LAVORO/ Quei talenti “in rosa” che aiutano le imprese

Il tema della conciliazione dei tempi tra “vita professionale” e “privata” diventa sempre più importante anche per i destini delle imprese. LUCA VALSECCHI spiega perché

28.04.2011, agg. il 04.01.2019 alle 12:34 - Luca Valsecchi
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Il tema della conciliazione dei tempi tra “vita professionale” e “privata” – famosa nel mondo come “work life balance” – non è certamente secondario nell’esperienza di vita di una persona. Se consideriamo il desiderio di godere appieno sia della propria famiglia che del proprio lavoro, ambiti privilegiati di costruttività e di scoperta della propria vocazione personale, comprendiamo immediatamente che quello in corso può davvero non essere un dibattito astratto, ma una priorità con cui confrontarsi a fondo.

Sicuramente, per la singola persona, chiamata a fare un’esperienza unitaria di significato di ciò che vive, senza usare il “bilancino”, ma considerando la necessità di non tralasciare pezzi di vita, né di viverla a “compartimenti stagni”. E priorità probabilmente anche per il Paese, sia da un punto di vista demografico che economico.

Ecco perchè Gi Group Academy, nella sua veste di “pensatoio” dedicato ai temi del lavoro e dell’occupazione, ha deciso di organizzare un evento il 3 maggio per affrontare questo tema. Che ha un impatto significativo prima di tutto di natura demografica, perché in Italia il numero medio di figli per donna è attualmente di 1,41, insufficiente – in termini statistici – per garantire un naturale equilibrio demografico (2,1 figli). Questo dato va peraltro “ridimensionato” se si pensa alle sole donne italiane, escluse quindi le donne con cittadinanza straniera, e si abbassa a 1,33. Le donne italiane fanno quindi pochi figli, anche perché c’è stato un innalzamento dell’età media al parto a 31,5 anni contro i 29,8 del ‘95.

Un posticipo che è dovuto in parte anche alla difficoltà di trovare un proprio spazio adeguato nel mercato del lavoro, dove la maternità è ancora vista talvolta come un problema oggettivo [] e dove una diversa e più flessibile organizzazione del lavoro – che permetta di essere dei bravi genitori e al contempo dei bravi professionisti – è ancora poco diffusa.

In questo senso è davvero interessante l’iniziativa del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che, riunendo il Tavolo sulla conciliazione, punta al rilancio delle politiche di conciliazione famiglia-lavoro anche attraverso un’evoluzione della contrattazione collettiva che deve poter tener conto delle esigenze della famiglia, sperimentando e implementando nuovi modelli organizzativi.

[1] Il tasso di abbandono della vita professionale dopo la nascita di un figlio è, infatti, tra i più alti in Europa (27,1%) e riguarda quasi una donna su tre.

L’assenza [] delle donne dal mercato del lavoro è un’allocazione non ottimale delle risorse anche da un punto di vista economico, visto che rappresentano ormai più della metà dei laureati e spesso si laureano prima e meglio. Ed è ormai dimostrato che esiste una correlazione positiva tra tasso di occupazione femminile e tasso di natalità, perché dove la donna ha una maggiore indipendenza economica e una migliore realizzazione professionale è più propensa ad avere figli []. Inoltre, non si capisce perché, in un Paese che ha un forte problema di produttività, non si debba puntare su una leva di sviluppo quale un miglioramento del tasso e della qualità dell’occupazione femminile.

Il progetto Moms@Work di Gi Group sta sperimentando – attraverso attività di formazione e consulenza a diverse aziende – strumenti innovativi che trasformano il “problema” della maternità in un’opportunità di crescita per l’azienda stessa e per le persone. Questi strumenti hanno dei costi di tipo amministrativo e organizzativo di cui l’azienda non si può fare carico da sola, ma che può affrontare se accompagnata in un percorso di crescita territoriale e socio-economica.

Per questo, oltre al rifinanziamento e quindi al nuovo bando atteso (l’art. 9 della legge 53/2000) – che sostiene economicamente le aziende impegnate ad adottare politiche family friendly – sembra necessario un approccio il più possibile organico per rendere pienamente operativo l’art. 46 del Collegato lavoro, che delega al Governo la possibilità di implementare misure in materia di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego e di incentivi all’occupazione femminile.

Gi Group Academy, per approfondire il tema, ha organizzato a Milano nel Palazzo del Lavoro Gi Group nella mattinata del 3 maggio, a partire dalle 9:30, un convegno dal titolo “Talenti al femminile e flessibilità in azienda: Tabù od opportunità?” che vuole provare ad affrontare alcuni dei principali quesiti in tema di conciliazione famiglia-lavoro con uno sguardo specifico alle donne: come valorizzare le risorse femminili in azienda? Come continuare a valorizzarle anche quando diventano mamme e all’impegno lavorativo si aggiunge anche quello privato, spesso più complicato e sfidante, di crescere un figlio? All’azienda conviene – anche da un punto di vista economico – venire incontro a eventuali esigenze di flessibilità, nelle sue diverse forme?

 

[2] In base ai dati Istat 2011, le donne inattive, cioè quelle che sono fuori dal mercato del lavoro e non lo ricercano più attivamente perché scoraggiate, sono 9,6 milioni (48,6%) e le disoccupate circa un milione (9,8%).

 

[3] Ocse Family database; Istat “Dossier Famiglia in cifre” 2010.

Delle politiche di valorizzazione delle donne in azienda, anche quando sono mamme, e della misurazione dei benefici di tali politiche “family friendly” si parlerà il 3 maggio con l’aiuto di esperti del settore, tra i quali Roberta Caragnano, Direttore Osservatorio Adapt Pari Opportunità, Daniela del Boca, Professore Ordinario di Economia Politica presso l’Università di Torino e Sara Mazzucchelli, Ricercatore di Sociologia dei processi culturali presso l’Università Cattolica di Milano.

Saranno inoltre analizzati casi aziendali, come quello di Kraft Foods e Unicredit, in modo da poter presentare esempi efficaci e poterne discutere nel tentativo di supportare lo sviluppo di una cultura del lavoro anche su questi temi e di far conoscere soluzioni più capaci di tenere conto dell’intera dimensione dell’esperienza a cui donne e uomini sono chiamati essendo mamme, papà, persone al lavoro.

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