“Salari non crescono perché le aziende sono troppo piccole”/ Treu: “Bisogna investire per innovare sistema”

- Lorenzo Drigo

Secondo l'ex ministro Tiziano Treu i salari non crescono a causa delle troppe imprese piccole sul territorio italiano, e la soluzione non può che essere investire in innovazione

tiziano treu 640x300 L'ex ministro Tiziano Treu (Twitter)

Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro durante il governo di Carlo Azeglio Ciampi, ha parlato dei salari sulle pagine della Stampa, analizzando l’attuale stato del sistema e ragionando su come si possa uscire dall’impasse che si è venuta a creare. “I numeri sono sotto i nostri occhi”, spiega in apertura, “e sono preoccupanti. Il sistema di contrattazione nazionale in alcuni casi non tutela più nemmeno dall’inflazione” e al contempo “i contratti firmati nei territori coprono solo il 30% dei lavoratori”.

La ragione per cui i salari non decollano, secondo Treu, è piuttosto semplice e va ricercato nel fatto che “un terzo delle imprese è innovativo, investe e dunque è in grado di redistribuire produttività”, mentre la restante parte “va male [e] paga meno. Il mondo delle piccole aziende familiari dovrebbe fare un esercizio di autocritica” perché è chiaro che “le categorie non sono in grado di reggere il peso dei rinnovi“. Molti settori, infatti, non riescono a tutelare gli stipendi, spiega ancora Treu, a causa dell’assenza “di un sistema in grado di competere. Penso al commercio o al turismo” dove a causa delle pessime “condizioni economiche” le associazioni di categoria si rifiutano “di trattare”.

Treu: “La soluzione ai salari bassi è investire in innovazione”

Per quanto il problema dei salari, almeno con l’occhio esperto di Treu e sulla carta, sia semplice da identificare, lo stesso non vale per le possibili soluzioni. Le cause, infatti, secondo l’ex ministro sono legate al fatto che “sono almeno quindici anni che investiamo meno della media dei nostri vicini europei in innovazione, ricerca e istruzione” e, pertanto, nessuno dovrebbe stupirsi che il sistema, in generale, “si è infragilito”.

In Italia, a peggiorare la condizione dei salari e della contrattazione, sottolinea ancora Treu, c’è anche il basso numero dei laureati, il 30% su una “media nell’area Ocse del 45%”, mentre moltissime aziende, lamentando la “mancanza di competenze”, spesso “nemmeno cercano” laureati, dato che secondo un studio “le imprese [ne] chiedono meno di quelli a disposizione”. La soluzione al sempre più drammatico problema dei salari, insomma, non può che essere a lungo termine, perché secondo Treu “bisogna investire, modernizzare, non perdere l’occasione del Pnrr. Per restare tale e competere”, conclude l’ex ministro, “le imprese devono fare un enorme salto tecnologico”.







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