SPILLO/ Imprese-sindacati, le nuove “crepe” aperte dal contratto Fiat

- Giuseppe Sabella

Nei giorni scorsi c’è stato un botta e risposta tra Giorgio Squinzi e Annamaria Furlan, che evidenzia la divisione sul modello contrattuale da utilizzare in Italia, spiega GIUSEPPE SABELLA

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Giorgio Squinzi (Infophoto)

“Il sindacato è rimasto al Medioevo”. Così qualche giorno fa si è espresso Giorgio Squinzi. Secondo il leader degli industriali, il sindacato è complice di “incrostazioni accumulate in troppe ère geologiche”. L’Italia non cresce, ma nemmeno l’Europa se la passa tanto meglio. E secondo Squinzi al nostro Paese serve uno shock, non a caso continua dicendo: “Renzi sull’Irap non faccia scherzi”. Sono almeno due decenni che gli industriali invocano il taglio dell’Irap, quanto fatto quest’anno – sempre dal governo Renzi – è minimale. Ma non c’è dubbio che solo uno shock fiscale – qualcosa di simile ai recenti provvedimenti adottati dal governo spagnolo quest’anno – possa far ripartire la nostra economia. Bisogna tuttavia aspettare il varo della Legge di stabilità per capire con chiarezza di cosa stiamo parlando circa il taglio del cuneo fiscale fronte imprese e detassazione per le nuove assunzioni.

Nel mentre, ci ha pensato Annamaria Furlan a riscaldare gli animi e il dibattito, visto che le battute di Squinzi seguono la provocazione del Segretario Generale Cisl ad aprire un confronto proprio con Confindustria per cambiare il modello contrattuale. Non che Squinzi si sia infastidito per queste dichiarazioni, ma è chiaro che difficilmente i due la pensano alla stessa maniera. Non a caso, Furlan ha aggiunto: “La competitività nelle aziende si fa con la contrattazione aziendale e la partecipazione, su questo la Confindustria è legata a tempi molto, molto lontani, e deve fare un passo avanti”.

Al di là di queste dichiarazioni, il confronto è in essere da tempo, il caso Fiat ha segnato una profonda lacerazione in seno al sistema confederale che non poteva essere ignorata. Da tempo le novità introdotte in Italia dal “contratto Fiat” – che in particolare non sono state riconosciute proprio da Confindustria e da Fiom-Cgil – sono all’esame delle Parti proprio per arrivare a un nuovo modello contrattuale. Fondamentalmente in discussione c’è il livello di derogabilità che la contrattazione può accogliere: è chiaro che Cisl e Uil spingono per un maggior decentramento e per una maggiore derogabilità, ovvero per più contrattazione aziendale. Diversa è la posizione di Confindustria e Cgil. Ma le stesse organizzazioni al loro interno non sono così coese.

Al di là del fatto che Confindustria e Cgil hanno un’organizzazione più verticale, e non sono entusiaste di decentrare, c’è anche da dire che gli industriali più di tutti sanno che il Ccnl continuerà a fare il suo lavoro: sì, perché con il 98% di Pmi, è chiaro che il Ccnl a una grossa fetta di tessuto produttivo risolve molti problemi. Consideriamo che solo il 30% circa delle imprese del sistema confindustriale (che corrisponde al 65% dell’occupazione) fa contrattazione aziendale.

“La Cisl è un sindacato moderno che in questi anni ha fatto accordi innovativi”, ha concluso Furlan. Bisognerebbe chiedere a Squinzi cosa ne pensa del contratto Fiat…

 

In collaborazione con www.think-in.it

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