LEGGE FORNERO/ Treu (Pd): buttarla? No, basta cambiare il contratto a termine

Per TIZIANO TREU, siccome la legge Fornero è un tema controverso, vanno seguiti i suggerimenti dei saggi nella loro relazione conclusiva, ritoccando la riforma senza modificarla radicalmente

28.04.2013 - int. Tiziano Treu
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Tiziano Treu

“Vorremmo che la materia del lavoro non si toccasse più. Se si dovesse rivedere qualcosa, lo faranno i sindacati con gli imprenditori”. Lo ha affermato Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, a proposito della riforma Fornero. “Bisogna buttare a mare la riforma Fornero e tornare alla legge Biagi”, ha invece dichiarato più volte Maurizio Sacconi, sostenuto da Maurizio Gasparri: “E’ lui il nostro massimo esperto, e la riforma del lavoro è la cosa che più abbiamo rimproverato a Monti”. Ilsussidiario.net ha intervistato Tiziano Treu, responsabile per il Lavoro del Partito democratico.

Che cosa ne pensa di quanto ha sottolineato Bonanni sulla riforma Fornero?

Ho sempre detto che non è il caso di fare una nuova riforma del lavoro, le cui conseguenze sarebbero negative in quanto continuare a modificare la normativa di riferimento crea soltanto instabilità. Ciò che hanno detto i saggi è che si può fare qualche ritocco anche per quanto riguarda la legge Fornero. E’ quanto hanno proposto i saggi e la ritengo una cosa saggia.

Come farete a convincere il Pdl che invece vuole cambiarla?

Siccome è un punto controverso, la mia opinione è che sia necessario seguire fedelmente questo suggerimento che ci hanno i saggi nella loro relazione. La legge Fornero va ritoccata leggermente, pur senza modificarla radicalmente. Nello specifico va introdotto un aggiustamento per quanto riguarda la normativa sul contratto a termine.

Che cosa ne pensa di chi afferma che l’Imu vada abolita, compensandola con un incremento dell’addizionale comunale Irpef?

Su questo tema ci sono varie gradazioni. Come ha detto il Pd, uno potrebbe dire che l’Imu sulla prima casa non va abolita ma resa molto leggera o quasi nulla fino a un certo livello, concentrandola quindi solo sulle case molto prestigiose e di persone ricche. Già così non sarebbe eliminata, ma vorrebbe dire che l’80% delle famiglie non la pagherebbe. Questa potrebbe quindi essere una soluzione minore.

E se invece si volesse eliminare del tutto l’Imu sulla prima casa, come propone il Pdl?

Se invece la si volesse proprio eliminare, questo costerebbe 4 miliardi. L’idea di recuperare 4 miliardi con le addizionali comunali Irpef è molto dubbia. In primo luogo vorrebbe dire alzare parecchio le tasse sui redditi, e in questo modo andremmo sempre a pescare sui ceti medi: è una scelta che non condivido.

Ritiene che l’Imu sia più equa? 

L’Imu, soprattutto se si introduce qualche aggiustamento, è molto progressiva e potrebbe non colpire la maggior parte delle famiglie. Se invece scarichiamo interamente questi 4 miliardi aumentando le tasse sul reddito, sia a livello nazionale sia a livello locale, finiamo per compiere un’operazione secondo me ingiusta e che colpisce soprattutto chi non ha la possibilità di evadere, mentre sulle case al contrario non si può evadere.

 

Lei quindi quale soluzione propone?

Una possibile soluzione, che era stata avanzata da alcuni dei Comuni e dalla stessa Anci, consiste invece nel concedere maggiore autonomia ai Comuni e agli enti locali, permettendo loro di aggiustare l’Imu sulla base delle loro possibilità di bilancio. Già 1.200 Comuni hanno sostanzialmente abolito questa tassa, per esempio aumentando le detrazioni. La strada da esplorare è quindi quella di lasciare agli enti locali e ai Comuni la facoltà di eliminare l’Imu sulla prima casa o di ridurla drasticamente, e di compensarla con gli strumenti a disposizione. Qualcuno lo farà introducendo una tassa sui ricchi, qualcun altro introdurrà la tassa di soggiorno come ha già fatto il Comune di Venezia.

 

Con i bilanci in rosso lamentati dai Comuni italiani, ritiene davvero credibile che aboliranno l’Imu?

Sì, anche perché 1.200 Comuni italiani su 8.000 lo hanno già fatto. Si potrebbe anche pensare che lo Stato compensi in parte i mancati introiti da parte dei Comuni che scelgono di abolire l’Imu. Va inoltre regolarizzato il patto di stabilità.

 

Che cosa ne pensa invece della tassa sui pensionati con più di 3.500 euro, che secondo Franco Abruzzo sarebbe al vaglio di alcuni esperti?

A prescindere dal fatto che non capisco sulla base di quali fonti Franco Abruzzo affermi che sarebbe al vaglio questa ipotesi, comunque sono contrario a una tassa sui pensionati. In primo luogo, si tratta di una soluzione che non permetterebbe di riscuotere introiti particolarmente elevati. Finiremmo inoltre per penalizzare sempre le stesse persone non particolarmente benestanti, sia che si tratti di lavoratori sia che si tratti di pensionati. A pagare l’Irpef sono infatti sia le retribuzioni dei lavoratori dipendenti sia i pensionati. La ritengo quindi un’operazione non equa.

 

(Pietro Vernizzi)

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