasformazioni a tempo indeterminato (+159 mila) di contratti “a tempo”, va a operare il nuovo esecutivo.

Già la prossima Legge di bilancio dovrà operare scelte concrete. Quale delle 5 anime dell’esecutivo avrà la meglio? Si prenderanno decisioni nette o, come spesso accadeva ai tempi della prima repubblica, si opterà per l’ennesimo compromesso al ribasso?

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