RIFORMA PENSIONI GIOVANNINI/ Parente (Pd): sì alla flessibilità, può lasciare i conti in ordine

- int. Annamaria Parente

ANNAMARIA PARENTE ci spiega perché l’introduzione di meccanismi di flessibilità in uscita non metterà in discussione la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico

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Cresce l’attesa per le misure che il governo assumerà sul fronte pensionistico. Specialmente per gli esodati che non sono ancora stati salvaguardati dalle deroghe alla disciplina vigente e per quei lavoratori anziani che pensavano di cessare a breve il rapporto con la propria azienda ma che, invece, dovranno ancora attende parecchi anni. Per il momento, l’esecutivo si è concentrato sull’introduzione di un meccanismo di flessibilità che permetta al lavoratore di scegliere se andare in pensione prima o dopo, entro un forbice compresa tra i 62 e i 70 anni di età. Se si andrà prima, si subiranno delle penalizzazioni, se si andrà dopo si godrà di incentivi. A margine del principale intervento, si sta verificando la praticabilità della staffetta generazionale. Consentirebbe al lavoratore a cui mancano pochi anni alla pensione di accettare un part time in cambio dell’assunzione  da parte dell’azienda di un giovane. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Annamaria Parente, senatrice del Pd e vicepresidente della commissione Lavoro.

Si dice che di solito mettere mano più volte e in breve tempo a uno stesso tema non porti buoni frutti. Il Governo tuttavia sembra intenzionato a modificare la riforma Fornero delle pensioni. Cosa ne pensa?

Questa volta, alcune modifiche sono non solo legittime, ma anche necessarie. Tanto per cominciare, occorre risolvere la questione degli esodati. Già tanto ha fatto il Parlamento nel corso della passata legislatura. Ma sarà necessario intervenire ulteriormente per porre rimedio alla vicenda una volta per tutte. A partire dalla definizione precisa della platea di soggetti meritevoli delle tutele. In tal senso, la commissione Lavoro ha chiesto al ministro di fornire il prima possibile i dati precisi.

Si parla di introdurre un sistema di flessibilità con penalizzazioni e incentivi. Può funzionare?

Credo che una misura del genere possa essere varata garantendo la sostenibilità finanziaria del bilancio pubblico. E’ verosimile che, avendo la riforma garantito l’equilibrio dei conti del sistema previdenziale, non sia necessario trovare ingenti risorse per applicare meccanismi di flessibilità. Non dimentichiamo che la normativa ha prodotto un cospicuo accantonamento. Potrebbe essere necessario, semplicemente, erodere quota di quel risparmio pur continuando a mantenere i conti in ordine.

Nell’ambito della flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, la staffetta generazionale potrebbe rivelarsi concretamente applicabile?

E’ evidente che, in questo caso, il problema principale è quello delle risorse. Il lavoratore anziano che accetta un part-time, infatti, vorrà che i contributi continuino a essergli versati interamente. Può accettare una riduzione dello stipendio negli anni che gli mancano per accedere al trattamento previdenziale, ma non una riduzione dell’assegno pensionistico. Va da sé che versare interamente i costi figurativi rappresenta un costo ingente. Stiamo studiando il modo per rendere la procedura economicamente fattibile. Magari, ipotizzando che ad accollarsi l’onore contributivo sia in parte lo Stato, in parte l’azienda, e in parte il lavoratore stesso. Detto questo, è necessario far sì che a fronte del sacrificio del lavoratore anziano, l’impresa assuma realmente un giovane. Aumentare la platea occupazione giovanile, del resto, è il principale obiettivo di questo governo.

 

Come giudica la decisione con la quale la Corte costituzionale ha stabilito l’illegittimità della supertassa sulle pensioni d’oro?

La Corte non fa altro che giudicare in base alla legge. Credo, in ogni caso, che si tratti di una questione che, in generale, la politica debba affrontare. Nella storia della Repubblica non si è mai verificato un divario così ampio tra alcune categorie, sia sul fronte pensionistico che su quello salariale. 

 

(Paolo Nessi)







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